Promemoria agostano



Con la consueta franchezza, per chi avrà la pazienza di leggere le mie riflessioni. Agosto come tempo per sviluppare l’indice, dunque. E buone vacanze a ciascuno, confidando che almeno qualche giorno ognuno ne possa fare.

Cominciamo con Renzi e il Pd. La cavalcata inarrestabile del segretario-premier ha subito un indubbio rallentamento, certificato dalla non brillante performance elettorale del Pd alle amministrative di maggio. Io ho sempre sostenuto che Renzi avrebbe dovuto occuparsi a tempo pieno del partito per un anno, con l’energia e la determinazione che gli vengono riconosciute. Non lo ha fatto, purtroppo. E il risultato è quello che abbiamo visto: in diverse regioni, specie al sud, comandano leader locali (anche di qualità: Emiliano e De Luca ne sono buona testimonianza) cui del Pd nazionale importa relativamente, essendo concentrati quasi esclusivamente sul potere territoriale. E si comportano di conseguenza.

Anche il progetto “Partito della Nazione”, se mai c’è stato, è scomparso dall’orizzonte ed ora bisogna tornare al solito tema di fondo su cosa voglia essere il Pd: partito di centrosinistra, in teoria. E questo non lo sarebbe il PdN così come non lo era la Ditta. Ma non si può definirsi “di sinistra” e al contempo ricercare voti “centristi”. Il risultato è che a causa di alcune scelte di governo si sono persi consensi a sinistra (e ora si è subita anche una scissione, vedremo quanto “mini”) e per le scelte terminologiche, e non solo, “di sinistra” (l’adesione al PSE, le feste dell’Unità, il dichiararsi, appunto, di “sinistra”) si è perduto quel consenso “moderato” provvisorio che aveva premiato Renzi e il suo Pd alle Europee di un anno fa. Non si sottovaluti la terminologia politologica: anche di questi tempi conta molto di più di quanto comunemente non si ritenga. Ho solo accennato al problema, volutamente “forzando” un po’. Problema che è assai più vasto. Ma così, tanto per incuriosire il lettore…

Proseguiamo con l’Europa. Fra tanti disastri la vicenda greca un merito lo ha: aver posto l’attenzione generale, anche quella di cittadini in genere disattenti o ignoranti rispetto al tema, sulla Unione Europea, su cosa essa è e su cosa vuole essere. Nel mio piccolo lo sto verificando con le presentazioni di Nuovo Vecchio Continente: abbiamo cominciato in sordina, poi progressivamente le richieste sono aumentate, al punto che abbiamo in agenda incontri sino a Sant’Ambrogio. E un’altra cosa abbiamo notato, io e Walter Joffrain: che le persone non sanno moto di Unione ma che se si comincia a parlarne nel dettaglio e non con gli slogan semplicistici propinati in tv da Salvini e compagnia cantante mostrano interesse e desiderio di capirne di più. Dunque poiché il Pd è di fatto l’unica forza politica italiana (oltre a qualche residuo centrista) europeista e pro Euro, sarebbe utile che attivasse una campagna formativa e culturale su questi temi, anche fra i propri militanti. Comincerò a proporlo, vedremo i risultati: vedremo cioè se i nuovi gruppi dirigenti, inclusi quelli locali, si dimostreranno sensibili e capaci di visione prospettica.

Ora, al di là delle rituali ma giuste litanie sulla necessità che l’Europa riprenda un’anima, mostri un volto umano, sappia parlare alle persone invece che solo ai contabili eccetera, il problema di fondo, cui nessuno presta la necessaria attenzione, è il seguente: nel mondo globalizzato nessuna singola nazione europea – neppure la Germania, probabilmente – avrà lo spazio e la forza (economica e politica) che Francia, Gran Bretagna e Italia (per quest’ultima la sola forza economica, che non è comunque poco) – membri del G7 – hanno avuto nelle decadi che sono alle nostre spalle. Solo la UE potrebbe rimanere nel club delle aree più avanzate del pianeta. E sto parlando di cambiamenti che si produrranno in pochi anni, non in decenni. I nostrani fautori dell’uscita dall’euro, dell’uscita dalla stessa UE di queste cose non si occupano, né si preoccupano. Non guardano i fondamentali, fra i quali un debito pubblico monstre che ostacola qualsiasi profondo progetto di sviluppo (e qui i parametri di Maastricht c’entrano poco, perché se il 60% ivi previsto è senz’altro inattuale il 135% italiano è in ogni caso eccessivo).

Certo, la UE deve cambiare, e non poco. Ma non possiamo pretendere di cambiarla dando l’impressione di non voler modificare nulla nei comportamenti che ci hanno condotto a questa condizione. Il merito di Renzi è stato (è) di provarci, al di là dei modi un po’ spicci. L’errore è stato (è) di indulgere un po’ troppo nella retorica della rottamazione, con la quale si è a volte allontanata competenza ed esperienza per lasciar spazio al cambiamento per il cambiamento (soprattutto di genere e di generazione) anche in ruoli che non si possono improvvisare. A meno si abbia a che fare con un genio. Ma in giro di figure simili non se ne vedono. L’altro errore è stato di considerare i partner europei come se fossero politici italiani. Non è così. Ognuno ha la sua storia, cultura, peculiarità, mentalità. La dura battaglia per la Mogherini, ad esempio, non è stata apprezzata. Occorre dirlo, se si vuole essere onesti intellettualmente. Al di là delle capacità e delle potenzialità di una persona sicuramente di valore e sicuramente competente in tema di politica internazionale.

Terza questione, le migrazioni. Mi ha molto impressionato il sostanziale diniego di aiuto che Hollande ha opposto a Renzi. L’accordo di Dublino è quanto di meno “europeista” possa esserci. Se a fronte di un’emergenza anche umanitaria come è quella cui stiamo assistendo l’Europa non sa e non vuole agire unitariamente, senza considerare il Mediterraneo come un “suo” confine e non dei soli Paesi rivieraschi significa, davvero, che l’Unione non c’è. Su questo punto, ancor più che su altri si misurerà l’effettiva volontà di costituire un’Unione politica. Le premesse invero sono molto negative. Anche sotto il profilo delle famiglie politiche. A che serve stare nello stesso “contenitore” socialista se poi non v’è solidarietà neppure su un punto come questo? A che serve definirsi “socialista” e poi sentire talmente il fiato sul collo della fascista Marine Le Pen da opporre un rifiuto del tutto simile a quello che opporrebbe lei?

Ultimo punto, la minaccia terroristica islamista. Terribile e drammaticamente reale. Stiamo vivendo i tempi di una guerra civile interna al mondo mussulmano, fra sunniti e sciiti (e vari loro sottoinsiemi) che di fatto sta dando spazio al fondamentalismo radicale e assassino del califfato nero e dei suoi accoliti. Una minaccia per l’Occidente e per l’umanità tutta. Che andrebbe sradicata. Ma servirebbe una unità mussulmana oggi irrealizzabile. Attenzione, perché geograficamente siamo qui vicini all’Europa, non agli Stati Uniti. L’Unione dovrebbe svolgere un’azione, senz’altro difficile, che invece non riesce neppure ad abbozzare. Ma non se non v’è una politica estera comune non v’è politica comune, non v’è quindi comunità. E la regressione verso i nazionalismi, di cui il referendum greco è stato un emblema così come le chiusure rigide e ottuse dei Paesi del Nord e dell’Est Europa, si consoliderà ulteriormente. Finendo col distruggere la medesima Unione.

Questi rapidi spunti vogliono solo rappresentare al lettore un fatto, indubitabile. Nei prossimi anni servirà un’Europa unita politicamente. Lo esige la nuova realtà mondiale, globalizzata su ogni cosa. Ma in Europa prevalgono gli interessi nazionali e addirittura avanzano nuovi nazionalismi (che furono la causa delle ultime guerre, come ognuno di noi ben sa) perché l’Unione che si è vista sino ad oggi in questi anni di crisi è stata, per dirla con Galli della Loggia (Corriere della Sera, 7 luglio) “mediocre”. Se la realtà rimarrà questa, per un Paese come il nostro sarà ben difficile essere ragionevolmente ottimisti sul futuro. Si annuncia dunque uno spazio di lotta politica molto serio e difficile. Il Pd dovrebbe comprenderlo a fondo e attrezzarsi di conseguenza. La destra peggiore, quella xenofoba, ipernazionalista e reazionaria, si sta organizzando. E il vento sta riprendendo a tirare dalla sua parte. Vogliamo cominciare a prendere delle contromisure? (magari affrontando le questioni europee con un certo grado di profondità).


Dal blog di Enrico Farinone






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