Lotta alla povertà partendo dalle famiglie


Finalmente con la Legge di Stabilità del 2016 è stato istituito il “Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione” dotato di 600 milioni di euro per il 2016 e di un miliardo all’anno a decorrere dal 2017, a favore di famiglie/cittadini in condizioni di povertà assoluta. Sicuramente una cifra insufficiente a fronte di 1 milione e 500mila famiglie in povertà assoluta (4 milioni e 102 mila italiani, pari al 6,8% della popolazione), ma finalmente abbiamo un intervento strutturale (duraturo nel tempo), fondato su una misura universalistica (aperta a tutti) e dai finanziamenti certi che supera gli attuali piccoli interventi frammentari, sperimentali ed una tantum. Molto importante, inoltre, la scelta di dedicare un’attenzione prioritaria verso i più poveri dei poveri, cioè i minori poveri (circa 1 milione), infatti il fondo prevede interventi strutturali rivolti alle famiglie povere con minori a carico anche per superare la povertà educativa/scolastica degli stessi. Questa è una importante svolta, auspicata da anni dagli esperti dello stato sociale e dall’Associazionismo, che prevede trasferimenti monetari e servizi in capo a Comuni e terzo settore, indirizzati ad investire sul capitale umano, passando dal semplice trasferimento di aiuti economici ai poveri senza aiutarli ad uscire dalla povertà, ad interventi di politica sociale capaci di accompagnare le famiglie fuori dalla condizione di povertà, fragilità ed esclusione sociale. E’ il superamento dell’aiuto assistenziale che spesso degenera nel puro e semplice assistenzialismo.

Povero assoluto è colui che non può permettersi di acquistare il minimo indispensabile per vivere, in queste condizioni si trovano più i giovani che gli anziani, a Nord si manifesta maggiormente nelle aree metropolitane che nei piccoli e medi comuni, mentre al Centro e al Sud c’è meno povertà nelle aree metropolitane. Dal 2007 al 2014 la povertà assoluta a causa della crisi è più che raddoppiata e si esprime non più nella semplice mancanza di denaro, bensì di lavoro, di educazione, formazione ed istruzione, di casa, di qualità e quantità di cibo, di farmaci e cure mediche, di relazioni e reti sociali. Pertanto non sono più sufficienti le erogazioni monetarie, occorrono servizi di assistenza sociosanitaria, abitativa, di sostegno e orientamento socio educativo capaci di accompagnare famiglie e singoli cittadini fuori dalle condizioni di indigenza. La Fondazione Zancan con la collaborazione della Fondazione “L’albero della vita” ha svolto una interessante ricerca intervistando parecchie famiglie povere in alcune città italiane, tra cui Milano. La novità della ricerca è data dall’aver ascoltato e fatto parlare le famiglie per fare emergere i loro bisogni e la loro volontà di riscatto.

Dalla ricerca emerge che le famiglie hanno moltissimo bisogno di servizi di assistenza e accompagnamento per uscire dall’esclusione causata dalla povertà, non si arrendono e continuano a combattere per dare una vita migliore ai propri figli. Chi ha figli ha più voglia di lottare e sviluppa inaspettate capacità, “io non mi arrendo” è il messaggio chiave trasmesso da queste famiglie, e rappresenta il punto di partenza per attuare delle azioni concrete di lotta alla povertà, sono loro il capitale umano per realizzare un welfare generativo che superi l’assistenzialismo. Una volontà di partecipazione che va sostenuta e una responsabilizzazione che va sollecitata in quanto le sole capaci di superare la momentanea situazione di precarietà.



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