Il cibo e gli OGM: dibattito al Circolo De Amicis


Mercoledì 25 febbraio, si è svolto al Circolo De Amicis il dibattito su ‘Il Cibo e gli OGM, introdotto da Mario Artali, Presidente del De Amicis e da Jacopo Perazzoli, VicePresidente del Club Porto Franco, a cui hanno partecipato: Mario Capanna, Presidente Fondazione Diritti Genetici, Chiara Tonelli, Pro-Rettore Università degli Studi di Milano, Docente di Genetica, Antonio Boselli, Presidente di Confagricoltura Milano/Lodi e Membro di Giunta nazionale di Confagricoltura, Paola Santeramo, Direttore generale della Confederazione Italiana Coltivatori (CIA) Milano-Lodi-Monza e Brianza.

Un dibattito molto interessante, nonostante l’atteggiamento provocatorio e, a tratti, denigratorio nei confronti degli altri partecipanti, in particolare della prof.ssa Tonelli, tenuto da Mario Capanna durante l’intero dibattito.

Tutti i relatori, seppur da differenti punti di vista, hanno convenuto che sia stato un grave errore la recente risoluzione della Commissione Europea di lasciare ai singoli 28 Stati membri la decisione di autorizzare o meno la coltivazione di piante geneticamente modificate. Una decisione che, in primo luogo, dimostra i gravi ritardi nell’assunzione di regole comuni su temi decisivi da parte dell’Unione europea. Tonelli, Boselli e Santeramo, inoltre, hanno sottolineato l’importanza del sostegno alla ricerca pubblica su una questione che rimane strategica per lo sviluppo delle conoscenze.

Secondo Capanna la vera alternativa agli Ogm è la MAS (Marker Assisted Selection - Selezione assistita da marcatori) una biotecnologia che accelera e semplifica la selezione delle migliori caratteristiche delle piante all’interno di una stessa specie. Le varietà ottenute dalla Mas, inoltre, non sono soggette a brevetti industriali. Secondo Capanna i vantaggi attribuiti agli OGM sia dagli ‘scientisti’ che dalle multinazionali restano tutti da dimostrare. Gli OGM oltre a non offrire sicurezze dal punto di vista della salute delle persone e a mettere in discussione la biodiversità della nostra agricoltura, rappresenterebbero uno strumento di asservimento degli agricoltori agli interessi delle multinazionali che detengono il brevetto delle sementi.

Chiara Tonelli, docente di Genetica e pro Rettore dell’Università degli Studi di Milano, ha risposto che non si tratta di schierarsi ideologicamente per questa o quella alternativa tecnologica, ma di scegliere di volta in volta la soluzione migliore rispetto a un determinato problema. MAS e OGM, infatti, non si escludono a vicenda. Ha, però, ricordato che nel futuro prossimo a livello planetario occorre dare risposta a due problemi di fondo: l’aumento della popolazione e, dunque del fabbisogno di un’adeguata alimentazione e dall’altro la scarsità dell’acqua. A queste due problemi gli Ogm offrono risposte non solo confortate dagli studi della comunità scientifica internazionale, ma anche fatte proprie dalle Organizzazioni mondiali che afferiscono all’ONU, oltre che da tutti i maggiori Stati mondiali (USA, Russia, Cina e India in testa). Ricordando che da più di un decennio, i mangimi destinati agli allevamenti di animali in Italia, come in tutta Europa, sono in larghissima misura mangimi OGM importati, finendo così a pieno titolo nella nostra alimentazione senza che si siano riscontrati problemi specifici per la salute dei consumatori, Tonelli ha sottolineato l ’incongruenza della posizione del Governo italiano contrario alle coltivazioni OGM.

Antonio Boselli ha ribadito la convinzione, più volte espressa da Confagricoltura, della necessità di affidarsi alla ricerca e all’innovazione con l’obiettivo di garantire la possibilità di una pratica agricola sostenibile da punto di vista ambientale, economico e sociale. Un ricorso responsabile e consapevole alle biotecnologie – e non esclusivamente agli OGM – rappresenta quindi un’opportunità importante a cui il mondo agricolo non può certo rinunciare a priori, sulla base di pregiudizi infondati. Boselli ha poi sottolineato come il problema dell’approvvigionamento alimentare riguardi anche l’Italia in grado di produrre solo il 70 % circa del cibo di cui necessita, anche in considerazione del progressivo calo delle superfici destinate all’attività agricola.

Paola Santeramo ha illustrato la posizione contraria alla coltivazione degli Ogm della Confederazione Italiana Agricoltori. In primo luogo perché bisogna tutelare quelle che sono le esigenze peculiari delle produzioni tipiche dei territori agricoli italiani, che sono appunto diversificate e legate saldamente alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle variegate realtà rurali. Quello della CIA – ha detto – non è un atteggiamento oscurantista o ideologico, né una preclusione nei confronti della ricerca, ma il no”agli Ogm scaturisce dalla semplice consapevolezza che la loro introduzione può annullare la nostra idea di agricoltura e il maggiore vantaggio competitivo che abbiamo all’estero. La domanda alimentare nel nostro Paese è chiara e netta: prodotti di qualità, tracciabili, biodiversi, tipici, che fanno grande il made in Italy nel mondo, con esportazioni che muovono 34 miliardi di euro l’anno.

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