Banks stress-test luglio 2016

da Il Corriere della Sera di Milano

A livello Paese è proprio l’Italia a soffrire di più con un coefficiente patrimoniale medio del 7,7% in caso di scenario avverso, peggio (cioè con minore copertura del rischio) di Spagna (8,6%), Regno Unito (8,5%), Germania (9,5%) e Francia (9,7%).

Montepaschi è bocciata, con un differenziale di oltre 14 punti percentuali rispetto al valore attuale. Superano il test (per ora) UniCredit (7,10%), Ubi (8,85%) e Banco Popolare (9,0%) che in caso di crisi finanziaria presentano al 2018 un CET1 (Common equity tier 1 - ratio, rappresentato principalmente dal capitale ordinario versato e la attività ponderate per il rischio. Secondo le norme della Bce, il Cet1 ratio deve essere superiore all'8%) comunque inferiore alla media europea del 9,4%, nel rapporto tra il capitale totale e gli investimenti a rischio.

Promossa Intesa Sanpaolo con un Cet 1 del 10,21% nel 2018. Mps è risultata la peggiore in Europa nella prova sotto sforzo dell’Eba che ha monitorato nel complesso 51 istituti, escludendo quelli di Grecia e Portogallo ritenuti Paesi con un sistema bancario ancora (troppo) fragile. Ma la banca toscana era un’osservata speciale, come la spagnola Santander (con un Cet 1 in caso di crisi dell’8,2%), la tedesca Deutsche Bank (7,8%, ma con il peggioramento più marcato rispetto al 2015 a causa della sua esposizione sui derivati), la francese BNP Paribas (8,51%) e l’inglese Barclays (7,3%). Queste, a differenza dell’istituto senese, sono definite sistemiche per i potenziali effetti globali in caso di fallimento secondo la denominazione SiFi (si rischierebbe un altro effetto-Leheman tipo 2008, per intendersi).


Andamento Titolo BMPS in Borsa nel 2016


Il sistema bancario italiano ha in casa il malato cronico di tutta l’Europa, la mina vagante MPS, che proprio oggi ha provato ad auto-disinnescarsi con un piano di salvataggio, ma in Germania, considerata fino a poco tempo fa la patria delle banche dure e pure, hanno molto da preoccuparsi perché a tremare sono i colossi Deutsche Bank e Commerzbank per la loro esposizione ai derivati e le cause legali in corso. MPS guida per ora la lista delle peggiori, Commerzbank e Deutsche occupano la settima e la nona posizione.

Le banche italiane. Mps è l’unico caso in Europa di Cet1 negativo, a -2,2 per cento. In caso di scenario avverso, UniCredit si ritroverebbe con un coefficiente (ratio) al 7,1%, Intesa Sanpaolo al 10,2%, Banco Popolare al 9%, Ubi Banca all'8,8 per cento. Banca d’Italia sottolinea che “nonostante la severità dell'esercizio e le forti tensioni degli ultimi anni, quattro delle cinque principali banche italiane comprese nel campione Eba mostrano una buona tenuta”.

Le banche tedesche. Se si prendono le banche nel loro insieme, il Cet1 aggregato è pari al 9,5%, mentre quelle italiane raggiungono la soglia del 7,7 per cento, affondate però da Mps. Disaggregando i dati, risaltano, in negativo, Deutsche Bank e Commerzbank, le prime due banche tedesche. Secondo il ceo di Deutsche, John Cyran, “la banca è nei tempi per raggiungere l'obiettivo di un Cet1 del 12,5% almeno per la fine del 2018”.


Le pagelle dell’Eba non sono degli ultimatum nel senso che non contengono delle 'ricette' da seguire obbligatoriamente: neppure la Banca centrale europea, come ha chiarito negli scorsi giorni, chiederà una ricapitalizzazione per le banche più a rischio.

Siena ha provato a dare un segnale forte non solo con il piano di salvataggio, ma anche con i dati del primo trimestre, che hanno registrato un utile sopra le attese di mercato, a 302 milioni di euro. Con questi due elementi la mina vagante Mps ha provato ad attutire il colpo della pagella dell’Eba tutta da dimenticare.

Nel dibattito e nella sfida a distanza tra Italia e Germania, che anche recentemente (l'ultima volta proprio oggi, 2 agosto) ha visto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, farsi capofila del fronte della solidità degli istituti italiani e piuttosto artefice di critiche verso Berlino, l’esito degli stress test segna un sostanziale pareggio. Al ribasso.

Roma ha in casa la pecora nera d'Europa, essenzialmente per sbagli gravi ma commessi in passato e non ripetibili, ma la Germania deve fare i conti con i suoi due pilastri che si fanno sempre più deboli e per ragioni strutturali...


da La Stampa di Torino

«Il piano del Montepaschi? Molto coraggioso, può essere il modello per affrontare anche altre situazioni di crisi», sostiene Pierpaolo Baretta, sottosegretario all’Economia con delega sulle banche. Che però esclude che il Tesoro metta altri soldi nella banca senese. Quanto agli stress test, «finalmente si è smontata la tesi, circolata subito dopo la Brexit, che fosse in crisi l’intero sistema bancario italiano. Fortunatamente si è visto che da noi non è in atto una crisi sistemica e che le nostre banche, per lo meno quelle prese in considerazione, hanno reagito bene. Questo è importante perché consente di affrontare i punti di crisi con più lucidità. E infatti è anche importante che il nostro vero punto di crisi, il Montepaschi, abbia un piano condiviso con la Bce che una volta applicato lo ricollocherebbe a metà classifica degli stress test».

Come valuta questo piano?

«È un piano importante, molto impegnativo, coraggioso. La Bce aveva chiesto una “pulitura” di almeno 10 miliardi di sofferenze e sono arrivati a quota 27 miliardi affrontando in maniera strutturale l’intero problema. Ma è molto significativo anche il fatto che questo sia un piano di mercato».

Stato o mercato? Alla fine ha prevalso la seconda opzione.

«In queste settimane si è discusso molto su come procedere. Il fatto che quello di Mps sia un piano di mercato ha due vantaggi: il primo è che in questo modo si affronta il risanamento senza scaricare sui contribuenti le difficoltà della banca ed il secondo è che una soluzione del genere può diventare un precedente per affrontare le altre situazioni critiche che ancora abbiamo in Italia».

Adesso si pone il problema delle due banche venete salvate dal Fondo Atlante.

«Sì, non dimentichiamo che gli stress test ci hanno tirato fuori dal rischio sistemico, però il problema delle sofferenze è reale e finalmente il sistema decide di affrontarlo».

Però forse né il fondo Atlante né Atlante2 potrebbero bastare.

«Atlante ha già dimostrato in pochi mesi di essere un veicolo che indica strade nuove. Sta diventando un regolatore del mercato privato e questo può aiutare molto a mettere ordine nella situazione. E comunque non è solo, perché se guardiamo all’operazione Mps ci accorgiamo che nel pacchetto dei sostenitori dell’aumento di capitale ci sono importantissime istituzioni bancarie, tra l’altro internazionali, che evidentemente hanno creduto nel progetto. È chiaro che anche per le altre banche in difficoltà bisogna procedere nello stesso modo».

Molte categorie professionali contestano l’idea che le loro casse possano investire in Atlante 2. M5S e Forza Italia parlano addirittura di scippo delle pensioni…

«E’ un allarme ingiustificato. Perché intanto non c’è alcuna imposizione: si tratta di fondi privati e quindi saranno i singoli organi a deliberare eventualmente l’adesione ad Atlante. In secondo luogo sappiamo che sono le casse a chiedere da tempo di essere più libere nel gioco di mercato».

Un ipotetico rendimento del 6% è interessante, bisogna però capire che tipo di rischi comporta.

«Sì, certo, il tema della valutazione dei rischi c’è. Ma la giusta prudenza legata alla tutela delle pensioni, che è poi l’oggetto principale della loro attività, non significa essere immobili negli investimenti».

Di fronte all’aumento di capitale di Mps, il Tesoro, che ha il 4% cosa fa, partecipa o si lascia diluire?

«Il Tesoro sta fuori dal gioco: abbiamo favorito il decollo Atlante e appoggiato la stessa ricapitalizzazione di Mps ,e ripeto che per noi è molto importante che sia un’operazione di mercato. Come è importante avere evitato di impattare sul bail in. Insomma, non è che non ci siamo, però è meglio così».

Meglio… stare fuori?

«I soldi dei contribuenti sono sempre l’ultima ratio. Per ora si partecipa ad “Atlante 2” attraverso Sga: lavoriamo più a consolidare che ad essere coinvolti direttamente».


per ulteriore approfondimento vedere il comunicato ufficiale dell'Autorità Bancaria Europea (EBA)

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