Concilium e Concilio Vaticano II: una vicenda lunga e paziente


E' stato festeggiato tra il 2014 e il 2015, purtroppo con modesta risonanza nelle chiese locali, il cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II e della pubblicazione delle sue Costituzioni fondamentali: la Lumen Gentium sulla Chiesa e la Gaudium et Spes sui rapporti di essa col mondo contemporaneo. La ricorrenza è non casualmente coincisa col cinquantesimo anniversario della nascita della rivista internazionale di teologia Concilium, pubblicata in Italia dalla casa editrice Queriniana, una delle voci più attente e centro di ricerca fecondo relativamente agli sviluppi teologici e pastorali della svolta giovannea.








Fra i suoi fondatori, nomi eccellenti del pensiero cristiano contemporaneo come quelli di Congar, Küng, Metz, Rahner, Schillebeeckx : pochi fedeli probabilmente li ricordano, pochi ne conoscono gli apporti ricchi e profondi ai dibattiti conciliari. Sono stati loro, di cui solo due oggi sono ancora viventi, i grandi interpreti di una autentica rivoluzione nei rapporti fra la chiesa cattolica e il mondo moderno: quei rapporti a lungo conflittuali e ostili che invece il Concilio Ecumenico Vaticano II ha improntato a gioiosa simpatia e a calda speranza: “gaudium et spes”.

Dunque una rivista di teologia: anche in questa parrocchia arriva ancora, dopo 50 anni, e nutre la fede di chi vuol vivere la chiesa con “gaudium et spes”.... Quanto sia importante questo laboratorio di riflessione lo dimostrano non solo il fatto che la rivista è pubblicata in sei lingue, ma anche la partecipazione di più di cinquecento teologi e pensatori di tutto il mondo (cattolici, protestanti e ortodossi)ai suoi ponderosi numeri monografici. Il suo obiettivo centrale è stato fin dall'inizio quello di provare a leggere e interpretare "i segni dei tempi", cioè le grandi novità del mondo contemporaneo alla luce del Vangelo.



Ma soprattutto il suo merito è quello di aver dimostrato che non esiste, all'interno della Chiesa, una sola teologia: unico è il messaggio di salvezza di Gesù di Nazareth, mentre il modo di coglierla e di incarnarla dipende non solo dalla sensibilità dei singoli, ma soprattutto dalla cultura dei popoli che l'accolgono. Lo riconosce, attualmente, con espressioni semplici ed essenziali anche Papa Francesco nel § 41 della “Evangelii Gaudium” : “...A volte, ascoltando un linguaggio completamente ortodosso, quello che i fedeli ricevono, a causa delle espressioni che essi utlizzano e conprendono, è qualcosa che non corrisponde al vero Vangelo di Gesù Cristo. Con la santa intenzione di comunicare loro la verità su Dio e sull'essere umano, in alcune occasioni diamo loro un falso dio o un ideale umano che non è veramente cristiano....”

Il problema è dunque oggi più che mai quello della "inculturazione" del Vangelo: lo stesso che ebbe già appena dopo la morte e resurrezione di Gesù l'apostolo delle genti, Paolo, intenzionato a portare il Vangelo ai non ebrei. Un problema che, lo diciamo per inciso, ha coinvolto con grande passione le comunità di base italiane, nate proprio a ridosso del Concilio per cercare un modo vivo e fecondo per testimoniare la fedeltà cristiana all'annuncio di Gesù dell'imminente venuta del "Regno di Dio" nella storia umana: la domanda di giustizia sociale, la prossimità alle fragilità e alle diversità, il protagonismo laicale nella vita delle chiese, l'uso di parole e gesti quotidiani volti a vivificare il senso della liturgia eucaristica come una autentica comunione sono stati per anni il luogo della maturazione della loro fede, quasi sempre come presa di distanza e dolorosa esperienza di dialogo interrotto con l'istituzione...

Per tornare al tema della vitalità di Concilium nella storia della chiesa cattolica: in questi cinquant'anni le sue pagine hanno formato intere generazioni di cristiani consapevoli e attenti: preti, catechisti, educatori, laici variamente impegnati nel mondo e nella vita ecclesiale. Il merito della rivista è stato quello di muoversi sempre sulla frontiera delle grandi trasformazioni sociali e politiche del mondo contemporaneo, offrendo ai credenti strumenti di riflessione adatti a interpretare alla luce del Vangelo anche le novità straordinarie dei nostri tempi: le teologie contestuali, in particolare la ricerca teologica ed esegetica delle donne, l'irruzione delle teologie delle periferie del mondo, con le ricerche e le esperienze dell'America Latina, dell'Africa, dell'Asia, l'ispirazione cristiana sulla salvaguardia del creato, gli scambi ecumenici e il dialogo con le religioni non cristiane.

Oggi non vediamo e non sentiamo più il mondo neppure come 50 anni fa: scontando la globalizzazione economica e quella digitale, che hanno unificato il mondo, le grandi scoperte della biologia, della genetica, dell'astrofisica, le biotecnologie ci consegnano una visione della realtà estremamente dinamica, frammentata, complessa.. Il mondo che intorno a noi cambia vorticosamente si coglie nel cambiamento quotidiano dei linguaggi, dei significati, delle relazioni fra le persone, delle abitudini e dei criteri che guidano ogni soggetto nelle sue scelte etiche e i governanti e i parlamenti nella decisione politica e nella formazione delle leggi.

Insomma oggi, volendo restare fedeli al Vangelo, abbiamo tre problemi enormi che anche la rivista Concilium ci aiuta ad affrontare con un atteggiamento mentale aperto, curioso, creativo :

1) Come lettori della Parola, non possiamo imprigionare il Vangelo in schemi di pensiero e in visioni del mondo che prescindano dalla ricchezza di apporti delle scienze bibliche, dell'archeologia, delle discipline letterarie, dell'antropologia culturale. Esse ci aiutano a comprendere meglio e più da vicino il mondo in cui Gesù visse e operò; e questa "contestualizzazione storica" della sua figura e dei testi evangelici ci libera da interpretazioni superficiali e schematiche consolidate solo dalla consuetudine, ci apre ad una relazione più ardua forse, ma più rispettosa della specificità del messaggio.

2) Dobbiamo prendere atto del fatto che non esiste una sola e unica teologia cristiana; il pluralismo è un bene prezioso, irrinunciabile, che ci aiuta a confrontarci fra noi, a dialogare in modo appassionato, proprio alla ricerca di quelle "parole nuove" e di quei gesti antichissimi (la fraternità, la condivisione, la misericordia) che possono meglio annunciare il Vangelo agli uomini e alle donne del nostro tempo, in luoghi e in culture anche molto diversi; il pluralismo generato dalla vivacità libera e gioiosa della ricerca teologica, che interpella i luoghi concreti e storici della nostra umanizzazione (i poveri, la sofferenza e la cura, i legami d'amore, le culture giovanili....) non equivale a confusione né d'altro canto a giustapposizione di posizioni univoche, rigide: è l'esito sempre parziale di una ricerca ...

3) Dobbiamo accettare gioiosamente il fatto che gli stessi cristiani possono avere molto da imparare dagli altri uomini: perchè non dovremmo confrontarci anche con le riflessioni etiche del nostro tempo? Abbiamo chiesto a lungo alla Chiesa di emettere principi su materie che non esprimevano se non indirettamente il senso della fede che si incarna. Abbiamo constatato che spesso si trattava di ambiti invasi da una logica normativa che non sapeva osservare i fatti e mettersi in ascolto delle esperienze: la teologia praticata con serietà si mostra di fatto capace di mantenersi aperta, provvisoria, ma sempre vigile nella ricerca del discernimento dentro la complessità dei problemi. A queste grandi novità ne aggiungiamo un'altra, ben poco meditata nell'esperienza delle chiese. E cioè:

4) Abbiamo riscoperto grazie soprattutto a Concilium che non esiste solo un modello giusto di chiesa (quello cattolico contro i modelli sbagliati delle chiese protestanti). Nei primi secoli, quando ancora l'impero romano non aveva imposto il suo controllo sulla struttura ecclesiastica, le modalità con cui i cristiani vivevano la fraternità e organizzavano le loro comunità sono state molte e anche fra loro significativamente differenti. Insomma, c'è stato ( e dunque può esserci anche oggi) un legittimo pluralismo nel modo di vivere l'esperienza di comunità: al punto che molti teologi hanno riconosciuto anche alle piccole comunità di base di oggi una loro dignità e fedeltà evangelica.

5) Ma il merito principale della rivista Concilium e di tutta la ricerca teologica che è ruotata in questo mezzo secolo intorno ad essa è stato, a nostro avviso, l'aver riflettuto su qualcosa che per noi è fondamentale: e cioè che la fede cristiana non è una morale ( e infatti le morali, i comportamenti, le regole e le relative condotte possono anche cambiare nel tempo). La fede cristiana è una parola di assoluta e totale benedizione, è un lieto messaggio di accoglienza fiduciosa da parte di Dio per l'esistenza di ogni uomo e di ogni donna. Il "regno di Dio" annunciato e promesso da Gesù ai suoi discepoli è destinato non solo al popolo di Israele, ma a tutti i popoli di ogni tempo. E' la riconciliazione dell'intera umanità (con tutte le sue innumerevoli differenze di religione, lingua, cultura, morale, ecc.) con il Mistero che noi chiamiamo Dio. E in questo mondo è anche la riconciliazione dell'umanità con se stessa, con le sue debolezze, imperfezioni, e anche errori.

Possiamo accettarci e volerci bene perché il Padre ci ha amato e continua ad amarci, non perché siamo buoni e ci dobbiamo meritare la sua benevolenza. Ma per la riconciliazione che Gesù ci ha manifestato con la sua vita donata totalmente senza riserve e che lo Spirito continua a rivelarci giorno per giorno nella storia di ciascuno e del mondo intero. In quest'ottica possiamo sentire forte e amico l'impegno che la redazione della rivista delinea nel numero dell'anniversario (1-2016, pag.14) “...con lo sguardo rivolto all'orizzonte del domani, sempre e più che mai promuovere la giustizia, ricordando incessantemente che la buona notizia è annunciata in primo luogo ai poveri, costruire un mondo abitabile, prendendosi cura della casa comune che è il pianeta Terra, lottare contro le disuguaglianze e le discriminazioni, che impoveriscono l'umanizzazione, condizione necessaria perché ci sia vita in pienezza.”




Noi siamo Chiesa - Comunità di base nord-Milano

http://www.cdbnordmilano.it





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