Torino: la destra col M5S vince e rottama la sinistra storica


La sconfitta del PD a Roma e Napoli erano previste ma non a Torino per questo brucia. Brucia perché non c’è nessuno a cui dare la colpa, non c’è un capro espiatorio che possa giustificare un recupero degno di entrare nella lista delle più clamorose rimonte elettorali del Paese. Piero Fassino (45,4%, 165.880 voti) ha svolto il suo compito senza scandali, polemiche o storture. Non ha fatto nulla, in questi cinque anni, che lasciasse presagire i numeri del ballottaggio, la perdita di 11 punti percentuali e una sconfitta che probabilmente gli causerà qualche incubo notturno. Eppure è stato “rottamato” da una città che ha dimostrato di voler cambiare dopo 22 anni di amministrazioni monocolore. Una sorte che va ben oltre i confini locali, un voto che ha più destinatari: Fassino, il Partito Democratico, Matteo Renzi.

Renzi e Fassino hanno perso perché rappresentano la “solita politica”, che magari può ancora tenere i conti in ordine, ma che non risponde più alle esigenze di un Paese in crisi. Onore al merito di Chiara Appendino (54,56%, 202.764 voti), che nel corso degli ultimi mesi ha saputo presentarsi come il nuovo che piace a tutti, al “popolo” e all’establishment, una figura che rappresenta allo stesso tempo la rottura del cliché che spesso è stato incarnato dai candidati a 5 Stelle del passato. Onesta come loro, ma anche preparata, sobria e rigorosa a differenza loro.

Torino inoltre dà un’indicazione per il prossimo futuro che il Premier non può più ignorare. Il vento è cambiato davvero e se l’elettorato di centrodestra è chiamato a scegliere, non sceglie lui e lo fa in maniera compatta, insindacabile e anche impietosa. Lo fa nonostante le politiche attuate a livello nazionale fossero volte a conquistare un’ampia fetta di elettori moderati, nonostante i tentativi di allargamento a destra e i “partiti della nazionale”, nonostante gli ammiccamenti e le larghe intese.

La rimonta di Appendino si è configurata proprio grazie al fatto che l’elettorato del centrodestra, dopo l’uscita dai giochi del proprio candidato, ha preferito il M5S al PD. Senza dubbi né remore. Una scelta che in vista del referendum costituzionale di ottobre non può essere ignorata o sottovalutata.

Il 40% delle Europee non esiste più.

Il referendum sulla Costituzione e l’Italicum daranno una risposta più precisa . La legge elettorale che premia la lista e non la coalizione potrebbe rappresentare la mazzata definitiva ora che i voti cominciano a scarseggiare. Tornare al premio di coalizione significherebbe avere qualche chance in più alle elezioni, ma anche far rivivere i problemi del passato con Governi formati da partiti e partitini tanto instabili quanto inefficaci, cedere alle richieste della minoranza PD sarebbe un duro colpo per l’orgoglio del segretario. Sulle alternative si è già cominciato a ragionare, ma Renzi farebbe bene a non ripetere gli errori fatti nelle ultime settimane( lanciare la campagna del SI al referendum durante poco prima delle elezioni comunali..

Tra il primo turno e il ballottaggio il Premier ha dimostrato di non saper più “leggere” l’umore dei cittadini. Secondo quanto da lui ribadito in questo periodo, l’avversario principale da battere (o da conquistare) rimane ancora il centrodestra, le elezioni amministrative gli hanno dato torto.

Intervista a Fassino sindaco di Torino sconfitto:

"Come sto vivendo questa sconfitta? Come una grande ingiustizia. Non mi preoccupo per me, ma per la città. Cinquestelle ha vinto con una sequenza di no. Ma che progetto ha per Torino? Non lo vedo. E la città rischia di tornare indietro". "Avevo capito sin dal primo turno che il ballottaggio sarebbe stato difficile. Perché essendoci 27 elettori su 100, quasi tutti di centro-destra, che avevano per le mani un voto libero, per loro era un'occasione molto ghiotta per estromettere il centrosinistra che ha governato la città dal 1993. Ho fatto il possibile per evitarlo. Al primo turno abbiamo ottenuto la percentuale più alta di una grande città. Poi, certo, se il 95 per cento degli elettori di destra al ballottaggio vota per Cinquestelle, l'esito è scontato". La sconfitta di Roma era stata messa nel conto, dal Pd. Quella di Torino no. "Perché è giudizio unanime che questa città è stata governata bene. Anche se io, a tutti quelli che mi dicevavano "lei non avrà problemi" rispondevo: "Non è vero, perché soffia un vento che non tiene conto di come si è governato". Le racconterò un aneddoto illuminante. Domenica esco dal seggio, entro in un caffè e una signora mi ferma: "Sindaco, volevo ringraziarla per tutto quello che ha fatto. Grazie a lei Torino è diventata una città bellissima, piena di cose". Mi aspettavo che concludesse: e quindi l'ho votata. Macché. "Io ho votato la Appendino" mi ha detto. Ma perché? "Perché è bene cambiare dopo 23 anni di amministrazione di sinistra". Quando una ti dice così, cose vuoi ribattere?". Lei pensa di essere stato travolto da un vento anti-renziano? "Da un vento anti-politica sicuramente. E questo vento, in tutta Europa, penalizza chi sta al governo, locale o nazionale". La neosindaca, Chiara Appendino, l'ha ringraziata per quello che ha fatto in questi cinque anni. Le ha fatto piacere, immagino. "Certamente. Se poi avesse avuto l'onestà intellettuale di dirlo prima della elezioni, e non dopo aver vinto, non sarebbe stato male. Durante la sua campagna elettorale sembrava che Torino fosse Calcutta".

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