Il lavoro nel futuro

Per la prima volta nella storia, oggi assistiamo alla sistematica riduzione del lavoro umano nel processo produttivo. Infatti una nuova generazione di sempre più sofisticati computer e tecnologie informatiche vengono introdotti in una sempre più vasta gamma di attività lavorative. Le macchine sempre più “intelligenti” stanno sostituendo gli esseri umani. Assistiamo lentamente, ma inesorabilmente alla fine del lavoro “fordista” il quale partendo dalla produzione di massa, passava al consumo di massa e alla piena occupazione tendenzialmente sicura e stabile. In termini molto semplificati, il circolo economico “fordista” operava attraverso la produzione massiccia di beni da immettere sul mercato (realizzando grandi complessi industriali e con una organizzazione del lavoro basata sulla catena di montaggio), alimentando poi la cultura consumistica incrementava l’acquisto di tali beni, mantenendo e sviluppando così i posti di lavoro. Oggi il lavoro produttivo, il fare e produrre cose come nei due secoli di rivoluzione industriale è cambiato in quanto tanto lavoro viene svolto dalle macchine, riducendo spesso i lavoratori ad una funzione di custodia e “pastori di macchine”. A tutt’oggi è superata ed anacronistica la vecchia suddivisione tra lavoratori produttivi e non produttivi, che vedeva il primato dei primi in quanto produttori di plusvalore (Capitale-Marx), considerando improduttivi interi settori rilevanti dell’economia quali quello pubblico, il sanitario, l’assistenza, il commercio, il turismo, l’editoria, lo spettacolo, ecc..

Siamo entrati ormai nell’era moderna post-industriale e viviamo nel campo dell’economia, della società e della politica in un regime di rischio e instabilità accelerato dalla inarrestabile globalizzazione. In questi ultimi anni di crisi abbiamo assistito al collasso dei mercati, delle grandi banche e agli effetti della globalizzazione liberista che non solo hanno spento l’illusione di un infinito progresso, anzi hanno accentrato ulteriormente la ricchezza nelle mani di pochi. Queste situazioni hanno in parole povere messo a nudo la sostanziale instabilità del “capitalismo avido e rapace” legato essenzialmente al profitto ed alla speculazione. L’economista Beck parla “ … di modernità liquida, dove regna l’incertezza e l’insicurezza, dove il lavoro è fragile, precario, flessibile, autonomo a breve termine, socialmente e geograficamente differenziato”. Queste espressioni mi ricordano la relazione del CENSIS di alcuni anni fa, che descriveva la società italiana come “società liquida”, individualistica, incerta ed insicura.



La realtà ci invita a tentare di superare pensieri catastrofici e valutare attentamente le prospettive sia in termini economici-lavorativi che di un rinnovato Welfare per affrontare responsabilmente il presente ed il futuro. Sandro Antoniazzi, già sindacalista, attualmente dirigente di associazioni sociali e studioso dei problemi del lavoro afferma:”Nel lavoro attuale emergono due tendenze che consistono nel lavoro cognitivo e nel lavoro relazionale (tendenze non certo esclusive e scontando che tanta parte del lavoro rimane di routin e dequalificato). Il lavoro cognitivo non è concentrato in qualche settore o processo specifico, bensì si sta estendendo in modo pervasivo in tutti i settori. Molto lavoro oggi non è più produzione di beni, ma lavoro di comunicazione, informazione, relazione e prendersi cura delle persone. Tutti questi lavori richiedono espressione della persona, decisione, partecipazione e presa di responsabilità personale. Un lavoro partecipato fra i lavoratori comporta la cooperazione tra i lavoratori e imprenditori in azienda. Del resto il problema odierno delle fabbriche italiane non è tanto un problema di tecnologie, quanto di organizzazione del lavoro, cioè il miglior utilizzo delle persone”. In questo tempo di veloce evoluzione/involuzione del mondo del lavoro è essenziale seguire attentamente gli interventi sull’organizzazione del lavoro, in tutti i settori, valutando sia gli effetti positivi quali la continua formazione e il coinvolgimento dei lavoratori, che gli aspetti negativi legati alla eccessiva flessibilità e allo stress per il raggiungimento degli obiettivi. Interessante seguire quanto sta avvenendo, per esempio, nello stabilimento Fiat di Pomigliano e presso la LUXOTTICA e l’inserimento dell’informatica in tutti i settori lavorativi.




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