Cacciari a Cofferati: «Abbiamo fallito»


CLAUDIO BURLANDO? «Non so proprio come potrà fare campagna elettorale contro Cofferati: dovrebbe avere una bella faccia tosta!». Sergio Cofferati? «Poteva essere un grande leader, politico e sindacale, ma ha fallito, come tutti quelli della sua e della mia generazione: dovrebbe lasciare il passo a forze fresche». Raffaella Paita? «Proprio non la conosco, spero solo che non sia uno dei tanti giovani di cui si circondava Bersani: tutti campioni di trasformismo». Tagliente, disincantato, persino un po’ amaro. Massimo Cacciari sarà oggi (ore 17.45) al Ducale per parlare di Hegel e di filosofia (titolo della lectio: “Fenomenologia dello spirito”): il suo lavoro, la sua vita. Ma il professore e filosofo è stato anche e a lungo politico di prima linea: sindaco di Venezia, europarlamentare, consigliere regionale. Uomo del vecchio Pci, poi vicino a Prodi. Intellettuale di sinistra che oggi approda nella terra dove la sinistra ha una tradizione di governo antica e radicata. E dove è appena iniziata una guerra, tutta interna al Pd, che culminerà nelle primarie del 21 dicembre. La contesa ha già assunto valenza nazionale, viste le caratteristiche e il background dei candidati in campo e la battaglia in corso sull’articolo 18: l’ex leader della Cgil, Sergio Cofferati, contro la renziana-burlandiana, Raffaella Paita, portatrice della continuità con il decennio del governatore uscente.

Cacciari, in questa sfida sono coinvolti personaggi a lei ben noti: che idea si è fatto?

«Conosco bene Cofferati e Burlando, ma non so chi sia Raffaella Paita: perciò non posso esprimere un giudizio di tipo politico». Forse sa che Burlando appoggia Paita nella corsa per la presidenza della Regione. «Sono proprio curioso di sapere cosa può dire Burlando contro Cofferati, come potrà fare campagna contro di lui: ci vorrebbe una bella faccia tosta». Perché? «Burlando fa parte della stessa base politica, della stessa generazione di Cofferati. Capisco che possa preferire una candidata renziana ma lui è un personaggio come Chiamparino: possono essere centomila volte renziani, ma la loro storia parla chiaro...». E quindi? «Occorre essere coerenti, anche per una questione di decenza». Dall’altra parte c’è Cofferati. «Cofferati ha fallito: non è riuscito a portare a termine alcun rinnovamento, neppure nel sindacato che ha diretto per anni. Lo stesso vale per me e per Burlando: tutti quelli della mia generazione sono responsabili di un qualche fallimento». Un’autocritica impietosa.

«Ma è la realtà. Il mio fallimento riguarda ad esempio i temi del federalismo, quello di Cofferati l’unità sindacale, altri non sono riusciti a portare in porto le riforme annunciate. In politica non basta avere buone idee: bisogna anche essere capaci di realizzarle». Una bocciatura così netta di Cofferati da parte sua spiazza un po’. «Cofferati è stato potenzialmente un grandissimo leader, politico e sindacale. Aveva in mano la carta vincente, ma l’ha gettata via». Qui parliamo della presidenza della Regione.«Non conosco la sua proposta sul piano tecnico-amministrativo.Non mi pare, tuttavia, che abbia lastoffa dell’amministratore. Di sicuro, a Bologna non ha fatto grandi cose, non ha lasciato traccia di sé». Comunque sia, Cofferati si presenta alle primarie sventolandola bandiera del cambiamento. «Certo che Burlando non può rappresentare il cambiamento. Ma pure Cofferati dovrebbe lasciare spazio a qualche rappresentante delle nuove generazioni».

Alla Paita magari?

«Non la conosco: spero che nonsia uno di quei giovani, campioni di trasformismo, di cui si circondava Bersani. No, dico solo che sarebbe meglio ci fosse in campo un anti-renziano davvero espressione del nuovo. Nessuno della generazione di Cofferati ha l’autorevolezza per opporsi a Renzi».

galiano@ilsecoloxix.it



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