A “Riccioli d’oro” non piacciono le primarie


Le primarie proprio non piacciono a Riccioli d’oro e ancor meno le piacciono tutti quelli che per una ragione o per l’altra si mettono di traverso al cammino delle cosiddette riforme. Delle primarie, meglio che niente, fa di tutto per svuotarne il contenuto, un vuoto a perdere. Riccioli d’oro è una conservatrice. Essere conservatori non è una colpa, tutt’altro, perché molto spesso è la naturale conclusione di una trasformazione psicologica dovuta al passare degli anni: una trasformazione, per finire, legata alla paura della morte, l’evento più drammatico, e a una sorta di stanchezza di fronte alla necessità di cambiare saperi e stile di vita che l’età rendono più faticosi, per non parlare poi dell’amore del rischio, anche di quello intellettuale.

[if gte vml 1]><v:shapetype id="_x0000_t75" coordsize="21600,21600" o:spt="75" o:preferrelative="t" path="m@4@5l@4@11@9@11@9@5xe" filled="f" stroked="f"> <v:stroke joinstyle="miter"></v:stroke> <v:formulas> <v:f eqn="if lineDrawn pixelLineWidth 0"></v:f> <v:f eqn="sum @0 1 0"></v:f> <v:f eqn="sum 0 0 @1"></v:f> <v:f eqn="prod @2 1 2"></v:f> <v:f eqn="prod @3 21600 pixelWidth"></v:f> <v:f eqn="prod @3 21600 pixelHeight"></v:f> <v:f eqn="sum @0 0 1"></v:f> <v:f eqn="prod @6 1 2"></v:f> <v:f eqn="prod @7 21600 pixelWidth"></v:f> <v:f eqn="sum @8 21600 0"></v:f> <v:f eqn="prod @7 21600 pixelHeight"></v:f> <v:f eqn="sum @10 21600 0"></v:f> </v:formulas> <v:path o:extrusionok="f" gradientshapeok="t" o:connecttype="rect"></v:path> <o:lock v:ext="edit" aspectratio="t"></o:lock> </v:shapetype><v:shape id="_x0000_s1026" type="#_x0000_t75" alt="01editoriale36FB" style='position:absolute;left:0;text-align:left;margin-left:.3pt;margin-top:13.25pt; width:157.5pt;height:157.5pt;z-index:1' o:button="t"> <v:imagedata src="file:///C:\Users\user\AppData\Local\Temp\msohtml1\01\clip_image001.gif" o:href="http://www.arcipelagomilano.org/wp-content/uploads/2015/10/01editoriale36FB.gif"></v:imagedata> <w:wrap type="square"></w:wrap> </v:shape><![endif][if !vml][endif]Comunque, indipendentemente dall’età anagrafica, essere conservatori in politica vuol dire soprattutto tendere a conservare il proprio ruolo di potere e dunque il conservatorismo è un atteggiamento / vizio sia della destra sia della sinistra, una difesa dalla contaminazione del nuovo. La transizione personale dal progressismo – che ne è il contrario – al conservatorismo è oggetto di studio psicologico dai cultori di quella disciplina: il fenomeno è sociologicamente interessante e rilevante per capire l’evoluzione della società e le sue transizioni.

Essere conservatore da giovani, a meno che non sia un atteggiamento banalmente opportunista, vuol dire trovarsi relegati in un recinto minoritario perché, per converso, il progressismo è da sempre appannaggio delle giovani generazioni. Non voglio ricordare il ’68, l’ultimo dei movimenti politico sociali importanti, certamente movimento di giovani e certamente progressista: sono passati 47 anni e pochi ormai dell’attuale classe politica possono dire d’aver vissuto quel periodo, eppure se oggi siamo quello che siamo lo dobbiamo anche a quel movimento di giovani. Non piacque ai conservatori di allora ma curiosamente quelli di oggi lo rivalutano più dei pochi attori superstiti.

È anche vero che la transizione al progressismo è spesso figlia di una situazione di compressione sociale insopportabile – oggi non così presente – e comunque, volendosi schierare dalla parte del progresso, si arriva a sostenere che il nuovo, qualunque esso sia, sarà meglio del vecchio: uno dei mantra del renzismo come medicina ricostituente per l’Italia, con la sua bella scadenza, vicina, e in attesa di altri mantra in una fantastica giostra.

Essere progressisti – o dichiarare di esserlo – vuol dire essere (o fingere di essere) aperti al confronto, al dialogo, all’innovazione sociale, culturale ed economica, possibilmente laici, mirare alla parità di diritti e opportunità, amare il rischio intellettuale, la libertà di parola e di pensiero, guardare al futuro con coraggio e non temerlo. Riccioli d’oro non è progressista, il suo atteggiamento verso le primarie e verso il dibattito politico in atto dentro e fuori il Pd è l’esatto contrario: conservatorismo.

Tra le tante ragioni che gli psicologi danno della transizione dal progressismo al conservatorismo non ne sottolineano però una che riguarda strettamente i politici di professione: il potere. Il potere ti porta a un atteggiamento conservatore come l’invecchiare e chiosando un famoso adagio andreottiano potremmo dire: “Il potere logora chi non l’ha e invecchia chi l’ha”.

Due considerazioni finali.

Che senso ha fare tante Leopolde, Leopoldine, tavoloni e tavolini se poi si nega nei fatti agli elettori qualunque meccanismo di scelta tra chi deve dare corpo alle idee emerse in queste riunioni?

Perché per amore del potere e del pensiero unico, far solo finta di cogliere il fermento innovativo che percorre il Paese e Milano in particolare, senza utilizzarne la ricchezza di là dagli slogan e salvandone uno solo: “Progresso oggi è condivisione”?

Riccioli d’oro vincerà la sua battaglia a Milano nonostante i milanesi?


Luca Beltrami Gadola

P.S. – Si scrive “Riccioli d’oro” ma si legge Maria Elena Boschi.

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