Editoriale #62: Incubo Banche... Ripresa economica Addio!



L'Europa per gli Italiani è come Beatrice per Dante Alighieri, una bellissima e virtuosissima fanciulla che però non è mai esistita e non esisterà mai, "cosa venuta di cielo in terra a miracolo mostrare" perché è una creazione dell'INCONSCIO di uno frustrato dalla realtà che lo circonda...




- Banche italiane, le più sane d'Europa: un mito da sfatare...?

La lunga storia, da Tremonti e Draghi a Monti, Visco, Letta, Renzi

Ripercorriamo insieme i prodromi di una situazione che si trascina ormai da almeno da 5-6 anni. Dal 2008, indistintamente, tutti i nostri principali esponenti di politica finanziaria ripetono che i nostri istituti di credito sono solidi, virtuosi, affidabili. Storia di un ritornello sbugiardato da crac e crisi a ripetizione. L’ultimo a ripetere il concetto è stato, qualche settimana fa, anche se con termini meno netti, Jean-Claude Juncker: «Il settore bancario non è un pericolo per l’Italia in questo momento», quasi per frenare le richieste di Matteo Renzi di congelare il bail-in per ricapitalizzare gli istituti con capitali del bilancio pubblico ma senza aggravare il debito dello Stato, trattandosi di un intervento una-tantum.

2010 - È GIA' UN MANTRA

«Le banche italiane sono sane»

Quasi un luogo comune. Come «italiani brava gente» o «la cucina italiana è la migliore al mondo». Banchieri, brava (e cauta) gente...La Banca Centrale Europea (BCE) e il Comitato Europeo dei Supervisori Bancari (CEBS) misero in risalto che gli istituti passati al setaccio (UniCredit, IntesaSanpaolo, MPS, UBI, Banco Popolare) avevano ratio di patrimonializzazione molto bassi (tra il 7,8 di Piazza Cordusio e il 6,2 di Siena) e troppi titoli di Stato in pancia, sia italiani ma anche greci e spagnoli (tra i meno affidabili). Il governatore di BankItalia del tempo, Mario Draghi, commentò: «Le banche italiane sono solide». Gli fece eco Giulio Tremonti, il ministro del Tesoro, pur con qualche dubbio in più. MA POI ARRIVO' LO SCANDALO DI SIENA... Un anno dopo (2011) il Monte dei Paschi avrebbe chiuso il bilancio in rosso per 4,69 miliardi di euro. E l’allora presidente - Giuseppe Mussari -, passando il testimone a Profumo e Vigni, si giustificò: «Stiamo pagando un prezzo molto elevato, con un rapido grave e diffuso deterioramento dell'economia reale. Ma diciamolo chiaramente, superiore ai nostri demeriti». Nel 2013 la procura di Siena scoprirà che l’avvocato calabrese e la sua prima linea erano soliti falsificare i bilanci... (al punto che un alto dirigente si suiciderà all'arrivo della notifica di indagine da parte della procura - 7 marzo 2013). Anche il decano dei banchieri italiani, Giovanni Bazoli, si sentì di dover affermare: «Le banche italiane sono sane. MPS è stato soltanto un episodio». Gli stress test nel 2010 (non) risvegliarono le coscienze. All’epoca il ragionamento che si faceva era semplice: gli istituti vivevano grazie al risparmio degli italiani (quasi sei volte il nostro PIL, da non dimenticare, fra i più alti al mondo), il credito al consumo e le carte di credito non erano così diffusi come in America (altra peculiarità italica), l’esposizione ai prodotti spazzatura (come i mutui subprime) era inesistente e, soprattutto, l’accesso al credito era agevole soltanto per i soggetti più solvibili (notoriamente una minoranza). «Le banche italiane sono UN ESEMPIO VIRTUOSO».

Così si esprimeva Alessandro Profumo, costretto (dai soci tedeschi) dopo qualche anno a lasciare UniCredit quando BankItalia obbligò piazza Cordusio a un maxi aumento di capitale, (che lui peraltro concluse con successo, andando a raccogliere quattrini anche dal fondo sovrano libico del colonnello Gheddafi). Mentre ancora nel 2011 il pugnace banchiere cattolico Giuseppe Guzzetti, presidente dell’ACRI (l'Associazione delle Fondazioni di Origine Bieancaria e delle Casse di Risparmio) affermava: « Le BANCHE sono il sostegno all'economia reale ». Ma quando l'economia reale (cioè la produzione) crolla le banche seguono la stessa sorte. Ignazio Visco, succeduto nel frattempo a Draghi alla guida di BankItalia, faceva sapere pure lui che il caso MPS era un caso isolato.




ROSSO E NERO NEI BILANCI. Negli anni seguenti tutti questi miti sono crollati. Si venne a scoprire progressivamente che le banche che avevano aumentato il loro perimetro o avevano guardato oltreconfine si erano ritrovate anche loro alle prese con junk-bond (come UniCredit), o che avevano utilizzato oltre il dovuto "strumenti derivati" (MPS nella triangolazione AntonVeneta/AbnAmbro/Santander, per esempio) pagandoli con fondi neri. Per non parlare del fatto che le realtà più radicate a livello territoriale (Banco Popolare o UBI) si erano mostrate talora poco caute nel concedere affidamenti. Fenomeno che ha rasentato il codice penale con il caso Etruria&Co...

Fu un errore rifiutare le procedure UE e la creazione di una Bad-Bank?Ai posteri l'ardua sentenza...

Boris Johnson( ministro degli esteri Britannico)" La Germania ha distrutto la manifattura Italiana" e di conseguenza le banche seguono. Chi osa dargli torto leggendo il grafico?


Nel resto degli altri Paesi - dove la situazione non era certamente migliore che in Italia, anzi - si sono prese misure molto drastiche: licenziamenti di massa fra i dirigenti bancari, accorpamenti e soprattutto l’intervento delle autorità europee, anche dovendo accettare il controllo della famigerata Troika (l'insieme dei creditori ufficiali durante le negoziazioni con i paesi UE coinvolti nella crisi bancaria, costituito da rappresentanti della Commissione europea, della Banca Centrale europea e del Fondo monetario internazionale) sulle proprie finanze, come successo in Spagna, in Portogallo e in Irlanda e naturalmente in Grecia. L’Italia, invece disse di no, ritenendo di essere in grado di "lavare i panni sporchi a casa propria" (come del resto fece la Germania, andando a prosciugare il proprio bilancio pubblico per la ragguardevole somma di quasi 200 miliardi di euro, cioè circa il 7% del PIL tedesco...)

MIOPIA DI MONTI E LETTA...? Nel 2013 Mario Monti disse ufficialmente NO alla bad-bank, nonostante le pressioni UE: «La vicenda non deve gettare ombre sul sistema italiano, che ha retto alla crisi meglio di altri Paesi», temendo molto più le reazioni negative dei mercati finanziari e di fatto l'intrusione di occhi "interessati" europei sui bilanci (e sugli affari) nazionali che non i sacrifici della ricapitalizzazione con ricorso a denari privati; ed Enrico Letta, il suo successore, in un’intervista al Washington Post dello stesso anno, smentì addirittura i problemi: «Le ricapitalizzazioni con denaro pubblico in Italia sono state al livello più basso in Europa e hanno riguardato una sola banca, MPS». Ergo, «non c’era bisogno di una ricapitalizzazione al sistema» né di un intervento esterno UE con ricorso alla Troika come in Spagna.



REGOLE ANTI-ITALIANE.

Il resto l’hanno fatto le autorità di vigilanza e finanziarie, BCE e UE. Mani tedesche e francesi scrivono le regole per gli stress test del 2014: si ampliano le garanzie per i prestiti, per i livelli minimi di capitalizzazione, ma soprattutto si valuta l'esposizione delle banche verso i titoli di Stato (quelli italiani sono di fatto a rischio maggiore perchè la Repubblica ha un debito maggiore degli altri paesi UE, e che continua ad aumentare, aggravando il rischio di un potenziale fallimento dello Stato italiano, inteso come Pubblica Amministrazione, naturalmente - quello che è avvenuto in Argentina a fine 2001, per intenderci).


Tra le altre, nove banche italiane ed una sola franco-belga non passeranno il test 2014. Tutte le banche tedesche vengono promosse con il vento in poppa, nonostante abbiano in pancia parecchi titoli tossici (circa il 42% del totale degli attivi patrimoniali bancari tedeschi sono titoli derivati, contro circa il 14% italiani - solo la Svizzera adotta una politica ancora più rischiosa, ma forse se lo può permettere e in ogni caso è fuori dalla UE). Secondo la Banca Centrale Europea, a non superare l'esame sono state nove banche italiane, per un totale di capitale mancante pari a 9,6 miliardi (che effettivamente non sarà poi difficile da reperire, per fortuna). Oltre a MPS e Carige, nella lista delle bocciate ci sono anche Veneto Banca, Credito Valtellinese, Popolare di Vicenza, Popolare di Sondrio, Popolare di Milano, Popolare dell'Emilia Romagna e Banco Popolare. Questo primo esito ufficiale negativo aveva preso in considerazione i bilanci fino al 2013, naturalmente - poi le cose miglioreranno, per alcune banche, ma non per tutte.


Nel 2015 falliranno infatti (a sorpresa, ma non troppo) Banca Etruria, CariFerrara, CariMarche, CariChieti, mentre Popolare di Vicenza e VenetoBanca saranno salvate a inizio 2016 dal Fondo Atlante (fondo di investimento formalmente privato, nato sotto impulso del governo italiano per intervenire nelle crisi bancarie - con riferimento al nome del Titano condannato da Zeus a reggere sulle proprie spalle la volta celeste...)

Nel frattempo la banca italiana più internazionale (UniCredit) ha dovuto varare un terzo aumento di capitale. Nomi storici come Carige o Siena aspettano il cavaliere bianco. Meglio se straniero. Circa mezzo milione di risparmiatori sono stati travolti da truffe e fallimenti ad Arezzo, Ancona o Vicenza. Mentre la crisi ha via via acuito le condizioni del mercato del credito, con le sofferenze salite forse a 360 miliardi di euro a giugno 2016.


1° GENNAIO 2016: entra in vigore la Direttiva sulla risoluzione delle crisi bancarieBank Recovery and Resolution Directive (BRRD). Approvata da tutte le forze politiche italiane, compresa la Lega di Salvini, con l'eccezione del M5S. Il tratto più rilevante della nuova disciplina è il passaggio dal cosiddetto bail-out, o salvataggio 'esterno' delle banche da parte della collettività con denari pubblici (come fatto dai tedeschi), al bail-in, o salvataggio interno, che consiste nella riduzione dei diritti degli azionisti e dei creditori o nella conversione in capitale dei diritti di questi ultimi, quindi in ultima analisi un salvataggio operato con mezzi propri dei diretti interessati nella proprietà delle banche stesse. Il nuovo meccanismo prevede, quindi, che il salvataggio degli istituti di credito, d’ora in poi, non avverrà più con soldi pubblici (autorizzato dallo Stato) e/o delle banche centrali, come è stato sino a oggi (anche oltre-Manica e oltre-Oceano, per intenderci). In pratica, non appena subentra la crisi di un istituto di credito, le perdite vengono assorbite seguendo una precisa gerarchia di priorità: innanzitutto, vengono gli azionisti, poi i detentori di altri titoli di capitale, quindi gli altri creditori subordinati ...poi i titolari di depositi, naturalmente per importi oltre i 100.000 euro; il Fondo di garanzia, che contribuisce al bail-in al posto dei depositanti protetti.

Incredibile l'ultimo colpo di scena: nello stesso mese di gennaio 2016 Visco, governatore della Banca d'Italia, ed altri, scoprono che il bail-in sarebbe incostituzionale e Renzi con tutto il governo si affretta a chiederne la revisione, o l'eccezione per l'Italia. Per salvare MPS (ed UniCredit), e sfuggire all'ira dei creditori...?

Possibile che ABI, (Associazione Bancaria Italiana, nonostante che i loro uffici studi avessero previsto tutto), Banca d'Italia, Parlamentari UE, Governo, non sapessero nulla sulla criticità delle banche italiane? Superficialità o sudditanza alle regole europee o meglio germano-europee? Da ultimo, RENZI e PADOAN, pochi giorni fa. «Basta con lo sciacallaggio. Le nostre banche sono solide: sono la spina dorsale dell’economia, a maggior ragione dopo l’intervento del governo». Parole arrischiate. STRESS TEST 29 LUGLIO 2016: Monte dei Paschi è la peggiore Banca Europea, e viene approvato dalla commissione UE il piano di salvataggio.

Renzi: "MPS è un disastro, ma non pagheranno i risparmiatori e niente aumenti IVA".




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