La sospirata ripresa si è già incagliata

Gli scenari dopo Brexit Il FMI presenta tre scenari, illustrati nella Tabella 1-5. Due osservazioni vanno fatte. La prima è che l’impatto di Brexit si dovrebbe scaricare maggiormente più sui paesi avanzati che su quelli emergenti. In secondo luogo, l’impatto maggiore si dovrebbe registrare nel 2017 e dovrebbe essere più forte quanto più lo shock negativo fosse accompagnato da ulteriori eventi di segno negativo. Secondo il Fondo Monetario Internazionale l’impatto maggiore dovrebbe essere subito dalla Gran Bretagna, mentre l’impatto sull’economia italiana dipende dal tipo di soluzione attuato nei confronti del sistema bancario. L’entità di questo impatto dipende dalla natura degli scenari previsti che sono di tre tipi: inerziale, shock contenuti ed eventi maggiormente negativi. Come emerge dalla tabella 1-5, l’impatto maggiore si potrebbe verificare nel caso in cui gli eventi più negativi si cumulassero fra di loro. Anche in questa ipotesi, l’impatto maggiore si scaricherebbe sui paesi avanzati in generale e sull’UE in particolare.


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Il caso italiano Rispetto agli altri paesi dell’euro-zona, l’Italia si trova di fronte ad una sfida più ardua, proprio a causa dei suoi ritardi strutturali e dello stato della situazione finanziaria. Proprio per questo il FMI ipotizza che la dinamica del PIL in Italia dovrebbe essere pari 0,9% nel 2016 e all’1% nel 2017. Stime simili sono state fatta dalla Banca d’Italia nel Bollettino economico di Luglio, dove si insiste sul peso degli aumentati rischi di una revisione al ribasso. In questa ottica, il Centro studi della Confindustria (CSC) ha fornito le nuove previsioni in seguito alla Brexit, mostrate nella Tabella 1-6..


Come si vede, l’impatto sul PIL italiano è assai più significativo. Il tasso di crescita, che già non eccelleva prima della Brexit, non riuscirebbe a raggiungere neanche l’1% nel biennio 2016-17


UN CONFRONTO CON I “4 MOTORI” Per completare il quadro di riferimento generale che precede l’analisi dei dati della Lombardia e per concludere il metodo “top down” finora seguito, e cioè il passaggio dall’economia mondiale a territori sempre più piccoli, occorre prendere in considerazione l’economia dei 4 motori e cioè Lombardia (Italia), Baden-Wurttemberg (Germania), Rhone-Alpes (Francia) e Catalunya (Spagna). La logica di questo confronto va ricercata nel fatto che, in situazioni di notevole mutamento come quelle che stanno attualmente caratterizzando i sistemi economici, conviene tenere sotto controllo la distanza che separa la Lombardia dalle economie più dinamiche e non considerare solamente il dato medio che può nascondere situazioni molto eterogenee. Un vincolo è rappresentato dal fatto che i dati non sono sempre disponibili in maniera completa per tutte e quattro le regioni per cui il criterio seguito è quello di privilegiare la tempestività delle informazioni sulla loro completezza.


I dati sul PIL e la produzione industriale In via preliminare è opportuno fare riferimento ai dati nazionali per poi confrontare le performance delle varie regioni. Esiste infatti una forte correlazione fra la performance regionale e quella nazionale per le 4 regioni motori d’Europa. In particolare, per quanto riguarda la dinamica del PIL, il grafico 5.1 fa riferimento a variazioni trimestrali, mentre il Grafico 5.2 si riferisce ai dati annuali delle quattro nazioni di riferimento per le regioni che costituiscono i 4 motori. Per quanto riguarda le variazioni trimestrali tendenziali, è importante sottolineare come anche nel I trimestre del 2016 le vicende dei vari paesi restino differenziate fra di loro. Infatti, se la Spagna ha mostrato tassi di crescita decisamente superiori al dato medio, la Francia e la Germania lo hanno sorpassato di poco. Viceversa, l’Italia è rimasta ampiamente sotto la media


La stessa gerarchia non vale per le rispettive regioni, come risulta dal Grafico 5-5. In questa ottica, infatti, mentre il Baden-Wurttemberg presenta il livello maggiore, la seconda area risulta essere la Lombardia che precede sia il dato media francese sia Catalunya.



Mercato del lavoro e prezzi Il Grafico 5-6 mostra la gerarchia dei quattro motori in rapporto al numero dei disoccupati. In questo caso, Rhone Alpes si posiziona peggio della Lombardia. La stessa graduatoria viene rispettata anche qualora si faccia riferimento al tasso di disoccupazione (Grafico 5-7). In tutte le aree, va segnalata una tendenza alla stazionarietà dei tassi di disoccupazione.











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