Editoriale #38


L’ITALICUM è legge. La prima grande riforma della legge elettorale fortemente voluta da Renzi ed imposta alla minoranza PD (Civati, Bersani, Fassina, Bindi… molto preoccupati per il loro futuro) è stata approvata dal Parlamento assenti le opposizioni. L’elettorato italiano è indifferente alle obiezioni delle opposizioni per i capolista bloccati (eletti senza preferenza) e per il divieto di accorparsi fra partiti per il secondo turno (un vero mercato delle vacche). La riforma permette al partito che ottiene oltre 40% al primo turno di avere in Parlamento il 55% dei parlamentari, in caso contrario si procederà al ballottaggio tra i primi due partiti. Chi otterrà un voto in più otterrà il 53% dei seggi. Anche i piccoli partiti (oltre il 3% ) saranno rappresentati in parlamento. Sarà il partito con maggiori voti a vincere e potrà fiduciare/ sfiduciare il proprio leader sostituendolo. Il premier non sarà il Sindaco d’Italia, come per le amministrative dove il sindaco è eletto direttamente dagli elettori e può sciogliere il consiglio.

La riforma della scuola passa alla Camera. Fuori dal Parlamento l’opposizione della lobby sindacale è stata durissima. I sindacati sono i maggiori nemici del merito e del dovere di render conto delle capacità professionale degli insegnanti come di ogni dipendente della pubblica amministrazione.

L’alunno deve essere al centro della scuola. I migliori alunni (10% degli scolari) possono avere anche un insegnante mediocre ma emergeranno sempre. Gli alunni di capacità media (il 70% del totale) devono avere insegnati più preparati, ma il 20% degli alunni (quelli più svantaggiati socialmente e intellettualmente) hanno bisogno dei migliori insegnati (da pagare meglio) perché la società non può permettersi cittadini di seconda categoria.

La banda larga (le telecomunicazioni) all’Enel. Il settore telecomunicazioni è strategico per l’Italia, sia per l’incapacità e l’assenza storica di imprenditori privati nel settore, per la capacità di generare ricerca e sviluppo autonomo, sia per prevenire condizionamenti strategici da parte delle multinazionali. Si vuole ricordare che Telecom Italia prima di essere privatizzata era la gallina dalle uova d’oro. La privatizzazione di Telecom (artefice Mario Draghi allora direttore del Tesoro) fu il più grande e scandaloso fallimento. I proventi dovevano ridurre il debito statale, (continuò a crescere), favorire l’imprenditoria privata, (nessuno rischiò un euro e fu cannibalizzata), i privati (veri speculatori) la vendettero a pezzettini per scappare con il malloppo.

Grana Pensioni. La Corte costituzionale (fior fiore di ottuagenari) costringe il Governo a restituire i soldi prelevati ai pensionati da Monti-Fornero, ma non a ridurre le pensioni di platino dei politici (Stefano Rodotà, Giuliano Amato, Capanna,Gino Paoli….) percepite con versamenti irrisori.





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