Censis, gli italiani non rischiano. Torna il mattone (da affittare)


Nei portafogli meno azioni a causa della crisi, mentre contante e depositi bancari sono saliti di quasi un quarto. Boom dei mutui: +94% tra gennaio e ottobre 2015.

Un Paese «in letargo esistenziale collettivo» e a «bassa auto-propulsione, che non ritrova il gusto del rischio», così descrive l’Italia il 49mo Rapporto annuale del Censis presentato venerdì a Roma. Semmai tra gli investimenti ritorna il mattone, che quest’anno ha ricominciato ad attrarre risorse, come segnala il boom delle richieste di mutui (+94,3% nel periodo gennaio-ottobre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014) e l’andamento delle transazioni immobiliari (+6,6% di compravendite di abitazioni nel secondo trimestre del 2015 rispetto allo stesso periodo dell?anno precedente). «Nell’Italia dello “zero virgola”, in cui le variazioni congiunturali degli indicatori economici sono ancora minime, continua a gonfiarsi la bolla del risparmio cautelativo e non si riaccende la propensione al rischio», scrive il Rapporto.

«Un letargo esistenziale collettivo e la vittoria della pura cronaca. C’è oggi una pericolosa povertà di interpretazione sistemica, di progettazione per il futuro, di disegni programmatici di medio periodo. Prevale una dinamica d’opinione messa in moto da quel che avviene giorno per giorno», scrive il Censis. «Vincono l’interesse particolare, il soggettivismo, l’egoismo individuale e non maturano valori collettivi e una unità di interessi. Crescono così le diseguaglianze, con una caduta della coesione sociale e delle strutture intermedie di rappresentanza che l’hanno nel tempo garantita. A ciò corrisponde una profonda debolezza antropologica, un letargo esistenziale collettivo, dove i soggetti (individui, famiglie, imprese) restano in un recinto securizzante, ma inerziale. In sintesi: una sorta di «limbo italico, fatto di mezze tinte, mezze classi, mezzi partiti, mezze idee e mezze persone».

Il valore del patrimonio finanziario degli italiani ammonta a oltre 4 mila miliardi di euro: da giugno 2011 a giugno 2015 è cresciuto del 6,2%. Negli anni della crisi la composizione del portafoglio delle attività finanziarie delle famiglie ha sancito il passaggio a una opzione «fortemente difensiva degli italiani»: il contante e i depositi bancari sono saliti dal 23,6% del totale nel 2007 al 30,9% nel 2014, mentre sono crollate le azioni (dal 31,8% al 23,7%) e le obbligazioni (dal 17,6% al 10,8%). «Negli ultimi dodici mesi (giugno 2014-giugno 2015) si conferma l’opzione cautelativa degli italiani, con un incremento di 45 miliardi della liquidità (+6,3%) e di 73 miliardi in assicurazioni e fondi pensione (+9,4%), e con la rinnovata contrazione di azioni e partecipazioni (10 miliardi in meno, pari a una riduzione dell’1,2%)».

La ripresa del mercato immobiliare si accompagna alla propensione a mettere a reddito il patrimonio immobiliare: 560.000 italiani dichiarano di aver gestito una struttura ricettiva per turisti, come case vacanza o bed & breakfast, generando un fatturato stimabile in circa 6 miliardi di euro, in gran parte sommerso. In questa fase, l?esigenza della riallocazione del risparmio in modo più funzionale all?economia reale si lega strettamente alla richiesta di scongelare quote del proprio reddito aspirate dalla fiscalità: il 55,3% degli italiani vuole il taglio delle tasse, anche a costo di una riduzione dei servizi pubblici.

Meno immatricolati, ma più studenti che proseguono gli studi universitari. Tra l’anno accademico 2010-2011 e il 2013-2014 gli immatricolati ai corsi di laurea triennali e a ciclo unico sono diminuiti del 4,9%, cioè di quasi 12.000 unità. A una riduzione dell’11,2% degli immatricolati nel Sud e nelle isole - dove permane ancora oltre il 30% dell’utenza - si contrappongono un incremento del 4% tra quelli del Nord-Ovest e decrementi più ridotti tra le popolazioni universitarie del Nord-Est e del Centro, rispettivamente -3,6% e -5,2%. Il 44,2% degli immatricolati continua a concentrarsi nei mega atenei, sebbene nel periodo considerato si sia verificato un travaso di immatricolati dai grandi e medi atenei (-35,4%) verso i piccoli atenei, che hanno registrato un incremento di immatricolati pari a +42,4%.

L’Italia ha il maggior numero di giovani lavoratori autonomi tra i principali Paesi europei: sono 941mila (nella classe 20-34 anni), seguiti da 849mila inglesi e 528mila tedeschi. Il nostro Paese, si legge nel Rapporto del Censis, può contare anche su un bacino di potenziali start-up vitale e in continuo fermento. Il 15% dei giovani italiani (16-30 anni) ha intenzione di avviare una start-up nei prossimi anni. E sono circa 7.000 i giovanissimi titolari d’impresa in più oggi rispetto al 2009 (+20,4%) in alcuni e ben caratterizzati settori, riscuotendo preziosi risultati sul piano personale e di sistema. Tra i segmenti più dinamici un ruolo particolare è svolto dall’area della ristorazione e della ricettività, nella quale operano quasi 20.000 titolari d’impresa al di sotto dei 30 anni (il 9,8% del totale).

17 milioni italiani vivono in 4 grandi Regioni urbane. Oggi in Italia esistono 4 grandi Regioni urbane composte da circa 900 Comuni, con una popolazione complessiva pari a 17 milioni di abitanti, all’interno delle quali troviamo le prime tre città del Paese (Roma, Milano e Napoli), nonché la conurbazione delle quattro città venete (Venezia, Padova, Treviso e Vicenza). si legge nel rapporto del Censis. Poi ci sono 7 medie Regioni urbane, con circa 260 Comuni e 8,9 milioni di abitanti, dove si trovano Torino, Genova, Bologna, Firenze e Bari. Poi ancora 7 piccole Regioni urbane, con circa 180 Comuni e 4,4 milioni di abitanti, tra cui Verona, Palermo e Catania. Esiste dunque un’armatura urbana di livello superiore che raccoglie poco più di 30 milioni di abitanti e in cui si addensa metà della popolazione italiana (il 49,7%).

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