Economia Lombarda III trimestre 2015 dati positivi ma in decelerazione.

Economia Lombarda III trimestre 2015 dati positivi ma in decelerazione. Comunicato stampa Unioncamere


La produzione cresce dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,7% tendenziale. Stabili le imprese artigiane con una variazione nulla sul trimestre precedente e un incremento dello 0,9% tendenziale.

Gli ordini dall’estero crescono dello 0,5% congiunturale e del 2,4% tendenziale. L’unico segnale negativo viene dagli ordini interni rispetto al trimestre precedente (-0,1%), mentre sono in crescita su base tendenziale (+0,6%). Conferme positive provengono anche dal fatturato in crescita del 3,0% tendenziale e dello 0,5% congiunturale. In miglioramento le aspettative degli imprenditori per la produzione, l’occupazione e la domanda interna che finalmente registra un saldo positivo dopo quattro anni. Rimangono positive le aspettative sulla domanda estera, ma in lieve diminuzione. Sono stazionari i livelli occupazionali e si riduce il ricorso alla CIG.


I dati presentati derivano dall’indagine relativa al terzo trimestre 2015 che ha riguardato un campione di più di 2.800 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (1.611 imprese) e artigiane (1.211 imprese).


Nel terzo trimestre 2015 si registra un lieve recupero della produzione industriale, con variazioni congiunturale (+0,2% dato destagionalizzato[1]) e tendenziale (+1,7%) entrambe positive ma in decelerazione. La variazione media dei primi nove mesi del 2015 si attesta al +1,3%, poco al disotto del risultato complessivo dello scorso anno.

Per le aziende artigiane manifatturiere si registra una variazione tendenziale del +0,9% mentre la variazione congiunturale è nulla.


L’indice della produzione industriale rimane oltre quota 97, livello che ha caratterizzato tutto il 2014 e i primi mesi del 2015, arrivando a 98,2 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100)1.

Per le aziende artigiane l’indice della produzione rimane a quota 70 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100), con un recupero di quasi due punti rispetto al minimo di inizio 2013.


Da un punto di vista settoriale, aumenta il numero di settori in crescita (10) e sono solo 3 i settori ancora in contrazione. Guidano i settori in ripresa la Gomma-plastica (+4,7%), i Mezzi di trasporto (+3,0%), le Pelli-calzature (+2,7%), la Meccanica (+2,4%) e il Legno-mobilio (+2,2%). Con incrementi minimi si segnalano i settori del Tessile e della Siderurgia (entrambi +0,3%). Ancora penalizzati dalla stagnazione dei consumi e dalla crisi dell’edilizia i settori dei Minerali non metalliferi (-4,2%), delle industrie varie (-3,7%) e dell’abbigliamento (-1,1%).


Nell’artigianato a livello settoriale si presenta una situazione perfettamente simmetrica con 5 settori in crescita, 5 in contrazione ed 1 con variazione nulla. I migliori risultati positivi si registrano per la Gomma-plastica (+4,2%), il Legno-mobilio (+2,2%) e la Meccanica (+1,6%), mentre i settori con i risultati più negativi sono le Pelli-calzature (-6,9%) e il Tessile (-2,3%). Non registra variazioni rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno il settore della Carta-stampa.


Lo spaccato dimensionale presenta dati positivi per le tre classi, ma con due differenti velocità: più intensa in questo trimestre per le grandi imprese (+2,7%) e più contenuta per le imprese di minori dimensioni (+1,2% le medie e +1,5% le piccole imprese).

Per le imprese artigiane, invece, gli andamenti sono maggiormente differenziati con la ricomparsa del segno negativo per la dimensione intermedia (-1,5% le imprese da 6 a 9 addetti) e le imprese più grandi in crescita del 3,2% e le più piccole dello 0,5%.


Le quote di aziende industriali con livelli produttivi in crescita, contrazione o stabilità rimangono quasi identiche a quelle registrate nello scorso trimestre, con differenze limitate a decimi di punto percentuale. Rimane comunque prevalente la quota di aziende in crescita (50%) rispetto a quelle in contrazione (34%).

Nell’artigianato rispetto allo scorso trimestre si assiste ad un lieve calo delle aziende che dichiarano variazioni positive dei livelli produttivi (dal 43% al 40%) e, di conseguenza, un aumento delle imprese che dichiarano variazioni negative (dal 35% al 36%) e stabilità (da 22% a 24%).


Il fatturato a prezzi correnti mantiene un andamento positivo più dinamico rispetto alla produzione, fenomeno che si riscontra da alcuni trimestri. Come per la produzione si assiste però a un rallentamento dei tassi di crescita rispetto agli scorsi trimestri, con il dato congiunturale che passa da +0,9% a +0,5%, e il tendenziale da +4,0% a +3,0%. Considerando la media dei tre trimestri 2015 il tasso di crescita del fatturato (+3,3%) risulta superiore al risultato complessivo del 2014 (+3,1%).

Per le aziende artigiane si attenua sensibilmente l’accelerazione del fatturato registrata lo scorso trimestre con un incremento tendenziale che si riduce allo 0,8% e una svolta congiunturale negativa (-0,1%).


La variazione tendenziale degli ordinativi acquisiti nel trimestre dalle imprese industriali mostra intensità differenti per il mercato interno e per l’estero, che rimane positivo ma in rallentamento rispetto allo scorso trimestre. Il mercato interno si assesta su una crescita dello 0,6% e il mercato estero si riporta sui tassi di crescita di inizio anno (+2,4%). Considerando la media dei tre trimestri si assiste ad un lieve miglioramento dell’interno (+1,0%) rispetto allo scorso anno, mentre il tasso di crescita dall’estero rimane pressoché costante (+3,0%). Anche dal punto di vista congiunturale gli ordini interni, dopo l’avvio positivo di inizio anno, rimangono pressoché stabili (-0,1%), mentre gli ordini esteri risultano ancora in crescita ma rallentano l’intensità (+0,5%).

Le imprese artigiane presentano ancora una dinamica tendenziale negativa marcata per il mercato interno (-1,5%), alla quale si aggiunge una nuova svolta negativa del mercato estero (-0,2%). Complessivamente i primi nove mesi dell’anno chiudono con un incremento del 2,2% degli ordini esteri, in miglioramento rispetto alla media 2014, e una contrazione degli ordini interni (-1,6%), in linea con il risultato dello scorso anno.


L’occupazione per l’industria presenta un saldo leggermente positivo (+0,1%) che si configura più come stabilità dei livelli che come crescita. Il tasso d’ingresso è ancora consistente (1,6%), ma si avvicina sempre più al tasso d’uscita fermo intorno all’1,5 da inizio anno. La riduzione del tasso d’ingresso è in parte giustificato dall’esaurirsi degli effetti stagionali amministrativi che tendono ad accumulare le aperture dei contratti a inizio anno, intensificati dagli effetti dei nuovi incentivi alle assunzioni e stabilizzazioni entrati in vigore a inizio 2015.

In riduzione il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione che scende al 13%, e la quota sul monte ore all’1,4%.

Anche per l’artigianato il tasso d’ingresso, salito al 2,5% lo scorso trimestre, si riduce fermandosi al 2,1% registrato anche dal tasso d’uscita, portando così ad un saldo nullo.


Altre variabili dell’andamento congiunturale:


  • Il tasso d’utilizzo degli impianti rimane a quota 74% per l’industria trainato da mezzi di trasporto e carta-stampa oltre il 76%, e con solo i minerali non metalliferi con un tasso inferiore al 70%.

Per le aziende artigiane l’utilizzo degli impianti rimane al 68%, con solo due settori oltre il 70% (siderurgia 73% e gomma-plastica 74%). Maggiormente sofferenti sono i settori del legno-mobilio, minerali non metalliferi, manifatturiere varie e pelli-calzature fermi sotto il 65%.


  • Il livello delle scorte dei prodotti finiti è ritenuto adeguato dal 61% delle imprese industriali, fra le restanti le valutazioni di scarsità superano quelle di esuberanza, con un saldo negativo dell’1,8%. Rimane elevata la quota di aziende che dichiara di non tenere scorte (24%), con una maggiore incidenza tra le imprese di piccole dimensioni (31%) e minore al crescere della dimensione d’impresa (17% le medie e 10% le imprese oltre 200 addetti).

Le aziende artigiane manifestano segnali di scarsità più marcati (-8,2% il saldo), con il 32% che giudica le scorte adeguate. La quota di aziende artigiane che dichiara di non tenere scorte è molto più elevata rispetto all’industria (53%), e più omogeneamente distribuita tra le classi dimensionali (57% le micro, 54% le aziende da 6 a 9 addetti e 45% le aziende con 10 addetti e più).


  • Le scorte di materie prime sono adeguate per l’81% delle imprese industriali, con una minima prevalenza dei giudizi di esuberanza (+0,6% il saldo). Per le materie prime la quota di aziende che non tiene scorte è stabile al 9%.

Gli artigiani segnalano scorte adeguate nel 57% dei casi, con una prevalenza marcata rispetto ai giudizi di scarsità (-8,7% il saldo). La quota di artigiani che dichiara di non tenere scorte è del 24%.


  • Si raffreddano le spinte inflazionistiche sui prezzi medi delle materie prime per le imprese industriali (+0,2% la variazione congiunturale), mentre sono ancora significative per le imprese artigiane (+1,2%). I prezzi dei prodotti finiti risultano in crescita moderata per entrambe le tipologie d’impresa: +0,3% per l’industria e +0,6% per l’artigianato.


Le aspettative degli imprenditori industriali mostrano un generale miglioramento per la domanda interna, la produzione e l’occupazione. Per la produzione il saldo si spinge in area positiva superando il 12%, e rimane stabile la quota degli imprenditori che non prevedono variazioni (56%). In miglioramento anche le aspettative sull’occupazione che registrando un nuovo saldo positivo. In questo caso è dell’82% la quota di imprenditori che non prevede variazioni nei livelli. Le aspettative sulla domanda vedono l’ingresso del mercato interno in area positiva dopo quattro anni di saldi negativi. Unico neo la domanda estera che, pur mantenendo una prevalenza di giudizi positivi flette verso il basso, con un saldo che si riduce dal 16% al 15%.

Nel caso dell’artigianato, a fronte di aspettative sulla domanda estera positive e ancora in crescita, si segnalano le aspettative sulla produzione, occupazione e ordini interni ancora in territorio negativo ma dirette verso il punto di svolta. L’accelerazione verso il saldo nullo è più intensa in questo trimestre per le aspettative sulla produzione e sulla domanda interna, seguite dalle aspettative sull’occupazione.


I risultati dell’analisi campionaria confermano un andamento positivo della produzione nel settore manifatturiero lombardo, ma la crescita congiunturale nel terzo trimestre del 2015 è debole e si ferma al +0,2%. Il segno positivo ha interessato tutte le dimensioni d’impresa, con le grandi imprese in situazione privilegiata, e si è diffusa sia settorialmente che territorialmente, avendo interessato la maggior parte dei settori e delle province. Gli ordini sono aumentati maggiormente sull’estero, ma sono in decelerazione, che non all’interno. Anzi da un punto di vista congiunturale gli ordini interni sono addirittura diminuiti, mentre le scorte sono ancora in fase di de-stoccaggio e quindi favorevoli alla crescita futura.

In questo contesto, l’indice di diffusione è migliorato più per il ridimensionamento del peso delle imprese in difficoltà che per l’incremento delle imprese in forte crescita.

Al fine di limitare le peculiarità stagionali del trimestre, viene presentata anche la media dei primi tre trimestri dell’anno sui corrispondenti trimestri dello scorso anno. Anche in questa ottica, la produzione è positiva (+1,3%) ma ancora al disotto del risultato complessivo dello scorso anno (+1,5%). Lo stesso confronto può essere ripetuto per fatturato e ordini e mostra un miglioramento per ordini interni e fatturato e una lieve decelerazione per gli ordini esteri.

Questi elementi di chiaroscuro spingono l’attenzione su un’altra caratteristica del processo di crescita che è emersa nel terzo trimestre del 2015 e cioè la decelerazione: la spinta propulsiva che aveva caratterizzato i precedenti trimestri sembra attenuarsi anziché rafforzarsi come assunto in tutte le previsioni ad oggi disponibili. Le peculiarità del periodo inducono, data la forte stagionalità che lo caratterizza, ad una certa cautela interpretativa. Tuttavia, non bisogna neanche sottovalutare i segnali di rallentamento che provengono dal commercio internazionale e che potrebbero incidere su un’economia aperta come quella lombarda in maniera molto più rapida rispetto a quanto potrebbe verificarsi altrove.


[1] D’ora in poi le variazioni congiunturali (sul trimestre precedente) si intendono sempre destagionalizzate, se non specificato diversamente.


gli scenari per l’economia della Lombardia, a cura di UnionCamere Lombardia





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