La ripresa è ancora lontana


Il forte incremento dei contratti a tempo indeterminato registrato dall'Inps, qualche giorno fa, (+764mila rapporti nel 2015) inizia a mostrare qualche effetto anche nei numeri dell'Istat, che ricordiamo sono campionari e si fondano su interviste. Sicuramente, nell'aumento dell'occupazione stabile sta pesando il giro di vite sulle false collaborazioni introdotto dal Jobs act, e che è scattato il 1° gennaio 2016. Una parte di queste partite Iva “fasulle” è probabilmente transitato nei ranghi del lavoro regolare. Il resto deriva da una riduzione dei disoccupati e degli inattivi (anche se qui per le donne bisogna fare di più).

Cresce l’appeal delle regole più flessibili A gennaio è pienamente in vigore il Jobs act che, con il nuovo contratto a tutele crescenti ha marginalizzato la tutela reale dell'articolo 18, e anche è confermata la decontribuzione per le assunzioni stabili, ma questa misura è ridotta al 40% (rispetto allo sgravio pieno dello scorso anno). In questo senso, si può evidenziare come l'aumento della assunzioni stabili a gennaio sia dipeso soprattutto dall'appeal delle nuove regole più flessibili, e non tanto dall'incentivo economico (che si è contratto).

Garanzia giovani flop che pesa La stima dei disoccupati resta stabile all'11,5%, ma è peggiorata la situazione per i giovani: a gennaio il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è risultato pari al 39,3%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al mese precedente. L'incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 10% (cioè un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza è in lieve calo (-0,1 punti) rispetto a dicembre. Sul fronte giovani, pesa soprattutto il flop di Garanzia giovani, che non sta dando i risultati attesi.

La scommessa della crescita In generale, va detto che le nuove assunzioni sono essenzialmente di personale over40, e c'è un ampio ricorso al part-time (come ci ha indicato l'Inps). La crescita dell'occupazione, poi, sta avvenendo con un Pil che avanza di decimali, e quindi è plausibile che non durerà nei prossimi mesi. A prescindere da riforme e comportamenti delle imprese, che stanno facendo la loro parte, la vera scommessa per il Governo ora è far tornare a crescere l'Italia. Se non aumenta il Pil in modo consistente, la fiammata occupazionale che si sta registrando in questi dati si spegnerà presto, soprattutto perché non riusciremo a incrementare la produttività, che è stagnante da un decennio.

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