Riflessioni anticonformiste sul Giubileo di cattolici "conciliari"

Tempo di Giubileo: la misericordia deve avere un volto e una pratica politica, deve costruire reti, mobilitare l’opinione pubblica e le Chiese, fare cultura ed educazione...

(riflessioni del network milanese che, da quindici anni, riflette sui problemi della Chiesa e della società)















In un incontro a Milano il 16 aprile le associazioni firmatarie di questo documento hanno messo a fuoco alcune constatazioni:

- anzitutto, che il Giubileo della misericordia non può che essere un tempo aperto e permanente, non provvisorio nè limitato all’emergenza, ma continuo e puntuale,

- che l’agire con, per, e nella misericordia, nel drammatico e minaccioso contesto attuale assume un aspetto deliberato ed esige concordia e fermezza,

- che alla base di ogni comportamento ci deve essere il riconoscerci tutti provenienti da un’unica famiglia umana,

- e che di fronte ad un essere umano, la cui vita è minacciata, esiste una obbligazione primaria nei confronti della cura dell’altro.


Per questo, più che risposte o ulteriori approfondimenti sulle tematiche, ci sembra utile ed interessante proporre delle domande su cui confrontarci nella concretezza ed anche nella realizzazione delle molteplici iniziative; le domande infatti presuppongono una ricerca, un coinvolgimento, una prospettiva di senso.

Domande che partono da alcune sottolineature forti emerse dall’incontro del 16 aprile:

ma, proprio per andare oltre il sapere e il parlare, il blaterare improduttivo, le domande sono:

  • se e che cosa siamo disposti a rinunciare e a mettere in gioco insieme per creare una mentalità comune e un comune cammino di crescita in umanità tale da superare indifferenze, cautele, barriere e recinti?

  • c’è e qual è una comune visione di futuro, che tenga presente non interessi e privilegi particolari, anche benefici, ma l’accorata globale situazione del mondo, in cui la maggior parte della popolazione è in balia di chi la sfrutta e la massacra costringendola alla fame, ai soprusi e ai forzati esodi di massa, in un contesto di sfruttamento incontrollato delle risorse e di un eco-sistema sbilanciato e pericolante?

  • ce la sentiamo di iniziare un cammino di responsabilità collettiva, in ogni ambito sociale e comunitario? E di provocarci su questo, come persone, cittadini, credenti?

Le domande sono, in altri termini:

  • ci sentiamo di operare per il bene comune?

  • Che significato ci diamo come prospettiva comune da condividere?

  • Ci rendiamo conto che il bene comune oggi non è più qualcosa da garantire e tutelare a priori, ma è un dato di partenza di ogni ricerca e azione sociale, politica ed economica, su cui verificarci e orientarci in una visione globale concorde?

Occorre sfatare i luoghi comuni della misericordia, quelli che la limitano alla devozione e alla pratica rituale, alla beneficienza e alle campagne martellanti che tranquillizzano le coscienze, per esprimere invece a voce alta le denunce di tutto ciò che sfigura l’umano, ribadendo la necessità di un cambiamento di mentalità e di stili di vita.


Le domande sono, ancora:

  • Dove e con chi parliamo e testimoniamo che la misericordia comporta un capovolgimento di comportamenti e di prospettive?

  • Ci interessa renderci e rendere conto che non si possono vivere superficialmente o in disparte i problemi e le emergenze che toccano tutti gli umani, di cui facciamo parte anche noi? Che ciò che siamo ed abbiamo appartiene a tutti?

  • Ce ne prendiamo a cuore insieme?

E’ importante e necessario trovare i modi e le sedi per farlo; ad esempio, stabilendo e pubblicizzando contatti, non settorialmente o sporadicamente, ma in modo permanente, con le diverse iniziative di misericordia, e intrecciando reti visibili di conoscenze e di interventi, di solidarietà e azioni comuni dirette o di sostegno, richiami pubblici e condivisi a nuovi modelli di vita.

Ci vuole una nuova lingua, che capiscano tutti, che esprima un nuovo modo di guardare l’altro, la stessa sete e ricerca del bene comune, e parole e gesti che abbiano la sostanza del presente e il respiro del futuro.


Le domande sono:

  • Siamo convinti che sia importante, anzi necessario, abbattere i canali a senso unico per allargarci ad una rete espansiva e condivisa di misericordia, in tutte le sue manifestazioni di creatività e di azione?

  • Stiamo valorizzando il patrimonio collettivo e individuale di un bene comune attuato nelle sue molteplici sfaccettature, di competenze, di sapienze, di tempo e risorse disponibili che le diverse reti particolari possono mettere a disposizione?

  • C’è spazio per far emergere limiti e potenzialità della ricchezza di culture e di vissuti, pur consapevoli della fatica della mediazione culturale, sociale e politica richiesta?

Le domande sono:

  • c’è il coraggio di superare le confessionalità (liberandoci da pregiudizi storici tuttora esistenti) per far diventare solidarietà comune le singole iniziative, che pur ci sono e anche numerose?

  • C’è la volontà di mettere globalmente (e non lasciate a livello di decisioni laterali) a disposizione dell’accoglianza istituzioni risorse, spazi, organizzazioni, competenze, ecc.?

  • C’è la consapevolezza di dare delle priorità e delle scelte, senza voler conciliare a tutti i costi aspetti diversi, alla concretezza della misericordia, anche a scapito della ritualità e della pratica devozionale?

A nessuno dovrebbe sfuggire quanto sia importante ed impellente creare canali culturali capaci di contrastare l’analfabetismo e la scivolosa mentalità indotta da modelli legati all’economia, al consumismo e al predominio del denaro, per coltivare la dignità e intelligenza umana per tutti, specialmente per coloro a cui viene sistematicamente lesa o tolta.


Le domande sono, infine:

  • ci sta veramente a cuore lo sviiuppo delle capacità umane e il superamento dell’analfabetismo non solo letterale, ma soprattutto mentale ed interiore?

  • In un mondo i cui criteri a livello di mentalità comune e di opinione circolante sono prevalentemente quelli del divertimento, del piacere, dell’evasione, di un eventuale successo di immagine ottenuto con ogni mezzo, quanto conta sostenere il valore della scuola e dello studio?


Da Comunità ecclesiale di S.Angelo, Noi Siamo Chiesa, Il Graal, la Rosa Bianca,

Centro Helder Camara, Coordinamento 9 marzo

Milano, 30 giugno 2016

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