Editoriale #32


Sabato 12 dicembre 2014: Sciopero generale proclamato da CGIL e UIL. Il Jobs Act era già legge ed allora perché indire uno sciopero generale...? Un gioco delle parti per indurre l’esecutivo a mitigare le deleghe che scriverà a gennaio. Nel 2012 Il governo Monti ed il ministro Fornero dopo essere riusciti a far approvare una riforma delle pensioni, della cui necessità tutti erano consapevoli (ma mancava il coraggio della impopolarità) si era incagliato nella riforma del lavoro (Art.18) per l’ostruzionismo della CGIL all’interno del PD. Dopo solo due anni la marea montante dei disoccupati e nessuna prospettiva di crescita economica all’orizzonte ha ridotto tutti a più miti consigli. Se tutti avessero usato le loro energie per trovare una soluzione (riduzione della rendita parassitaria in favore dei ceti produttori) forse saremmo fuori dalla palude. Ma nella democrazia italiana il buon senso è una merce inesistente: esistono solo i rapporti di forza.

Allo sciopero generale si è avuta una grande partecipazione di pensionati, precari, disoccupati, sfiduciati. Scarsa la la partecipazione delle maestranze dell’industria.

Le 52 piazze d’Italia hanno gridato per ottenere dignità con un lavoro decente.

Susanna Camusso (segretaria generale CGIL) ha ribadito antichi slogan per una guerra frontale con gli imprenditori: ”se pensate di cancellare le conquiste dei lavoratori vi sbagliate”. La scarsa competitività delle imprese italiane dovuti ad eccessivi costi ad una mancanza di politica industriale ha creato milioni di disoccupati. L’Italia è il paese della “rendita”: politica, sindacale, fondiaria, finanziaria, assistenzialista, statale, da pensione, tutti sulle spalle del ceto produttivo, sempre più sottile.

Roma: le cooperative che assistono gli immigrati sono un centro di corruzione e ruberie.

In Italia il dilatarsi del settore pubblico non ha fatto altro che dilatare la corruzione richiesta dai politici (gli ufficiali pagatori) a dispetto degli assistiti e dei contribuenti.

L’Italia manifatturiera in saldo: la cordata cinese UMF ha presentato offerta vincolante d’acquisto per il 100% di Ansaldo Breda, la società produttrice di treni e metropolitane di Finmeccanica.




Sommario

  • Churning Lombardia ISTAT di R. Coniglio - F. Verrecchia

  • Esperienze dirette di Maurizio Pozzi

  • I giovani una generazione perduta? di Giovanni Agnesi

  • PD Lombardia: Assemblea Metropolitana





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