Legge di stabilità 2016

La legge di Stabilità 2016 contiene molte novità fiscali. Un primo significativo intervento è costituito dall’eliminazione degli aumenti di imposta e riduzione delle agevolazioni fiscali, vale a dire le c.d. clausole di salvaguardia, che dovevano scattare dal 2016.

Sul fronte della tassazione immobiliare, di rilievo l’esenzione IMU sui terreni agricoli e sui c.d. macchinari imbullonati, nonché l’esenzione TASI per la prima casa. Novità anche per gli immobili dati in comodato d’uso a figli o genitori, per i quali è prevista una riduzione del 50% della base imponibile IMU.

La legge di Stabilità 2016 introduce, inoltre, norme per favorire la locazione finanziaria di immobili adibiti aduso abitativo.

Tra le altre misure fiscali, viene istituita una nuova aliquota ridotta IVA al 5%, cui sono assoggettate le prestazioni socio-sanitarie ed educative rese da cooperative sociali e loro consorzi.

Si prevede, inoltre, la riduzione - dal 2017 - dell’aliquota IRES dal 27,5 al 24%, un bonus del 140% sugliammortamenti fiscali connessi agli investimenti in macchinari ed attrezzature, la proroga dei termini per larivalutazione di quote e terreni da parte delle persone fisiche, con raddoppio dell’aliquota della relativa imposta sostitutiva; per i soggetti IRES si riapre la possibilità di rivalutare i beni d’impresa e le partecipazioni.

Il provvedimento, approvato definitivamente dal Senato, è valido dal 1 gennaio 2016


Quanto costano le misure - in totale 27 miliardi di euro, circa l'1% del PIL

- 17 miliardi di cancellazione aumento iva e accise ('clausole di salvaguardia') - 5 miliardi cancellazione Tasi e Imu agricola - 3,5 miliardi per le misure anti-povertà e sulle pensioni - 1,5 miliardi per decontribuzione e riduzione tasse sulle imprese

Come saranno reperite le risorse

- 13 miliardi da aumento obiettivo deficit (che sale dall'1,4 al 2,2% - 5,5 miliardi da spending review - 2 miliardi dal rientro dei capitali con la voluntary disclosure - 1 miliardo da aumento prelievo sui giochi - 600 milioni da cancellazione delle province - 4,9 miliardi da maggiori entrate per via della crescita economica prevista (+1,6%)

Da cosa dipende l'attuale «flessibilità» (fiscal compact) europea ? Analisi critica di Leonardo Mazzei Ecco allora la domanda: se il Fiscal compact è così decisivo per le sorti dell'euro, da cosa deriva l'attuale (per quanto relativa) flessibilità? La risposta è semplice: i tassi di interesse, calati negli ultimi anni ben oltre le più ottimistiche previsioni. Mentre ogni tentativo di rilanciare l'economia nell'eurozona è fallito, quello di ridurre il costo del debito (dunque gli interessi) è al momento riuscito. Questo non cambia le prospettive di fondo dell'euro e della stessa UE, ma consente all'oligarchia eurista di prendere tempo. E' questo il «segreto» della flessibilità di Renzi. E proprio i dati dell'Italia sono la più evidente dimostrazione di questo fatto. Gli interessi sul debito pubblico costeranno quest'anno allo Stato 70 miliardi di euro, 5 in meno rispetto al 2014. Un risultato eccezionale, basti pensare che soltanto 3 anni fa il governo Monti stimava la spesa per interessi al 2015 in circa 100 miliardi. Questa cifra si è dunque ridotta di ben 30 miliardi. Il tasso del BTp decennale, che era arrivato ad un massimo del 7,48% nel novembre 2011, è oggi ridotto ad un valore dell'1,72%. Una differenza abissale, che se perdurasse nel tempo varrebbe da sola più di mezzo Fiscal compact. Ma potrà durare? Questa è la vera domanda. Ci siamo occupati più volte degli scopi del QE (Quantitative Easing), mettendone in luce i limiti specie per quanto riguarda la sua forza di stimolo alla crescita (vedi, ad esempio i 60 miliardi al mese immessi in Europa per acquistare titoli di stato - crescita o bolla?). Ma se ai fini della crescita l'effetto del QE è veramente trascurabile, la stessa cosa non si può dire per l'andamento dei tassi, anche se questi ultimi avevano già risentito pesantemente di altri due fattori: la spinta deflattiva innescata dagli effetti della grande recessione iniziata nel 2008, l'immissione di liquidità operata dalle banche centrali degli Stati Uniti, del Giappone e della Gran Bretagna, ben prima che la Bce intraprendesse la stessa strada. Ma mentre la deflazione abbassa i tassi nominali, ma non quelli reali, è l'aumento complessivo della liquidità —anche se sostanzialmente confinato nell'ambito dei circuiti finanziari— l'arma che ha consentito fino ad oggi la tenuta del capitalismo-casinò e della sua importante ma assai incasinata sezione europea.

Legge di stabilità 2016: le critiche della Corte dei Conti

3 novembre - La Corte dei Conti critica la legge di stabilità del governo: "Utilizza al massimo gli spazi di flessibilità disponibili, riducendo esplicitamente i margini di protezione del conti pubblici, e lascia sullo sfondo nodi irrisolti (clausole, contratti pubblici, pensioni) e questioni importanti (quali il definitivo riassetto del sistema di finanziamento delle autonomie territoriali)". Si tratta quindi di una manovra finanziaria che eccede nella spesa rischiando di mettere a repentaglio la tenuta dei conti.

Sul banco degli imputati, anche il taglio della Tasi: "La principale fonte di finanziamento manovrabile degli enti riguarda adesso le abitazioni diverse dalla prima casa, su cui continuerà a vivere il dualismo Tasi-Imu, con la conseguenza che la maggioranza dei servizi indivisibili forniti dai Comuni graverà di regola sui non residenti e quindi soggetti non in grado di operare il 'controllo politico' sull'operato degli amministratori attraverso il voto".



ripreso da:

Sinistrainrete - Archivio di documenti e articoli per la discussione politica nella sinistra


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