Dal rischio finanziario al rischio politico


Alla fine di giugno, Matteo Renzi ha chiesto alla Commissione europea di ricapitalizzare le banche italiane con fondi pubblici. Sperava che il caos causato dalla Brexit avrebbe incoraggiato Bruxelles a sospendere le sue regole di bail-in, che vieta agli stati membri di salvare le proprie banche (con denari pubblici). I tedeschi hanno detto di no. Dal momento che Renzi negozia l'economia italiana ha bisogno di un salvataggio, non di un bail-in.

Problema di fondo: per sostenere la ripresa, le banche dovrebbero creare più di credito, ma i bilanci non permettono di prendere nuovi rischi. Dopo tre anni di recessione, quasi un quinto del passivo è costituito da debiti in sofferenza. Il resto è causato dai tassi di interesse (ormai quasi zero) prevalenti in Europa.

Le banche vorrebbero ricapitalizzarsi, ma i rendimenti sono troppo bassi per permetterlo (nessuno lo trova conveniente). Da qui la necessità di un intervento dello Stato.


Se Renzi non riesce, la situazione potrebbe deteriorarsi. Le banche, rischiando il fallimento, saranno messe sotto tutela, e si richiederà un bail-in ai creditori. Ma l'Italia non è Cipro. I creditori delle banche italiane non sono russi (come per Cipro), sono cittadini italiani... Non solo sarebbero spogliati dei loro risparmi, ma contribuirebbero ad aggravare la deflazione, ma non è certo che uno degli Stati fondatori dell'Unione europea accetterebbe questa doppia umiliazione, che tra l'altro in gran parte è causata proprio dalle politiche monetarie della Unione medesima.


Gli italiani non sono euroscettici, ancora per il 51% sono a favore della UE. Ma potrebbero diventarlo. Se la Germania continua ad opporsi al bail-out, è molto probabile che il partito M5S possa sostituire Renzi il mese di ottobre. La formazione creata da Beppe Grillo crede nella democrazia diretta, e dovrà rispettare la volontà degli italiani. Non sarebbe sorprendente vedere un ulteriore rafforzamento degli altri partiti euroscettici europei.


Merkel lo sa, e lo prende in considerazione. Lunedi scorso (11 luglio) ha detto che era determinata a "trovare una soluzione che soddisfacesse gli italiani". Ma sa anche che se avesse accettare il bail-out, i suoi elettori tedeschi stessi le addosserebbero la colpa. L'approfondimento del progetto europeo sarebbe anche messo in discussione.


Giovedi, 07/14/2016

Conrad BERTEZ (AGEFI)



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