Massimizzare la crescita e ridurre il debito: l'austerità non funziona!


Nell’ultimo anno è del tutto cambiato il contesto internazionale ed europeo con gli indicatori che segnalano un rallentamento globale. È su questo sfondo che va collocato il DEF 2016.

Con la presentazione del Documento, il governo ripropone la massimizzazione della crescita col vincolo del risanamento di bilancio e riduzione del debito. Una strategia da condividere e che è oggi perseguita anche da molti altri Paesi europei dopo il fallimento delle politiche incentrate sull’austerità. È ribadita poi una linea di prudenza sul disavanzo pubblico, confermando la strategia di discesa graduale dell’indebitamento netto nel corso del tempo, dove si indica un obiettivo del 2,3% del PIL nel 2016, e per l’anno prossimo, quando l’obiettivo sul saldo si riduce all’1,8%. È dunque superiore al deficit tendenziale dell’1,4%, ma le condizioni dell’economia giustificano una minore restrizione e con essa il rallentamento del cammino verso il pareggio strutturale che è spostato al 2019 come nella richiesta al Parlamento. È vero tuttavia che la dinamica di crescita non può ritenersi soddisfacente perché continua a rimanere bassa. Pesano sia cause interne sia lo sfavorevole contesto internazionale.

Poi ci sono i mali antichi la cui rimozione richiede ancora tempo e interventi: bassa produttività, specializzazione produttiva troppo concentrata su produzioni a medio basso valore aggiunto e tecnologico, una struttura d’impresa frammentata con imprese troppo piccole, poco capitalizzate, poco internazionalizzate, poco digitalizzate. A ciò si aggiungano i servizi soprattutto quelli alle imprese, che in Italia hanno bisogno di una iniezione di liberalizzazione. In tutte queste aree si sono fatte diverse cose ma molto resta da fare. Ciò significa usare bene gli spazi fiscali a disposizione, tenuto conto dei vincoli europei, con i provvedimenti già annunciati e indirizzandoli al rafforzamento della capacità di crescita della nostra economia attraverso gli investimenti e meno tasse su lavoro e produzione.


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