Passioni primarie


Restano ancora accese le discussioni generate dal risultato delle primarie, e forse non riusciranno a chiudersi del tutto con l’imminente campagna per la conquista del governo milanese. Perché l’interrogativo-chiave resta ancora senza una risposta definitiva: cosa faranno, alle prossime comunali, quegli elettori e quelle aree politiche che non si sentono del tutto rappresentate dal candidato vincitore delle primarie, Giuseppe Sala?

Per ora, le uniche certezze, se così si possono definire, sono le risposte fornite dagli stessi elettori di domenica 7 febbraio, mentre in coda aspettavano il loro turno per votare: si tratta di circa 3mila interviste, raccolte dagli studenti della Facoltà di Scienze Politiche Economiche e Sociali, che hanno funzionato egregiamente per stimare il risultato finale della competizione. Quindi, ben rappresentative degli umori dei cosiddetti “selettori” (come vengono definiti gli elettori che partecipano alle primarie) milanesi.

Cosa emerge su questo tema? Che si tratta di fatto di due elettorati parzialmente diversi e, forse, riconducibili ad una scelta unitaria con qualche difficoltà. Quello di Sala, che si trova pienamente rappresentato sotto l’etichetta di centro-sinistra, da una parte, e quelli di Majorino e Balzani, dall’altra, che si proclamano invece per la maggior parte di sinistra. Il giudizio sul governo Renzi, poi, positivo per il 90% degli elettori di Sala, e soltanto per uno stentato 50% tra gli altri elettori. Alta fedeltà, qualunque candidato avesse vinto, tra i primi; forti perplessità (per oltre il 30%) nel considerare il voto per Sala alle comunali, per gli adepti di Majorino e Balzani.


Come riconciliare dunque questi ultimi con il risultato delle urne? Le proposte che si stanno ventilando in questi giorni ipotizzano la presenza di una lista “di appoggio” a Sala, chiamata provvisoriamente “lista Balzani”, per riuscire a bilanciare a sinistra l’afflato più centrista del manager di Expo. Con il coinvolgimento di Sel, i cui elettori nelle urne domenicali avevano scelto in massa i due candidati sconfitti. Il tutto, dicono i rappresentanti del Pd, per evitare ciò che potrebbe accadere a Torino, dove la scelta di Sel (appunto) di correre da solo, in contrapposizione al sindaco uscente Fassino, avrebbe la possibile conseguenza di favorire la vittoria al ballottaggio delle altre forze maggiormente competitive (i 5 stelle a Torino, il centro-destra a Milano).

Una riconciliazione comunque ardua da realizzare, tra le ricorrenti voci di una possibile agguerrita lista autonoma, con personaggi influenti del calibro di Civati e Dalla Chiesa a sostenerla, capace di diventare una spina nel fianco del Pd e della sua coalizione di centro-sinistra (o forse, come sostengono i votanti di Majorino e Balzani, di centro-centro-sinistra). Di parziale conforto, per il Pd, il fatto che la maggioranza di chi aveva votato Pisapia, alle scorse primarie, in questa occasione ha comunque scelto Sala, nonostante i differenti suggerimenti del sindaco uscente.


Per il resto, il profilo del popolo delle primarie milanesi non si discosta di molto da quanto potevamo aspettarci. Dal punto di vista sociodemografico, appare in gran parte simile a quello degli elettori del centrosinistra. Si tratta, infatti, di un selettorato composto prevalentemente da elettori in età matura, collocati soprattutto nelle coorti fra i 50-70 anni e oltre i 70 anni. Un dato di un certo interesse è inoltre rappresentato dal fatto che dietro al candidato che ha vinto le primarie, Giuseppe Sala, si ritrovano sia il maggior numero di selettori giovani (il 38% delle persone fino a 30 anni) sia il maggior numero degli elettori più anziani (il 75% delle persone oltre i 70 anni).

Una sorta di alleanza fra nonni e nipoti a sostegno dell’ex Commissario di Expo, che non trova riscontro nell’andamento generazionale del voto delle primarie di cinque anni fa, quando Pisapia annoverava fra le sue fila il 47% degli under 30 mentre Boeri raccoglieva il consenso del 43% degli over 70. L’ampio sostegno ottenuto da Sala presso le generazioni più anziane trova conferma anche nel fatto che il 52% dei pensionati abbia votato per lui, mentre gli studenti si sono divisi in parti uguali tra i principali contendenti. Va inoltre osservato che il 50% di dirigenti e liberi professionisti ha dato la propria preferenza a Sala, mentre la categoria degli impiegati vede prevalere il voto a Balzani (42%), seguito da Sala (33%) e Majorino (25%).


Dal punto di vista del titolo di studio, infine, si tratta di un elettorato, come accade anche per le elezioni politiche, caratterizzato da un elevato tasso di istruzione, più della metà dei quali (52%) è laureato, mentre un terzo dispone di un diploma di scuola media superiore.

Come sempre accade nelle primarie, sia a livello nazionale sia a livello locale, si tratta di un elettorato chiaramente collocato nel centro-sinistra. Anche se rispetto alle primarie del 2010, la sua collocazione appare un po’ più moderata. Complessivamente, infatti, se gli elettori che si collocano a sinistra passano fra il 2010 e il 2016 dal 49% al 34%, quelli che si collocano in una posizione più moderata di centro-sinistra aumentano dal 45% a quasi il 60%, mentre soltanto un moderato incremento si registra fra coloro che si collocano al centro (oggi al 6%, un punto e mezzo in più rispetto al passato). E ancora più interessante è la collocazione politica corrispondente agli elettori di ciascuno dei tre principali candidati in lizza. Poiché se per Sala e Balzani prevale una collocazione di centro-sinistra, rispettivamente nella misura del 62% e del 50% del proprio selettorato, il 51% circa dei supporter di Majorino si considera di sinistra, prevalendo sul 44% circa di essi che si considera viceversa di centro-sinistra.

Nessuna particolare novità si registra invece rispetto al voto, dove – esattamente come accadde nel 2010 – oltre il 70% del selettorato è rappresentato da elettori del Partito Democratico e il 12% circa da elettori di SEL. Elettori che intendono il PD su posizioni relativamente più centriste rispetto al passato: 4,4 (su una scala da 1 a 10) nel 2016, al confronto con 3,6 nel 2010. Un dato che fornisce la misura di quanto, nella percezione degli elettori più attivi e motivati del centro-sinistra, il PD di oggi venga considerato su posizioni più moderate rispetto a quello del passato. Il confronto è reso possibile dal fatto che la grande maggioranza di chi si è recato alle urne in questa occasione è un cosiddetto “veterano”, avendo già partecipato in passato a qualche consultazione primaria, sia nazionale sia locale, laddove le “matricole” (cioè coloro che hanno votato per la prima volta a una primaria), sono oggi poco più del 13%, in lieve diminuzione rispetto al passato.

Più critico, come si è detto, il tema della lealtà, ossia della propensione degli elettori delle primarie a votare per il vincitore delle primarie stesse, in caso di sconfitta del “proprio” candidato. Già in precedenti circostanze si era assistito a un progressivo incremento delle dichiarazioni di possibile “infedeltà” alla coalizione. È accaduto in occasione di primarie nazionali, come in quelle per la selezione del candidato premier alle elezioni politiche 2013, oppure nelle cosiddette primarie per l’elezione diretta del segretario nazionale del PD, dove si verificò chiaramente un calo dei selettori leali a fronte di un incremento degli incerti. Le odierne primarie milanesi evidenziano una riduzione della lealtà di oltre il 10%, rispetto a quelle di cinque anni fa, da quasi il 75% a poco più del 63%.

E se nel 2010 la percentuale più consistente di selettori leali si ritrovava fra gli elettori di Stefano Boeri, il candidato del PD risultato sconfitto da Pisapia, oggi il primato della lealtà spetta ai sostenitori di Sala (quasi il 70%). Esito peraltro favorito dalle aspettative di vittoria, che si incentravano per lo più sull’ex Commissario di Expo, considerato dalla stragrande maggioranza (84%) degli intervistati il candidato che avrebbe vinto. È invece intorno a un terzo pieno dei rispettivi supporter, sia per Balzani sia per Majorino, l’entità di coloro che fra gli elettori dei due contendenti non ritiene di poter dare per scontato il voto alla coalizione di centro-sinistra e al suo candidato nella corsa per Palazzo Marino. E ritorniamo, in conclusione, all’interrogativo con cui avevamo esordito: come riuscirà a convincere, il Pd, questi elettori così tiepidi nei confronti del vincitore Sala?


Luciano Fasano e Paolo Natale

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