Verso la quarta rivoluzione industriale


Le date delle rivoluzioni industriali, che hanno trasformato nel bene e nel male la vita di grandissima parte degli esseri umani, sono fino a questo momento tre: 1784, la macchina a vapore, ovvero la nascita dell'industria e delle macchine; 1870, l'elettricità, la divisione del lavoro, le produzioni di massa; 1969, il decollo prima lento poi velocissimo dell'elettronica, della tecnologia dell'informazione, delle produzioni automatizzate. La quarta data non c'è ancora, ma forse potremmo esserci già dentro, e segnerà il mondo con l'intelligenza artificiale, le stampanti tridimensionali, i mezzi senza pilota, la ricostruzione dei tessuti umani, la genetica. Le caratteristiche che quest'ultima rivoluzione eredita da quella precedente sono due, la velocità, che però si farà esponenziale, e la pervasività, che non lascerà fuori nulla. C'è di che temere, molto, e c'è di che sperare: qualcuno di essere tra i vincitori nelle trasformazioni che ogni rivoluzione determina, i più di non rimanere travolti dalle rovine che ogni rivoluzione lascia. Intanto di qui al 2020, cioè tra oggi e domani, in 5 milioni – stimano i primi calcoli - ci lasceranno il posto di lavoro. dal Forum di Davos 2016



Dopo la prima rivoluzione industriale legata all’invenzione del motore a vapore, la seconda con l’utilizzo dell’elettricità e la terza con l’introduzione dei sistemi informatici siamo ormai lanciati verso la quarta rivoluzione industriale che prevede la “fabbrica intelligente”. Già con la terza fase evolutiva e l’ingresso nelle fabbriche dei sistemi informatici (robot, interconnessioni dei macchinari, ecc.) si è di fatto eliminato la catena di montaggio, con relativo passaggio del ruolo dell’operaio semplice ad operaio sempre più specializzato in quanto le sue mansioni portano ad un alto tasso di responsabilità. Ricordando i vecchi stabilimenti sporchi, rumorosi e dove la fatica fisica era particolarmente provata, colpisce oggi vedere gli operai dello stabilimento FIAT di Pomigliano in tuta bianca, in ambienti quasi asettici e silenziosi dove gli spazi e le posizioni di lavoro seguono precisi dettami ergonomici e l’organizzazione del lavoro di gruppo prevede rotazione nelle mansioni con partecipazione al miglioramento del progetto produttivo. Una partecipazione basata sui suggerimenti dei diretti interessati che portano alla riduzione di incidenti, migliorare la qualità del lavoro, ridurre la fatica e far aumentare il margine di produttività che dovrebbe portare a riconoscimenti economici. Già oggi si sta passando dal “lavoratore di massa” fordista al “lavoratore co-progettatore”. La futura “fabbrica intelligente”, già in avanzata fase sperimentale prevede un notevole utilizzo di microsensori miniaturizzati (come quelli inseriti nelle carte di credito, nei badge e abbonamenti del tram) da applicare alle macchine e collegati fra di loro in modo da immaginare una fabbrica dove il controllo è totale. Un sistema , per esempio,già utilizzato per il parcheggio automatico dell’auto, per passare al frigorifero che compra automaticamente il latte quando è finito, alla sveglia che suona prima quando viene segnalato traffico sulla strada che si percorre per andare al lavoro, ecc. applicazioni che stanno investendo ogni settore produttivo e stanno calando nel nostro vivere quotidiano.

Inevitabile pensare che questa rivoluzione non porterà in prospettiva un aumento dei posti di lavoro oggi disponibili nei settori industriali, anzi ne toglierà, anche se già ora stiamo assistendo al rientro in Italia di molte produzioni delocalizzate in altri paesi aventi costi del lavoro inferiori ai nostri (in termini salariali), tutto ciò grazie all’incremento di produttività legato alle nuove tecnologie. Altri posti di lavoro verranno recuperati e certamente aumentati dalla: sempre più sviluppata ricerca di sistemi produttivi indirizzati a privilegiare la qualità alla quantità; da una inesauribile richiesta di prodotti tecnologici da applicare ad ogni settore ed esperienza del vissuto quotidiano dai più banali (vedi gli esempi sopra indicati), a quelli sanitari, dell’istruzione, dell’assistenza, della pubblica amministrazione, della finanza, della cultura, ecc.. Interessante il pensiero di Francesco Seghezzi, Direttore ADAPT University Press che afferma:”Se formazione e lavoro non si conciliano, e questo è in primo luogo uno sforzo culturale, il decollo dell’Industry 4.0 è ostacolato in partenza. La formazione è ciò che caratterizza il percorso di ogni lavoratore, prima attraverso i primi anni scolastici, poi attraverso esperienze durante il periodo scolastico e in seguito direttamente durante il lavoro, grazie alla formazione continua che le imprese tecnologiche hanno l’esigenza di offrire.

Gli esperti prevedono inoltre che spazi e tempi di lavoro non saranno più gli stessi, avendo la possibilità di controllare la produzione a distanza e poter accedere alle informazioni senza la presenza fisica in azienda, si arriverà ad una relativa gestione autonoma del proprio lavoro legata anche alle esigenze personali e familiari. Si parla ovviamente di maggior flessibilità negli orari di lavoro e di costante reperibilità con numerose e giuste critiche sull’ invasione del lavoro negli spazi privati e relativi problemi di privacy, oltre allo stress (fatica psichica) collegato alla spasmodica esigenza di raggiungere gli obiettivi programmati. A mio avviso oltre al lavoro cognitivo, sarà il lavoro di comunicazione, informazione, relazione e di cura che creerà parecchi nuovi posti di lavoro. Nuove professionalità devono rendere più qualificati i servizi dove ogni rapporto con “l’utente” deve essere attento ai bisogni della persona in tutti i campi da quello informativo, amministrativo, burocratico, sanitario, sociale, culturale, ecc.. Inoltre con le nuove tecnologie si avrà sicuramente più tempo libero, con un forte sviluppo delle attività culturali, artistiche,teatrali, sportive, di aggregazione facilitando così esperienze aggregative dove ognuno potrà più facilmente realizzarsi e nello stesso tempo far nascere reciproca attenzione, collaborazione, amicizia e prendersi cura.



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