Milano, capitale del volontariato


Vista la notevole presenza nella nostra città di ben 3.500 enti non profit nei quali operano 109.000 volontari (dati dell’Assessorato alla Sicurezza, protezione Civile e Volontariato, e del CSV – Centro Servizi del Volontariato di Milano), possiamo affermare con tutta umiltà che Milano è la capitale del volontariato. Così per l’Italia che esprime una forte sensibilità sociale, altruista e di sussidiaretà, infatti le istituzioni del Terzo Settore contano (dati ISTAT del 2013) sul contributo lavorativo di oltre 5 milioni di volontari, 800 mila dipendenti, 300 mila lavoratoti esterni e 6.000 lavoratori temporanei, un tessuto produttivo che rappresenta un notevole valore etico ed economico da tutelare ed agevolare. Una esperienza questa, del volontariato e del Terzo Settore, da valorizzare inserendola in un contesto più ampio, quale quello di un rinnovato Stato Sociale capace di offrire efficaci servizi a fronte di un costante impoverimento di risorse economiche.

Finalmente dopo mesi di consultazioni e discussioni stato approvato in prima lettura la delega per la riforma del Terzo Settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale. Il testo passerà alla Camera e successivamente al Senato per il voto definitivo, dopo di ché spetterà al Governo scrivere i decreti attuativi. Un passaggio questo che, secondo me, è passato purtroppo, quasi inosservato, ma di una importanza estrema per il nostro Welfare che rischia sempre più di trasformarsi da universalistico a selettivo. Alcuni esperti calcolano che già oggi la spesa privata per l’assistenza non coperta dalla finanza pubblica ha raggiunto i 175 miliardi. Tenterò qui di seguito segnalare alcune situazioni critiche relative al Terzo Settore da perfezionare, ed alcune importanti proposte inserite nel disegno di legge delega.

A tutt’oggi il Terzo Settore esprime quell’insieme di enti privati (organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, fondazioni, organizzazioni non governative, società di mutuo soccorso, ONLUS, cooperative sociali ed imprese sociali) che perseguono finalità civiche e solidaristiche. Esse operano senza scopo di lucro (infatti hanno l’obbligo di reinvestire tutti gli utili, o meglio avanzi economici, nelle loro attività istituzionali) nei settori legati alle attività di assistenza sociale e sanitaria, nella promozione culturale, sportiva e religiosa, nell’istruzione e ricerca, nella cooperazione internazionale, nell’ambiente e sviluppo economico/sociale. Una ricchezza di esperienza solidale e di cittadinanza, unita ad un costante impegno economico che deve essere definitivamente inserito a pieno titolo nel sistema economico/sociale del Paese unitamente al Primo Settore (lo Stato) e al Secondo Settore (il mercato). All’interno del Terzo Settore si trovano anche le imprese sociali e le cooperative sociali, le quali perseguono le finalità civiche e solidaristiche esclusivamente e prevalentemente attraverso l’attività di impresa tramite la vendita di beni e servizi di pubblico impiego, rispettando sempre i vincoli del non profit (non distribuzione degli utili). Purtroppo lo svilupparsi delle cooperative sociali in questi ultimi anni senza una precisa normativa, per una malintesa sussidiarietà, è stata la forma attraverso cui si sono esternalizzati troppi servizi pubblici con bandi al massimo ribasso, peggiorandone a volte le prestazioni. O peggio ancora con affidamenti diretti (senza bando) che hanno causato in alcuni casi quelle distorsioni e corruzioni che le recenti inchieste hanno messo in luce, e che rischiano di gettare un’ombra su realtà che nella stragrande maggioranza dei casi operano con estremo senso di altruismo e generosità.

Tornando al testo della riforma del Terzo Settore in sintesi si prevedono: - l’istituzione di un Registro unico del Terzo Settore; - un Consiglio permanente degli Enti con attività di vigilanza, indirizzo e monitoraggio; - incentivi e sgravi fiscali per gli Enti non profit ( cioè per quanti si finanziano tramite donazioni, lasciti, offerte,ecc.); - un perfezionamento del 5 per mille;- una profonda rivisitazione e sviluppo del Servizio Civile universale; - una revisione dell’impresa sociale finalizzata a rendere le loro attività più attrattive da parte degli investitori di capitale e per poter accedere ai Fondi Europei ad esse destinati. In parole povere per le imprese sociali si propone un forte coinvolgimento di imprenditori sociali, amministrazioni locali, investitori e strumenti finanziari oltre a tutti i cittadini ad investire capitali nelle imprese sociali, al fine di sostenere e sviluppare la loro attività di realizzazione e vendita di beni e servizi di pubblico impiego, partecipando in compenso ad una parziale distribuzione degli utili, investendone però la maggior parte per migliorare le attività istituzionali dell’impresa.

Il presidente di Ciessevi, Ivan Nissoli, sottolinea che : “La riforma è approdata al Senato a Settembre sommersa da ben 700 emendamenti, da parte nostra continueremo a prestare attenzione agli sviluppi che vi saranno, attraverso il percorso di elaborazione e di confronto che abbiamo attivato insieme al Forum Terzo Settore Lombardia, al Forum Terzo Settore Città di Milano e CSVnet Lombardia, proprio in merito alla Riforma”.

E’ questo un invito a tenersi informarsi sullo sviluppo del dibattito parlamentare ed è una importante chiamata alla responsabilità di ognuno di noi p

Archivio