Marzo 1848 - Europa, primavera delle nazioni: le V giornate di Milano

Il grande sviluppo industriale verificatosi nel 1846-1848 aveva aumentato la quantità e la qualità dei prodotti. Ma non si riusciva a vendere tutta la produzione. I lavoratori, sia agricoli che urbani,non avevano i mezzi per acquistare beni diversi da quelli necessari alla sopravvivenza. Gran parte del loro salario (fino all’80% per gli operai) veniva speso nell’acquisto di generi alimentari. La sovrapproduzione si sarebbe rivelata la malattia endemica del sistema capitalistico che si stava affermando sull’onda del liberalismo economico (libertà al mercato in grado da solo a trovare i suoi punti di equilibrio). La Gran Bretagna era la nazione più industrializzata ed avanti di una generazione rispetto al continente, ma assieme alla Russia feudale non partecipò alle rivolte europee. L’agricoltura era rimasta arretrata rispetto all’industria tessile (cotone, seta), siderurgica, meccanica. Bastarono due cattivi raccolti (1845-46) ed una grave malattia della patata, perché i prodotti agricoli cominciassero a scarseggiare ed il loro prezzi salirono vertiginosamente (raddoppiarono), gettando nella miseria i proletari ed i ceti meno abbienti. Questi si trovarono addirittura incapaci di soddisfare i bisogni alimentari. Nella speranza di arricchirsi finanziatori e commercianti, usarono ingenti capitali per acquistare generi alimentari all’estero, dove costavano di meno, per rivenderli sui mercati europei dove i prezzi continuavano a salire. Ma anche i generi alimentari importati in Europa rimasero invenduti a causa degli alti prezzi, gravati dei costi di trasporto, che i miseri salari della popolazione non potevano sostenere. Non solo dunque continuarono i fallimenti, ma diminuì il capitale esistente, speso all’estero necessario agli industriali per salvare le aziende in difficoltà.

Sovrapproduzione e mancanza di capitali insieme, aggravarono la crisi.


Parigi 22 febbraio La Francia era la nazione più sviluppata e potente sul continente Europeo. Il capitalismo francese, secondo solo all’inglese, favorito dal re borghese, ultramoderato e poco liberale, Filippo d’Orleans aveva creato grandi fabbriche ed un proletariato operaio che si trovò alla fame durante la crisi. Uno schieramento eterogeneo ( liberali, democratici, socialisti, bonapartisti, parte dei cattolici) si coalizzò reclamando il suffragio universale e lo costrinse alla fuga. “Era un fatto straordinario e terribile da vedere nelle sole mani di coloro che non possedevano nulla tutta questa città immensa piena di ricchezza “Alexis de Toqueville. Ma la borghesia non aveva nessuna intenzione di cedere il potere al proletariato e ricorse ai cannoni per abbattere le barricate (5.500 morti) erette da operai e studenti. E la borghesia prese il controllo dello stato. Gli operai non avevano una strategia di conquista e gestione del potere.


Vienna 13 Marzo


Il punto cruciale della crisi politica era rappresentato dalla mancanza di partecipazione della borghesia alle vicende pubbliche, dall’assolutismo e dal rifiuto totale del pensiero costituzionale. C’era poi l’aspetto sociale. La prima fase dell’industrializzazione stava facendo nascere la questione sociale, l'impoverimento di ampie fasce dei ceti rurali, degli artigiani e della piccola borghesia. Nascevano il proletariato e il fenomeno del pauperismo. Non a caso il "Manifesto del partito comunista" di Marx ed Engels uscì all’inizio del 1848. Anche a Vienna esistevano manifatture e fabbriche, specialmente per la produzione di articoli di lusso, della seta, ma anche del cotone. E specialmente nei sobborghi della città, a quei tempi ancora cinta di mura, esistevano miseria e disoccupazione. Il 13 marzo agli studenti universitari in corteo per presentare alla corte la loro petizione, si unirono per la prima volta borghesi e operai. Tutti appoggiavano le seguenti rivendicazioni: libertà di stampa e di parola, libertà d’insegnamento e di studio, uguali diritti per le varie confessioni religiose, un parlamento. Metternich fu costretto a dimettersi. E la corte ad acconsentire alle richieste. Il risultato dei tre giorni di marzo fu la vittoria della rivoluzione borghese che ottenuta la Costituzione ed appagata aiutò le forze armate a ristabilire l’ordine anche con i cannoni contro gli operai e gli artigiani ribelli. Quindi, tutto sommato, il ’48 rimase una rivoluzione borghese, caratterizzata da una netta divisione tra la classe borghese e quella operaia.


Berlino 14 Marzo La Germania era un insieme di stati e principati e la Prussia era il regno più sviluppato ed esteso. La rivoluzione che scoppiò a Berlino fu borghese (si voleva la costituzione e l’abolizione dei privilegi della nobiltà) sociale (si lavorava 12 ore al giorno) e patriottica (si voleva una Germania unita con l’abolizione delle dogane tra i vari stati e principati e l’esclusione dell’Austria). Per un anno la Germania fu un laboratorio di democrazia (costituente di Francoforte) finché i precedenti regimi ( monarchie) ripresero il potere con l’appoggio della borghesia a cui avevano concesso la Costituzione e libertà di produrre .


Milano 18 Marzo Dal 1 gennaio 1848 era stato proclamato lo sciopero del fumo per danneggiare il monopolio del tabacco austriaco. La parola d’ordine dei liberali e dei patrioti era stata accolta: cominciare la resistenza e la lotta per l’indipendenza della Lombardia con la non violenza. Il 3 gennaio 6 milanesi furono uccisi dalla soldataglia austriaca per dare una lezione. Tutta l’Italia era in fermento anche perché il nuovo papa Pio IX aveva suscitato tante aspettative per l’indipendenza dell’Italia e per l’introduzioni di riforme liberali.

Quando a Milano (che aveva seguito appassionatamente le sommosse di Parigi), giunse la notizia che l’Imperatore a Vienna era stato costretto a concedere la costituzione immediatamente sorsero spontaneamente delle barricate.

Nobiltà. I nobili milanesi e lombardi godevano di notevoli privilegi e si identificavano storicamente nella struttura di potere della corte Asburgica che vedeva nell’Imperatore il Monarca assoluto con i nobili come classe dirigente. Aderirono senza eccessive perplessità all’Unità d’Italia in quanto il nuovo monarca sarebbe stato un Savoia. Per essi si trattava semplicemente di ubbidire ad un nuovo Re che (parlava piemontese e francese , sempre più comprensibile del tedesco), ma i loro privilegi non sarebbero stati messi in discussione.

Filanda per la seta.

Borghesia. Napoleone aveva scacciato i nobili parrucconi, reazionari ed inetti dalla gestione della Repubblica Cisalpina. Al suo posto si era creata una borghesia benestante che si era arricchita (ed ingrassata) con gli appalti pubblici, strade, caserme, con le forniture (molto truccate) all’insaziabile esercito napoleonico. Montagne di cibo per i soldati, foraggio e carri per i cavalli ed i buoi, milioni di uniformi ed armi avevano dimostrate che la borghesia sapeva creare e gestire la ricchezza del territorio. Con il ritorno degli austriaci finiva questo Bengodi, e così negli anni seguenti si prendeva coscienza che la Lombardia era penalizzata dall’appartenere all’Impero Austro-Ungarico perché la politica industriale, gli appalti, ed i dazi doganali (a quel tempo fondamentali strumento di politica economica) erano decisi a Vienna secondo le esigenze delle varie regioni dell’impero non certo dei Lombardi. A dire la verità l’industria (siderurgica e tessile) stava muovendo i primi passi. Ma l’asse vincente della Lombardia era l’industria serica il cui valore lordo della produzione equivaleva circa a tutta la produzione agricola. Per gli alti dazi all’importazione ed all’esportazione si era costretti a vendere la maggior parte della produzione seta grezza all’interno dell’impero, mentre per la tintura si doveva esportala in Francia per poi pagare dazi elevati all’importazione.


Filanda lombarda per la lavorazione della seta (Agrate)


“Alla piazza di Milano la seta di prima vendita passa a varie classi di compratori, i quali sono: gli speculatori, che comprano per rivendere, i commissionari che comprano per conto de' venditori, cioè ricevono la merce a prezzo determinato in pegno de' capitali che loro hanno somministrati, ed infine i nostri fabbricatori, che comperano per alimentare le loro manifatture. Tutte queste contrattazioni si fanno sempre per intervento degli indispensabili sensali, i quali talvolta, sopra una stessa partita percepiscono più volte la mediazione".

La borghesia milanese riteneva di avere tutto da guadagnare con un’Italia riunita. Un grande mercato domestico da servire ed un mercato estero disponibile senza vincoli.

Artigiani ed operai. L’artigianato milanese e lombardo aveva dei livelli di eccellenza in tutti i settori. Assieme con le libere professioni fornirà il maggior numero di patrioti. Assieme con gli operai il cui salario bastava solo per i bisogni elementari) colpiti dalla crisi economica ritenevano che l’Austria fosse la causa di tutti i mali.

Clero. Il cattolico Imperatore Austriaco aveva sempre perseguito specie nelle campagne una politica di protezione del clero la cui influenza sul popolo era vastissima. Nonostante questo il clero si schierò assieme con l’Arcivescovo Romilli senza esitazioni con gli insorti dimostrando validi i profondi legami che li univano. A Milano le parrocchie diventarono centri logistici della ribellione e di assistenza ai feriti. Il seminario fu trasformato in Ospedale.

Intellettuali. Letterati, artisti, musicisti, scrittori, erano tutti risucchiati in quel Movimento Romantico che in tutta Europa portava ad esaltare le radici di ogni popolo e furono tutti a favore dell’unità d’Italia. Gli Italiani che dall’età dell’oro dei “Comuni” (polis-stato) avevano preferito passare il tempo a farsi la guerra (come delle tribù africane) invece che collaborare scoprivano ( come i Longobardi circa mille anni prima) che era necessario creare una nazione e stato (l’Italia) per poter meglio difendere i propri interessi. Il potere temporale del Papa sarebbe stato, come mille anni prima un problema.




19 marzo I milanesi hanno eretto 1.700 barricate e controllano la città, gli Austriaci il Castello e la cinta muraria.

20 marzo Si forma il consiglio di guerra con a capo Cattaneo. Stallo delle operazioni militari.






Ciro Menotti: industriale serico impiccato nel 1831 a Modena.


21 marzo Dopo aspra discussione e dissensi il governo provvisorio a maggioranza richiede l’intervento dell’esercito Piemontese. Si rifiuta l’armistizio e si torna a combattere ed i milanesi conquistano il Palazzo del Genio.

22 marzo Per congiungersi con gli insorti provenienti dalla campagna i milanesi assaltano Porta Comasina, Porta Ticinese e sono respinti. Conquistano Porta Tosa da allora chiamata Porta Vitttoria. Gli Austriaci abbandonano ordinatamente la città ripiegando verso Est.




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