Francesco: un papa che semina futuro o.... un sasso nello stagno?


CHI SIAMO. Siamo un esiguo numero di persone (Francesca Bianchi, Gigi Ferrè, Gianfranco Morganti, Rodolfo Pisoni, Emilio Scicolone, Gilberto Squizzato) che è stato accanto a Marco D'Elia (+2012), presbitero in San Michele dal 1960, per tutti gli anni del suo "esilio spirituale", condividendone la vita ma soprattutto il cammino di fede. Ora continuiamo a ritrovarci una volta al mese per meditare la Parola e spezzare il pane. Facciamo parte del Movimento italiano delle Comunità Cristiane di Base. Ringraziamo don Giuseppe e la Redazione di Comunità per lo spazio concessoci. Intendiamo, con questa rubrica "sulla soglia", proporre alcune riflessioni su argomenti - ponte tra la realtà ecclesiale e il mondo secolarizzato.


Francesco: un papa che semina futuro o.... un sasso nello stagno?

di Francesca Bianchi del Movimento cdelle Comunità Cristiane di Base


Papa Bergoglio fin dalla sera della sua elezione “buca” il video: i suoi gesti e i suoi pronunciamenti suscitano entusiasmi facili e superficiali, ma anche attese e speranze di novità per la vita della Chiesa; altrettanto frequenti compaiono manipolazioni mediatiche, attacchi più o meno scoperti da parte di potenti settori della curia romana, acide considerazioni disilluse di chi gli ha attribuito un “coraggio rivoluzionario”dai rapidi effetti. C'è chi ha pensato di affidare, a due anni dall'inizio del papato di Bergoglio, una riflessione sull'operato di Francesco a voci di soggetti, religiosi e laici, credenti e non, comunque accreditabili come osservatori critici e competenti; ne è uscito un numero monografico della rivista Micromega, voce “laica” del gruppo “L'Espresso” che lo scorso settembre ha formulato 8 domande a 35 interlocutori. Le risposte, nelle 250 pagine della rivista, ci consegnano considerazioni che qui riteniamo interessante riproporvi in forma succinta sperando di suscitare fra noi un confronto e una discussione aperti e sinceri. Gli intervistati (un po' grossolanamente definiti “l'Altra Chiesa”) sono in realtà 21 esponenti del clero italiano (presbiteri, docenti di teologia, responsabili di opere sociali: per esempio i gesuiti Sorge e Scalia, il rettore della Lateranense, il vescovo Mogavero, il teologo Molari....), e 14 laici (giornalisti, docenti universitari, saggisti, un magistrato, quattro donne, figure come suor Antonietta Potente, il senatore LaValle, il giudice Caselli, il vaticanista televisivo AldoMaria Valli...); almeno 7 tra loro sono reduci da faticose e dolorose esperienze di conflitto con i pontificati precedenti, come l'abate Franzoni, Giannino Piana, don Franco Barbero... Chi meglio di questi testimoni della complessità della vita ecclesiale poteva aprire la discussione su problematiche decisive in ordine allo stato attuale della Chiesa ed evidenziare alcuni punti critici dell'azione di papa Francesco?

L'operazione è risultata tutt'altro che scontata e ha presentato sorprese. Non sul versante delle domande predisposte dalla redazione di Micromega: esse dicono già chiara la natura di molta “laicità” italiana, fatta di ex cattolici mondanizzati, attratti da episodi di visibilità scandalistica, da una certa cultura religiosa epidermica e sommaria, soprattutto da attese di innovazione di costume: le questioni infatti rivolgono alla Chiesa richieste da agenzia etica coerente coi tempi e i cambiamenti del costume, richieste di trasparenza amministrativa e di decisioni dottrinali consone a nuove sensibilità. Ecco in questa ottica le attese impazienti su cui misurare l'efficacia del governo di papa Bergoglio: il desiderio di cambiamenti effettivi nel regime finanziario e nella struttura curiale, la difesa dell'operato del papa rispetto alle molte ostilità interne al Vaticano, l'aggiornamento della morale familiare, la modifica del regime di privilegi fiscali e politici della chiesa italiana, con assunzione chiara della lotta alla povertà, e del relativo sforzo di riportare la povertà nella chiesa concrete decisioni innovative sul ruolo dei laici e delle donne in particolare, sulle condizioni di accesso al ministero dei preti, sulla piaga della pedofilia e sui suoi risvolti penali, sull'uso delle scomuniche e sulla liceità della eutanasia.

Le risposte non appaiono scontate, né deludenti, anche se in parecchi casi si intrecciano alla chiarezza delle analisi tracce di rammarico per prospettive di cambiamento disattese.... 1. Invece, soprattutto negli uomini di Chiesa, anche in quelli che hanno pagato negli scorsi anni conti salati per la loro energia innovatrice, prevale l'invito a valutare Francesco come uomo che pazienta, e che sa offrire della pazienza un carisma confortante: egli infatti apre questioni delicatissime fino a ieri mai affrontate, denuncia magagne e peccati della Chiesa, invoca pulizia dentro la comunità cristiana e soprattutto ai suoi vertici, ripropone tagliente la novità evangelica, senza mai cedere all'impazienza. I suoi non sono i tempi della maturazione dei semi che non smette di gettare; sua è invece la fiducia nella sinodalità delle azioni di governo, cioè in quel dettato del Concilio Vaticano II che lui per primo ha coraggiosamente attuato come metodo di approccio ai problemi della evangelizzazione: un metodo che prevede lunghi processi di ascolto, confronto, conflitto, che richiede di assumere anche il rischio dell'impotenza. Francesco non sembra sorpreso né angosciato né rassegnato per tutto ciò.

2. Nè si impegna, viene notato ripetutamente, sull'agenda delle aspettative dottrinali nell'ambito dell'etica: contrariamente a quanto sembra esigere la “laicità” italiana, alla quale più di una voce rimprovera paradossalmente di ragionare da “clericale”, il papa non governa da monarca il dibattito teologico, lascia a chi ne ha responsabilità l'elaborazione delle risposte dottrinali. E ci si riferisce a questioni caldissime: alla possibilità del ministero femminile, alla morale coniugale, all'accoglienza dei LGBT, alla eutanasia...

3. Nello stesso tempo molti degli interlocutori intervistati invece sottolineano quanto lui esca allo scoperto nel carisma della relazione interpersonale, cioè ascolti, si soffermi, accolga e consoli in contatti inediti, liberi, spregiudicati. Destinatarie privilegiate del suo incontro sono le esperienze concrete delle persone, al cui cuore va diretto il messaggio evangelico, spogliato ed essenzializzato, ridotto a quella perturbante semplicità che deve poter vincere la “globalizzazione dell'indifferenza”.

4. Molti apprezzano con forza il fatto che i suoi interlocutori privilegiati sono in modo perentorio i poveri, al cui grido egli risponde con una carica forte ed efficace di denuncia e contestazione rivolta al sistema economico-tecnico-politico delle aree egemoniche del pianeta. Così, polarizzando le sue energie sulle “periferie della storia e del mondo”, Francesco appare, agli occhi di questi osservatori critici, il meno romano di tutti i papi dell'ultimo secolo; anche se stranieri, gli altri non hanno rinunciato ad appartenere, pur in forme diverse, alla enclave vaticana. Qui Bergoglio può dare lezione davvero, con lo stile delle scelte di ogni giorno, a quel laicismo italiano che superficialmente (gli intervistati lo ribadiscono a più voci), gioca a confondere chiesa cattolica, Cei, vaticano e quindi a mescolare polemiche di natura istituzionale o fiscale, denunce di privilegi e rivendicazioni di diritti, dibattiti politici o ideologici di marca schiettamente europea, un coacervo di inveterate complessità su cui invece si fa notare netto il disinteresse di Francesco: le urgenze sono per lui altrove, o meglio sono qui sempre sotto gli occhi di chi riesce ad appassionarsi alla vita e alle sue forme offese, minacciate o scartate, priorità irrinunciabili per una autentica pratica evangelica.

5. Il suo è, nei fatti, un populismo consapevole e spregiudicato: ne parla così più di un intervistato competente. Dopo Giovanni Paolo II ai papi non è più concesso di non essere soggetti mediatici, ma Francesco ha saputo in vari casi esserlo senza dire o agire come il grande pubblico lo vuole, restando quanto possibile fuori dal suo “personaggio”. Essere populista vuol dire per lui appassionarsi alla povera gente per quel che essa gli testimonia e gli suggerisce in termini di fede, pietà, semplicità e per quel che egli può comunicarle di speranza e di gioia. E nel nostro tempo, che qualcuno ha definito il “tempo delle passioni tristi” il coraggio dell'augurio di gioia ai poveri non è poca cosa. Non si identifica coi progetti sociali della teologia della liberazione, ma abbraccia responsabilità planetarie e più scontatamente quotidiane per la sorte dei poveri.A noi tutti, che vorremmo collocarci tra i credenti, resta preziosa la radicale domanda che dalle pagine della Evangelii Gaudium (n.41 sgg.) rimbalza tra alcuni dei pensosi interlocutori di Micromega: come esprimere e comunicare la fede oggi, le verità di sempre, in un linguaggio che ne liberi ancora oggi la novità perenne, come assumere l'onere del dialogo con queste prime generazioni di un mondo assolutamente nuovo che, almeno in Occidente, è oggi estraneo alla mentalità religiosa, con persone che ormai si presentano come veramente incredule...?







Attualità...
Cerca per etichetta...
Seguici su...
  • Facebook Basic Black
  • Twitter Basic Black
Archivio

Altri link dell'arcipelago progressista lombardo...

Ti è piaciuto quello che hai letto...? Con questo blog istituzionale dei Progressisti Lombardi, CONTIAMO ANCHE SU DI TE per darci una mano per migliorare il nostro, che è anche il Tuo mondo progressista! Con un click puoi fare una donazione libera e aiutarci a condividere sul blog informazioni, studi, ricerche che ci aiutino a far crescere insieme l'ecosistema progressista lombardo!

© 2015 "Progressisti Lombardi" di Silvano Zanetti, Milano