Rivoluzione alimentare / gli OGM


La questione degli OGM

Uno dei temi al centro dei dibattiti organizzati durante l’EXPO è stato sicuramente quello dei prodotti OGM. Le domande fondamentali alle quali si cerca di dare una risposta sono quelle che sono già sul tappeto da tempo: i prodotti OGM sono utili? sono poi necessari?

Sono nocivi per la salute delle persone e degli animali che ne fanno uso? Quali gli effettisull’ambiente, sull’occupazione e sulla economia...?

Scopo dell’articolo che segue è quello di recuperare i dati storici, i termini generali del dibattito in corso, le prospettive che si aprono.






Struttura del recettore




Un po’ di storia

I primi esperimenti in laboratorio di modifica del patrimoni genetico di piante risalgono agli anni Ottanta. Nel 1994 una industriaamericana, la Calgene, in seguito assorbita dal colosso dei prodotti

agricoli Monsanto, immise nel mercato un pomodoro che non marciva. L’esperimento dal punto di vista commerciale fallì poiché il pomodoro aveva un cattivo sapore, era attaccato da parassiti e la semina dava uno scarso raccolto. Nel 1996 furono immessi sul mercato mais, soia, colza elino modificati, ovvero resistenti ai loro noti insetti aggressori ai comuni diserbanti. Da allora sono queste le piante geneticamente modificate (fonte: Sean Cutler, UC) che vengono prodotte e commercializzate nel mondo. Tra i Riverside - 28 paesi direttamente interessati in queste attività -, l’ordine di importanza per produzione e consumo è il seguente: Stati Uniti, Canada, Australia, Spagna, Brasile, Argentina, India, Cina, Paraguay e Sud Africa. La pianta più coltivata è la soia segue il mais e poi colza e lino. In particolare, negli Stati Uniti, negli ultimi vent’anni, la produzione di mais-Ogm e di soia-Ogm è cresciuta notevolmente poiché questi prodotti sono diventati l’alimento base per i bovini, suini e pollame il cui consumo negli stessi Stati Uniti è cresciuto vertiginosamente.


Le conseguenze economiche

Con la commercializzazione dei prodotti OGM sono avvenuti mutamenti socio-economici nell’ambito del settore agricolo dei paesi sopra citati. Infatti, in primo luogo è cresciuta la presenza diretta di grandi aziende nel settore con l’acquisto di notevoli quote di terreno agricolo. In secondo luogo, gli agricoltori che hanno scelto il loro utilizzo o che sono stati obbligati a farlo, a seguito di accordi tra gli organi istituzionale del paese e i colossi agroalimentari, hanno visto mutato il loro status di indipendenza, sia perché il raccolto è già acquistato a prezzo definito dalla industria stessa che vende i semi, sia perché insieme ai semi gli stessi agricoltori sono obbligati ad acquistare i nuovi diserbanti necessari. Inoltre, le piccole aziende non più in grado di sostenersi economicamente sono entrate in crisi, a vantaggio delle grandi aziende agricole in grado di sostenere il rapporto con l’aziende fornitrice di semi e di diserbanti. Vandana Shiva è l’intellettuale indiana, abbastanza nota per i suoi lavori pubblicati anche in Italia, che ha denunciato tale situazione, sia organizzando forum internazionali sia supportando le proteste messe in atto da movimenti di contadini. Tra le organizzazione nate e impegnate in queste battaglie, dobbiamo rammentare l’associazione “La via Campesina” nata in Belgio

ma diffusa in molti paesi e il “Movimento dei Senza terra” nato e diffuso in Brasile. Laddove oggi, il“43 percento delle terre arabili appartiene al 2 percento dei proprietari terrieri”. Comunque, in tutti inpaesi del “terzo mondo” coinvolti nello sviluppo della produzione di prodotti OGM, si sono registrati, in quest’ultimo decennio, i seguenti fenomeni: la crescita della privatizzazione delle terre agricole ha

trasformato i piccoli contadini in braccianti o in abitanti delle favelas; le grandi aziende agroalimentari multinazionali, proprietarie di quote sempre più rilevanti di terre, hanno accresciuto il loro controllo sulle risorse idriche dei paesi in cui sono presenti, sottraendole alle esigenze locali; la produzione agricola è sempre più svincolata dai mercati locali e orientata a soddisfare le domande provenienti dai mercati “ricchi”, infine, in generale, è calata l’occupazione per l’efficacia dei nuovi diserbanti che non richiedono molti lavoratori. Questione aperta e oggetto di scontro tra contadini e aziende biotech, con risvolti giuridico - economici è poi, la “proprietà intellettuale” dei semi OGM. Le domande che si pongono sono le seguenti: i brevetti dei semi OGM sono a scadenza o perpetui? E nel primo caso sarà possibile “copiarli” o no?


La situazione in Europa e la sicurezza alimentare

L’Unione Europea attraverso le sue istituzioni ha riconosciuto, da subito, ai singoli governi degli stati comunitari, la libertà di scegliere su ricerca e coltivazione di piante-OGM.

Nello stesso tempo ha istituito una “Agenzia europea per la sicurezza alimentare” (Efsa) con il compito di esprimere un parere sui prodotti ovvero sui possibili pericoli per la salute umana degli stessi. Purtroppo sinora l’attività della agenzia è stata carente, sia perché non possiede propri laboratori nei quali svolgere le opportune analisi, sia per la scoperta di legami esistenti tra suoi componenti e aziende biotech coinvolte.

Dobbiamo alla “Rete europea di scienziati per la responsabilità sociale e(Milano, 1962)

ambientale” (Ensser), costituitasi da poco, se qualche passo avanti su questo piano è stato compiuto. In particolare, i componenti della Rete hanno denunciato che il maggior pericolo per la salute non è rappresentato dalle piante in quanto tali, ma dai trattamenti con diserbanti effettuati per eliminare le erbe infestanti delle stesse piante. Il glisofate, il diserbante più impiegato per le piante OGM è risultato essere pericoloso non solo sui ratti, ma anche su cellule umane e di altri animali, inoltre resta nella pianta a lungo dopo che è stato effettuato il raccolto. Esso è risultato dannoso anche alla flora batterica del terreno e alle micorrize, cioè i funghi amici delle piante.

Il dibattito in Italia

I governi italiani che si sono succeduti dal 1996, hanno vietato sia la ricerca sia la coltivazione di piante OGM. Ma il dibattito non si è fermato. Hanno assunto posizioni di netto rifiuto: la Coldiretti e la Cia, le associazioni di categoria, il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, le associazioni di agricoltori che praticano agricoltura biodinamica.

Posizioni più sfumate o favorevoli alla sperimentazione hanno assunto invece la scienziata e senatrice Elena Cattaneo, l’oncologo Umberto Veronesi. Totalmente favorevoli alla sperimentazione e coltivazione di piante Ogm sono la Confagricoltura e un certo numero di ricercatori universitari che hanno

inviato una lettera aperta alla senatrice Cattaneo, nella quale denunciano l’”oscurantismo” delle istituzioni italiane, rivendicano la libertà di ricerca e sollevano notevoli dubbi sulla efficacia del mantenimento del rifiuto istituzionale all’uso di prodotti OGM, visto che il parco animali del nostro paese è già da molti anni alimentato con mais e soia OGM importati da Brasile, Paraguay, Argentina e Stati Uniti (vedi articolo in “la Repubblica” del24/9/2014). Con inevitabili ricadute, irrilevanti dal punto di vista sanitario, sulla catena alimentare.


Bibliografia

Vandana Shiva, Il bene comune della terra, Feltrinelli, 2006

Raj Patel, I padroni del cibo, Feltrinelli, 2011

Jean Ziegler, La privatizzazione del mondo, Marco Tropea Editore, 2003

Anno V - numero 1 – Marzo 2015

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