PD Milano, Renzi e Sala vincono ai supplementari


Il confronto fra il 2011 e il 2016 non è solo un fatto tecnico, ma politico: l’astensionismo del 5 giugno 2016 (-13% di elettori rispetto al primo turno del 2011), sulla base degli studi dei flussi elettorali, sarebbe da attribuire al primo turno in gran parte a chi non ha visto in Sala un candidato adatto a rappresentare il centrosinistra, pur avendo votato cinque anni fa Pisapia. Una sorta di voto di protesta di sinistra, per intendersi. Una sinistra che a Milano viene definita “d’opinione”, non militante. I più convinti hanno comunque scelto di votare per la lista “arancione” a sostegno di Sala o per il candidato Basilio Rizzo di Milano in Comune (area riferibile a Sinistra italiana).

Secondo lo studio di Roberto D’Alimonte, pubblicato il 7 giugno, il 5 giugno la metà degli ex elettori di Pisapia non ha votato per Sala, che invece è riuscito ad avere i consensi di un quinto degli elettori di Letizia Moratti, del centrodestra, e il 40% del centro di Manfredi Palmieri. Qualcuno degli elettori “perduti” del sindaco uscente, che incarnava l’idea della sinistra unita, sarebbe andato anche al M5S (il 10% secondo la ricerca di D’Alimonte). Ben diversa la situazione di Parisi, che invece al primo turno ha riportato alle urne quasi due terzi degli elettori della Moratti, intercettando anche un quarto dei voti del centro e del movimento di Grillo. Non è un caso dunque che Sala abbia tentato durante la campagna per il ballottaggio di riportare al voto la sinistra astenuta, mentre Parisi ha tentato la carta della trasversalità (puntando addirittura agli scontenti di sinistra che amavano Pisapia più di quanto amino Sala). Vediamo allora cosa potrebbe essere accaduto durante il ballottaggio. Sala è riuscito a intascare un apparentamento con i radicali di Marco Cappato, che al primo turno hanno preso l’1,8%, e un appoggio dalla sinistra di Basilio Rizzo, che ha preso al primo turno il 3,5 percento. Parisi sembrava invece il più favorito rispetto al movimento di Grillo, pensando di poter sfruttare la verve anti-renziana. Considerando però che l’affluenza è calata del 3%, non è escluso che gli elettori del centrosinistra siano tornati al voto, sentendo la “chiamata” alle armi di fronte al rischio di un ritorno del centrodestra, mentre invece il M5S ha seguito l’esempio del candidato milanese Gianluca Corrado, che ha detto di non votare per nessuno dei due. Uno spostamento dell’asse dell’astensionismo, più qualche “aiutino” dalla sinistra, potrebbe aver favorito l’ex commissario. Che si prepara a diventare il nuovo sindaco.


Ore 20.00, 19 giugno 2016. Arcobaleno Milano Casoretto. Anche cinque anni fa, in occasione delle elezioni di Pisapia, si era verificato lo stesso fenomeno. Ottimo presagio per Milano

Ma se il Governo e il PD hanno perso la faccia, ma non le poltrone lo devono anche a Pisapia e alla sua amministrazione, al modo in cui hanno guidato il capoluogo lombardo per cinque anni, alla direzione che hanno saputo dare ad una città chiave per il Paese, unica a resistere in maniera dignitosa alla crisi e al malaffare dilagante in Italia.

Beppe Sala, fortunatamente per lui, lo ha capito in tempo, trasformando la sua immagine in brevissimo tempo. Da “uomo Expo” scelto e designato dal Premier a erede dell’ex sindaco di Milano, unica figura capace di non vanificare gli sforzi compiuti negli anni dai suoi predecessori. Si è discretamente allontanato da Renzi e dalla sua reputazione di manager “fighetto” della Milano bene, avvicinandosi a quella di chi ha governato la città con poca ideologia e tanta sostanza. Lo ha fatto giusto in tempo per conquistare quei 264.481 voti che gli permetteranno di entrare a Palazzo Marino dalla porta principale, lasciando al rivale Stefano Parisi (247.052 voti, 48,3%) l’onere e l’onore di aver perso con dignità.

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