Banche italiane al tagliando...


Nell'ottobre del 2008, il governo del Regno Unito aveva rilevato la Royal Bank of Scotland salvandola dal fallimento, e un gruppo di senior manager del Monte dei Paschi si trovava nell'ufficio di David Rossi, allora responsabile della comunicazione, e ci scherzava sopra.


"La bancarotta di una istituzione così importante non potrebbe mai accadere in Italia", dicevano. Le banche italiane sono prudenti, più conservative rispetto alle loro omologhe anglosassoni. Si erano tenute alla larga dei mutui subprime e derivati, le complesse strumentazioni finanziarie che avevano devastato i bilanci degli istituti di credito del Regno Unito e degli Stati Uniti. Fondamentalmente, le banche italiane erano rimaste radicate nella loro comunità locali, che donano loro equilibrio e anche zavorra. Gli Italiani sono un popolo di risparmiatori, si sa...

L'orgoglio di quel giorno d'autunno tra le colline toscane divenne sfatato in pochi mesi. Gli eventi che misero RBS in ginocchio presto cominciarono a pesare anche su Monte dei Paschi: la banca senese aveva raccolto un beneficio troppo oneroso dal break-up di ABN Amro, acquisita all’apice della crisi finanziaria. L'acquisizione in contanti di AntonVeneta per € 9 miliardi, (un bidone da manuale, soprattutto con i cassettisti italiani bidonati) senza la necessaria due-diligence, era un affare da cui la Banca, gloria antica di ben 544 anni, non si sarebbe più ripresa.

Ma mentre RBS e altre istituzioni hanno da tempo fatto le necessarie pulizie (anche grazie al sostanziale salvataggio di Stato), i problemi per Monte dei Paschi persistono.

Fino al mese scorso, cioè quando lo shock del voto Brexit ha innescato una svendita dei titoli in borsa delle banche italiane. Già vulnerabili a causa del loro enorme cumulo di crediti non performing - a € 360 miliardi, equivalenti addirittura a un quinto del prodotto interno lordo dell'intero paese - le azioni della banca hanno perso un terzo del valore nelle ultime due settimane.

Per il governo riformista di Matteo Renzi, questo viene a capitare nel momento peggiore. Di fronte a un referendum costituzionale in ottobre in cui rischierà la sua carriera politica, la crisi bancaria in Italia sta infiammando la rabbia popolare in un contesto di ripresa economica lenta dopo una profonda recessione che dura da almeno tre anni se non di più.

Il crollo delle banche minaccia in potenza non solo il premier Renzi, ma anche tutta la zona euro in generale. L'impegno dell'Italia per salvare le sue banche - e la lotta del premier Renzi per salvare il suo posto - si è trasformata in un serrato confronto tra l'Italia e l'Unione europea, con il governo che cerca di svicolare dalle regole ormai approvate dalla commissione UE, poichè la loro applicazione letterale colpirebbe decine di migliaia di (capitalisti o almeno cassettisti) italiani risparmiatori che hanno investito in azioni e obbligazioni delle sue banche, in particolare MPS.


Sulle banche italiane Roma e Bruxelles in rotta di collisione

Lo shock del Brexit non ha solo svalutato i titoli bancari italiani ma ha creato dubbi sulla bontà della riforma del settore. Si è anche inasprito il conflitto tra Roma e l'UE sulle regole concernenti gli aiuti di Stato ed ha posto a rischio la sopravvivenza politica del premier Matteo Renzi, dicono Rachel Sanderson, Alex Barker e Claire Jones del Finacial Times.

"Questo [Monte Paschi] era una banca in difficoltà già nel 2011 [dopo] che Antonveneta fu acquistata ad un prezzo senza alcun senso [economico-finaziario]", dice Francesco Daveri, economista presso l'Università Cattolica di Piacenza. "Ora abbiamo un problema anche peggiore con i prestiti in sofferenza drammaticamente aumentati in questi anni di recessione, e con la normativa comunitaria da poco approvata abbiamo un minor numero di opzioni a disposizione per risolvere il problema."

In modo allarmante, i banchieri di alto livello e gli investitori internazionali sostengono che il crollo di borsa del Monte dei Paschi non è causato soltanto dal livello dei crediti inesigibili. I suoi travagli pongono una questione più ampia su come la classe dirigente italiana abbia eluso il problema della riforma del proprio sistema bancario per così tanto tempo.

"Brexit è stata la scintilla in un luogo saturo di benzina", dice Luigi Zingales, docente di imprenditorialità e finanza alla Università di Chicago [Booth School of Business]. "Il problema non è solo quello dei crediti non performing. Vi è una mancanza generale di credibilità del sistema delle banche italiane nei confronti del mercato. Non è possibile minimizzare i problemi per tanti anni e poi pretendere di essere creduto".

Uno dei banchieri più stimati d'Italia è più schietto: "Per sbarazzarti di un barattolo lungo la strada tu pensi di dargli un calcio, ma improvvisamente la strada diventa in salita e la lattina ritorna e ti colpisce in faccia", dice.

Renzi contro gli interessi corporativi.

Per ironia della sorte l'ultimo presidente del consiglio Renzi ha fatto di più, essendo l'ultimo arrivato e il meno responsabile della situazione, che qualsiasi altro leader italico negli ultimi 20 anni, per cercare di riformare il sistema bancario.

È andato contro notevolissimi interessi atavici acquisiti per fare approvare le leggi di conversione delle Banche di Credito Cooperativo (BCC), con vertici eletti per voto capitario (invece che in proporzione al capitale detenuto), in società per azioni, nell’intento di forzare il consolidamento in un settore bancario di qualcosa come 600 istituti di credito indipendenti (in gran parte con raccolte insignificanti se non a livello locale). Il suo governo ha anche cercato di modificare il codice civile con leggi atte ad accelerare le procedure fallimentari civili che hanno favorito l'accumulo di crediti inesigibili. In Italia ci vogliono in media otto anni per recuperare i prestiti incagliati.

Molti nel settore bancario temono che le misure di Renzi siano comunque qualcosa di "troppo poco" e arrivato "troppo tardi". Il sistema manca di capitali in parte anche a causa dei crediti in sofferenza (i cosiddetti non-performing-loans) iscritti nei libri delle banche italiane (p.e. a 40 centesimi di euro, quando sono attualmente valutati sul mercato a soli 20 centesimi, cioè la metà, con evidenti ripercussioni sui ratio di patrimonializzazione, ndr). La Banca d'Italia non ha dati ufficiali sul deficit in conto capitale ma gli analisti di Goldman Sachs sostengono che, nel peggiore dei casi, le banche italiane abbiano da gestire un gap di capitale lordo di € 38 miliardi (cioè a dire, niente di insormontabile, ma anche qualcosa di non più trascurabile).

Purtroppo o per fortuna, per il signor Renzi il tempo per prendere un'azione decisiva sta per scadere. Il governo italiano avrebbe potuto patrocinare un ‘importante ricapitalizzazione tra il 2008 e il 2010, quando le altre banche in Europa e negli Stati Uniti stavano attraversando un processo simile; avrebbe potuto costituire una bad-bank nel 2012, come fece il governo spagnolo p.e., ed avrebbe avuto spazio per altre forme di intervento dello Stato prima dell'introduzione della risoluzione banca UE e la direttiva di recupero alla fine del 2015.

Le nuove misure, adottate per volere di Berlino, mirano a limitare d'ora in avanti la capacità di un governo della zona euro di salvare discrezionalmente una banca in difficoltà (per evitare eccessive distorsioni dei mercati finanziari, in teoria). Esse furono pensate per evitare che impopolari salvataggi finanziati politicamente coi denari dei contribuenti si ripetano in futuro. Questo significa che nessuna banca italiana può ora essere ricapitalizzata con denaro pubblico senza prima richiedere agli investitori privati di contribuire a ripianare le perdite - tra cui, in molti casi, i correntisti al dettaglio (sopra i 100mila euro di deposito) a cui sono stati venduti miliardi di euro in investimenti obbligazionari bancari oggi molto discutibili.

L'esposizione degli investitori e correntisti al dettaglio nelle le banche italiane rappresenta una minaccia per la sopravvivenza politica del signor Renzi. Tra la metà e un terzo dei € 60 miliardi di obbligazioni subordinate emesse dalle banche sono nelle mani di 60.000 investitori al dettaglio. Possiedono € 5 miliardi di debito subordinato nel solo MontePaschi. Secondo le nuove regole bancarie comunitarie, una moltitudine di questi investitori sarebbe ormai costretta a perdere i propri capitali - in conseguenza del processo di bail-in - prima che un solo euro di denaro pubblico possa essere utilizzato per salvare una banca italiana a rischio default.

Pier Carlo Padoan, il ministro delle Finanze, poco tempo fa ha affermato che "si stan continuando ad esplorare tutti i modi per consentire l'intervento pubblico nelle banche entro le regole sugli aiuti di Stato... a tutela del risparmio privato".

Non è una visione condivisa dai funzionari europei che sostengono che i predecessori del presidente Renzi hanno sottoscritto le regole di bail-in e hanno rininciato a suo tempo a sfruttare l'opportunità di una bad-bank pubblica prima che le regole sugli aiuti di Stato fossero cambiate.

"C'è una tentazione ad utilizzare il povero nonno e la nonna risparmiatori come una scusa per salvare famiglie ricche e altri creditori che di fatto [sono abbastanza solidi e] non hanno bisogno di protezione", dice Nicolas Véron, del think-tank Bruegel. "Data la loro reazione lenta e la retorica anti-UE, le autorità italiane ormai non dovrebbero aspettarsi grandi favori speciali."


Origini delle Banche Italiane.

I banchieri sostengono che l'inazione in Italia derivi in parte dalle peculiari origini delle banche. Il primo in Italia è stato un istituto di beneficenza creato da frati francescani, quando il prestito era ancora proibito (all'Indice, ndr) dalla Chiesa cattolica romana. Le istituzioni erano all'epoca di natura sociale e politica, piuttosto che economica, ma si sono evolute diventando il fulcro dell'economia del paese, il che rende il loro fallimento impensabile.

Proprietarie significative della più parte del debito sovrano italiano, le banche sono anche la principale fonte di prestiti alle piccole e medie imprese del paese, che nell'insieme compongono il 70% della sua economia. Sono istituzioni tipicamente prossime alle comunità su cui insistono ed hanno legami anche politici, con la Chiesa cattolica e coi media. MontePaschi è stato tradizionalmente il banco del centro-sinistra democratico, ovvero del partito politico dell'attuale premier Renzi, e la sua ristrutturazione è un incubo anche politico (oltrechè finanziario), dicono i banchieri.

In questo contesto, i colloqui tra i funzionari italiani e comunitari UE per elaborare un piano di salvataggio per le banche in difficoltà, che già non passò più di un anno fa, si sono arenati. I banchieri dicono che il governo sta cercando di guadagnare tempo, sostenendo che, nonostante il calo dei prezzi delle azioni, il peggio - per il momento - è passato, mentre si continua a discutere per invocare una scappatoia alle regole dell'UE ad adottare quindi una ricapitalizzazione finanziata dallo Stato e poi trovare fondi privati ​​per comprare le peggiori sofferenze.

Non era questo l’obiettivo immediatamente dopo il voto sulla Brexit, dicono persone che hanno 'familiarità' con la linea politica del governo. Un senior banker dice che Renzi era disperatamente alla ricerca di un acquirente, un 'cavaliere bianco', per Monte Paschi nel periodo immediatamente successivo al voto. Ma la riluttanza ormai acclarata del governo ad agire ha già allarmato gli analisti, che si preoccupano per l'effetto sugli investimenti.

Alvaro Serrano e Antonio Reale, gli analisti di Morgan Stanley, si dicono "preoccupati che una soluzione che utilizzi fondi pubblici potrebbe trascinarsi fino a dopo il referendum [di ottobre], o anche essere tolto dal tavolo e messo da parte", in mezzo a preoccupazioni su come far condividere l'onere, che potrebbe colpire forte gli elettori stessi del signor Renzi in Toscana...

Il peggio deve ancora venire

L'Italia ha bisogno di ricapitalizzare ben più che il solo MontePaschi, dicono i banchieri. Gli analisti stimano che UniCredit, unica banca italiana importante a livello globale, richiede fino a € 10 miliardi di capitale. Le piccole banche locali di Cesena e Rimini hanno bisogno di centinaia di milioni, e non è chiaro se anche Vicenza e VenetoBanca avranno bisogno di capitale aggiuntivo.

Ci sono preoccupazioni sul fatto che nessuna di loro, inclusa UniCredit, sarà in grado di raccogliere i fondi necessari. Nel mese di aprile BancadiVicenza ha cercato di raccogliere € 1,5 miliardi di capitale (poi sottoscritto da UniCredit) e non ha proprio trovato acquirenti.

Il fallimento minaccia non solo Vicenza, ma anche UniCredit stessa, costringendo il signor Renzi a sponsorizzare un fondo di salvataggio di 4.25 miliardi di euro, capitalizzato da gran parte delle banche italiane, tra cui Monte Paschi, per acquistare le azioni di Vicenza e fornire a UniCredit una opzione di get-out in caso di necessità.

Atlas, il fondo di salvataggio (Atlante), non solo si è dimostrato troppo piccolo per il compito che lo aspetta, ma molti temono che abbia anche fatto peggiorare le cose, legando il destino di alcune delle banche più sane d'Italia a quelle più deboli del sistema.

Mr. Daveri sostiene che se il governo accettasse di mandare una richiesta di aiuto al meccanismo europeo di stabilità (MES) potrebbe trovare una soluzione per ricapitalizzare e ristrutturare le banche italiane in un colpo solo.


Se Brexit ha provocato una prima scossa a livello europeo, i funzionari europei dicono che il 29 luglio, quando l'Autorità bancaria europea pubblicherà gli esiti dei suoi stress test, sarà ancora più tumultuosa. Sarà un "punto di trasparenza", dice un funzionario europeo, e il primo test importante da ottobre 2014, quando nove banche italiane non passarono l’esame.

MontePaschi allora era in fondo alla lista, ma i banchieri di alto livello a Milano si aspettano di nuovo che i gruppi italiani evidenzino uno scarso rendimento, rivelando notevoli carenze di capitale. Temono che le prove si siano incentrate su un intervallo di tempo in cui l'Italia ha visto la più grande contrazione del PIL di qualsiasi altro grande paese europeo, con le sofferenze della banche a livelli record. Gli analisti di Morgan Stanley pensano che MontePaschi potrebbe richiedere fra i € 2 miliardi e le prove € 6 miliardi di capitale aggiuntivo.

Bruxelles ha fatto sapere a Roma che può andare avanti, dopo gli stress test, fintanto che si rispettano le regole sugli aiuti di Stato e impone quindi un minimo di bail-in, in cui alcuni creditori minori partecipino al ripianamento (delle perdite). Questo modello di bail-in 'leggero' vedrebbe titoli junior convertiti in titoli azionari e quindi gli investitori retail potenzialmente compensati (dalla futura crescita dei listini di borsa, ndr).

La Spagna ha adottato misure analoghe, d'altronde, durante la sua ristrutturazione bancaria del 2012, generando € 13.6bn in capitale attraverso un bail-in leggero.


L'intervento della Banca d'Italia 'non si può escludere', Visco mette in guardia

Il governatore della banca centrale afferma che i problemi nel sistema bancario potrebbero minare la fiducia nel mercato finanziario.

Specialisti del settore sostengono che il sistema ha ancora un problema strutturale, (a prescindere dai prestiti in sofferenza) in Italia: è overbanked e ci sarebbe una mancanza di redditività, e non solo a causa del contesto di bassi tassi di interesse. Il paese ha più sportelli bancari che pizzerie, secondo l'OCSE con sede a Parigi, cosa che aumenta i costi e aggrava le sofferenze. Al fine di rendere il sistema bancario idoneo allo scopo, decine di migliaia di posti di lavoro devono essere tagliati e devono essere chiusi (centinaia) di sportelli bancari.

"Qualsiasi aiuto o apporto di capitale dovrebbe accompagnarsi ad una ristrutturazione del sistema", dice Alberto Gallo di Algebris Investments. Il consolidamento, sostiene, ridurrebbe i costi bancari e migliorerebbe l'intera filiera del credito.

"I paesi che sono sfuggiti alla crisi e hanno ristrutturati i loro bilanci - gli Stati Uniti, l'Irlanda - hanno tracciato una linea netta tra le attività buone e quelle cattive. L'Italia ha bisogno di seguirli, piuttosto che andare a fare la fine del Giappone, che ha nascosto il tutto sotto il tappeto", dice.

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