Esperienze dirette


Parlando o commentando di fatti politici sarebbe meglio portare proprie esperienze dirette incontrovertibili, in tal caso le nostre osservazioni avrebbero più valore.

La recente sentenza della Cassazione per i morti da amianto dell’Eternit mi ha molto colpito: mio padre dopo 45 anni di lavoro in Ansaldo Navi e Italsider, ad appena tre anni dal pensionamento, è morto per un mesotelioma pleurico; la sorella che in gioventù aveva lavorato in una lavanderia in cui molti clienti erano operai nei sopracitati stabilimenti è morta dello stesso male. Alla fine degli anni sessanta non si conosceva ancora (o non veniva detta) la pericolosità dell’amianto (asbesto il nome tecnico, da cui il nome della malattia, asbestosi), fermo restante che l’ottimo e sensibile primario dell’ospedale genovese dove mio padre è spirato mi diceva che stranamente i colpiti da quel male avevano lavorato per anni negli stessi impianti per cui pensava che la causa dello stesso fosse da addurre all’ambiente di lavoro.

Ora finalmente la pericolosità dell’amianto è conclamata, se è vero come scrive la stampa che ci sono prove certe di come la direzione della Eternit - sin dal 1978 - sapesse della letalità dello stesso, ed è quindi chiaramente colpevole. Non desidero cominciare una caccia alle streghe ma almeno la liquidazione dei risarcimenti è oltremodo doverosa.

Fa bene il nostro premier Renzi a promuovere l’allungamento dei termini di prescrizione (per me per certi reati la prescrizione non dovrebbe essere applicata) e il cambiamento di alcune regole, giusta è anche l’osservazione dell’opposizione che rileva come i tempi del processo Eternit siano stati molto lunghi pavesando una deficienza dei giudici; l’episodio è una ulteriore conferma della necessità di riforma della Giustizia che non dovrebbe essere un totem sacro e inviolabile ma l’applicazione del verdetto dell’etica popolare.

Un altro episodio di valenza sociale di cui sono stato testimone è il seguente: i miei cognati hanno consegnato all’ALER di Milano, nel mese di giugno di quest’anno, le chiavi dell’appartamento che la loro madre, deceduta poco prima, occupava regolarmente da quarant’anni; li è stato loro detto dal geometra incaricato che l’appartamento sarebbe stato sfitto per almeno due anni. Mi risulta che a tutt’oggi l’appartamento, grande ed in ottimo stato perché mia suocera nel tempo ne curava attentamente la manutenzione, sia ancora sfitto: strano perché la lista dei richiedenti casa è enorme. Perché queste incongruenze? Chiaramente le colpe sono di molti, occupare le case sfitte con la forza e magari con l’aiuto del racket è illegale, ma episodi (che mi dicono numerosi) come quello segnalato sono assurdi e asociali, da parte di chi di dovere dovrebbe darsi una regolata e muoversi, parimenti la politica dovrebbe rottamare chi ha sbagliato o è troppo indolente, altrimenti l’occupazione abusiva potrebbe avere qualche giustificazione (funzionale se non etica).



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