Continua la saga del Monte dei Paschi di Siena...


In attesa dei risultati degli stress [annunciati venerdì 29 luglio - questo articolo del CEPS era del 28 - ndr] vale la pena di dare un'occhiata più da vicino al caso di Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS), che costituisce l'esempio più visibile dei problemi che affliggono l'intero settore bancario italiano.

Il punto di partenza deve essere la considerazione che MPS vive sull'orlo del baratro ormai da molti anni. La banca italiana è venuta meno, o è stata vicino al fallimento, in tutte le precedenti prove di stress a livello UE dal 2010. L'ammontare complessivo di distruzione di valore in questo singolo caso può essere desunta dal fatto che MPS ha raccolto circa 16 miliardi di € in capitale nel corso degli ultimi 10 anni, ma il suo valore di mercato è tuttora - e nonostante tutti gli aumenti di capitale - solo di poche centinaia di milioni. Inoltre, il 'cuscino' (normativo) a protezione del capitale depositato è rimasto sempre relativamente sottile.


L'indicatore chiave in questo momento è il valore attuale dei crediti non performing (NPLs). Circa un terzo del totale del portafoglio impieghi di MPS 'non rende', rispetto a una media di circa un quinto del sistema bancario italiano. Ci sono quindi stati chiaramente problemi nel controllo del rischio di credito nel passato più o meno recente di MPS.

Se MPS abbia bisogno o no di essere ricapitalizzata dipende quasi interamente da quanto valore si vuole assegnare ai suoi 50mld € o giù di lì (al lordo) di crediti non performing. Nello scenario peggiore (se il valore delle sofferenze, in media, scendesse sotto il 20%), la banca avrebbe bisogno di essere commissariata e la procedura di bail-in del debito sarebbe inevitabile. Nella migliore delle ipotesi le recenti modifiche alle leggi e alle procedure di insolvenza consentirebbero invece tassi di recupero sulle sofferenze fino al loro valore attuale (circa il 40% del capitale di libro). In questo caso, non ci sarebbe alcun bisogno di bail-in e poco bisogno di capitale aggiuntivo. Il governo italiano (e l'Associazione Bancaria Italiana - ABI) sono, naturalmente, parti attive nel sostenere quest'ultimo come lo scenario più probabile. La regolamentazione e la vigilanza europee, tuttavia, devono adottare un atteggiamento più cauto.


Nessuno, a questo punto, è in grado di determinare con certezza il vero valore delle sofferenze (e non solo quelli di MPS). Il mercato per loro è piuttosto 'sottile' (pochi sono disposti a rilevarle) e ogni singolo prestito non-performing è un caso speciale. E' quindi impossibile fare generalizzazioni. Formalmente, la maggior parte dei prestiti sono sostenuti da garanzie reali che si avvicinano a coprire il valore contabile ad oggi. Per la maggior parte delle PMI e degli altri prestiti alle imprese, tuttavia, la garanzia è costituita da macchinari e immobili industriali, che diventano inutili (e quindi senza valore in pratica) quando l'impresa che utilizza tali specifici fattori produttivi abbia cessato l'attività.

Inoltre, l'esperienza suggerisce che il valore di libro attuale delle sofferenze non è una buona indicazione per stimare il loro valore a lungo termine. Negli ultimi dieci anni il sistema bancario italiano ha realizzato profitti nel complesso ad un tasso simile a quello della media europea. Di tanto in tanto, però, le banche italiane hanno mostrano perdite enormi. Ciò si verifica in genere quando sono costrette dalle autorità europee a rettificare il valore di alcuni asset (attivi patrimoniali a bilancio). Ogni volta, le banche naturalmente protestano che queste rettifiche sono esagerate e che il valore reale degli attivi è molto più alto. Se questo fosse stato vero, però, vale a dire se la forzata svalutazione sia stata eccessiva, le banche avrebbero per reazione registrato grandi profitti subito negli anni successivi nel momento in cui il supposto vero valore degli asset svalutati fosse emerso. Ma questo non è mai avvenuto, ed è difficile capire perché questa volta dovrebbe andare diversamente...


Figura 1. Return on equity per l'UE, l'Italia e MPS, 2007-15 (%)

Nota: La figura mostra il rendimento del capitale per l'Unione europea (UE), l'Italia (IT), e Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS).

Fonte: elaborazione degli autori sulla base della BCE consolidati dati bancari e del bilancio di Banca Monte dei Paschi.


L'argomento secondo cui costringere MPS a vendere le sue sofferenze subito e in fretta non permetterebbe alla banca di recuperare con calma il loro vero valore (configurando una 'svendita') non è convincente, dato che il problema è noto ormai da anni. Tuttavia, ora sembra che il problema sarà rimandato al futuro da un prestito ponte predisposto da un consorzio di investitori privati ​​('amici di MPS'), che consentirebbe a MPS di 'parcheggiare' le sofferenze in un apposito 'veicolo' (finanziario) separato e quindi permettere di smaltire in modo più graduale le sofferenze in periodi successivi. E' una soluzione 'sponsorizzata dal governo', ma formalmente a carico del settore privato, un'operazione di salvataggio che rappresenta probabilmente il percorso di minor resistenza, a questo punto, poiché eviterebbe la necessità di un bail-in dei titolari di debito subordinato.

Notiamo anche che il salvataggio del tipo suddetto - per i detentori di debito subordinato - creerebbe molto meno disagio sociale di quanto ci si potrebbe aspettare da prove di simulazione basate sul recente fallimento pilotato delle quattro piccole banche italiane alla fine dell'anno scorso (Banca Marche, Banca Etruria, Carife e CariChieti). I dati della Banca d'Italia indicano che oltre l'85% di tutto il debito subordinato è detenuto da 10% delle famiglie nella fascia di maggiore ricchezza (che quindi si possono permettere di aspettare per vedere il patrimonio di MPS riprendere quota negli anni).



Willem Pieter de Groen è Research Fellow presso CEPS e Daniel Gros è direttore del CEPS. Questo commento riassume i risultati di un esame tecnico effettuato sulla MPS negli ultimi anni. Per ulteriori informazioni, vedere gli altri commentari pubblicati da Willem Pieter De Groen, dal titolo "Uno sguardo più da vicino a Banca Monte dei Paschi: Living on the edge", CEPS Policy Brief No. 345, 28 luglio 2016.


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