L'elite e il popolo, ovvero la falsa analisi sul Brexit

Gran parte dell'establishment ha votato Leave. E il Remain non è stato solo appannaggio della borghesia. La vera linea di faglia non è sulla divisione per classe. Separa coloro che accettano una società aperta e complessa e chi invece ancora coltiva la nostalgia del dopoguerra...


Per il solo fatto di avere espresso la mia amarezza dopo il Brexit, che ha fatto rivivere il nazionalismo in un paese che amo e dove vive la mia famiglia, molti miei compatrioti han preso generosamente a confortarmi spiegandomi che io appartengo alla "elite". Accetto con piacere e gratitudine il mio ingresso in questo club, di cui aspetto di godere i privilegi. Riceverò forse quote di fondi segreti? Conoscerò i retroscena delle trattative sul TTIP? sarò spedito in business class sugli aerei di linea a lunga tratta...? Ma temo che in verità i miei nuovi amici commettano un errore di analisi. Nel caso del Brexit, tale contrapposizione tra "popolo" e "elite" è smentita dai fatti. Gran parte dell'establishment britannico ha supportato il voto al Leave in nome della sovranità nazionale - a partire da Boris Johnson, un tipico prodotto dell'istruzione privata, o un patron di fondi di investimento come Crispin Odey (che è arrivato a intascare 220 milioni di sterline proprio scommettendo sul crollo del mercato azionario e della sterlina...), o quella "Brexiteuse" in abito da gran sera, che mi spiegava come i romeni minacciano posti di lavoro britannici, in un paese dove la disoccupazione è scesa a uno storico 5 %. Al contrario, il campo degli eurofili, se è lecito individuare caratteristiche generali in un gruppo di circa 16 milioni di persone, assomiglia a tutto tranne che alla borghesia tradizionale. Secondo le statistiche disponibili, hanno votato Remain: il 70% dei musulmani, il 73% delle persone di colore, il 60% dei londinesi e il 75% dei ragazzi di meno di 25 anni (anche se la maggior parte non sono andati alle urne, contentandosi di esprimere la loro la rabbia sui social network: comportamento tipico dei Millennials...). La caratteristica comune di questi gruppi non è il livello di reddito e neanche la classe sociale di provenienza, ma piuttosto una forte esposizione al multiculturalismo. Qualunque sia stata la qualità degli argomenti nel merito portati da entrambe le parti, la questione chiave dell'immigrazione è stata al centro della campagna del Brexit e ha risvegliato in maniera inconsueta il discorso razzista, trasformando al contrario il voto al Remain in una professione di fede di apertura al mondo e agli altri. E' anche da segnalare che le cinque circoscrizioni più eurofile sono anche quelle in cui la percentuale di "non bianchi" è la più rilevante.

Al di là del caso britannico, contrapporre una "elite" cosmopolita ad un "popolo" conservatore e radicato nella sua terra e nel suo patrimonio è un modo particolarmente condiscendente di imporre una revisione ideologica nativista coltivata da possidenti che non hanno altro da fare. Non è affatto necessario essere laureati, agiati e vivere nella city per mostrarsi tolleranti con gli immigrati. Non c'è bisogno, in contrasto con il mantra che insiste sugli spiazzati della globalizzazione, di essere un dirigente o un alto funzionario per esserne raggiunti dai benefici: la Francia periferica non mangia forse frutta fresca tutto dell'anno? e non compra ai suoi figli giocattoli a buon mercato fabbricati in Cina? non usa Internet e non sfrutta i suoi vantaggi praticamente gratis? non lavora magari in società finanziate da capitale straniero? e non viaggia, se del caso, attraverso compagnie aeree europee a basso costo? I problemi politici e sociali, che a mio avviso hanno a che fare più con la cultura della rendita che con la pratica del libero scambio, non sono risolvibili tirando in ballo ancora la questione delle radici.

Tuttavia, se è vero che alcuni sono disposti a vivere in una società aperta, altri no di certo. Alcuni credono che sia sufficiente un atteggiamento del tipo "vivi e lascia vivere", e altri vorrebbero invece che i loro propri valori fossero imposti d'autorità. Alcuni accettano le frontiere sempre più aperte ed altri resuscitano i miti nazionalistici. Alcuni invitano i loro vicini e altri abbassano le serrande. Alcuni aderiscono alla società complessa e diversificata che si profila all'orizzonte, e altri coltivano la nostalgia di un dopoguerra (che non esiste più). Questa è la vera frattura, che attraversa tutte le classi di popolazione e che il referendum britannico ha finalmente manifestato e palesato sulla scena. Si tratta di una divisione morale, non sociale.

Quello cui stiamo assistendo in Europa è, si spera, l'ultimo sussulto di un vecchio mondo (fintamente) uniforme ed omogeneo che non cessa mai di morire e che vorrebbe trascinare tutto giù con sé nella sua caduta. Non è l'opposizione fra il popolo e una supposta elite, ma il conflitto tra due popoli: quello di ieri e di domani.










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