Diciamola Tutta: Mario Monti ha fatto un Disastro (e la Germania ringrazia). Ecco perchè

Lo scopo di questo articolo è analizzare e dimostrare quanto indicato nel titolo e per fare questo verranno approfonditi le cause e gli effetti delle misure attuate dal Governo del Prof. Mario Monti. Abbiate un po’ di pazienza, il documento è volutamente lungo – ma non complesso – a causa del necessario requisito di completezza, l’auspicio è di rendere convincenti le tesi proposte con dati fattuali, anche in considerazione dei recenti interventi a supporto dell’UE e delle sue politiche, non ultimo l’intervento di Van Rompuy ieri a Cernobbio quando indicava che l’Europa non è il problema ma la soluzione (excusatio non petita, accusatio manifesta?).

Ricapitoliamo. Il Governo Berlusconi caduto a fine 2011 effettivamente si era perso in un gioco di veti incrociati, una situazione economica in stallo da almeno 10 anni e con un capo perso tra varie e svariate bellezze effimere. Questo almeno quanto sostengono gli organi di stampa in generale e sull’ultima constatazione penso che nemmeno il mio gatto avrebbe nulla da dire. Precedentemente, le parentesi dei Governi Prodi e D’Alema non avevamo dato nessuna vera svolta economica al Paese, come invece potrebbe apparire da certe affermazioni ancora a mezzo stampa, argomentazioni emerse nell’ultimo anno. In particolare, e questo lo aggiungo io – a rischio di auto-provocata smentita, vedremo più sotto – poco o nessun controllo dell’inflazione post introduzione dell’euro è stato adottato da nessun Governo italiano che si è succeduto, ritenendo il sottoscritto che il delta competitività dell’Italia vs. centro Europa sia da ascrivere in maggior parte a tale differenziale inflattivo.

La saggezze convenzionali ci dicono dunque che l’Italia negli ultimi venti anni non ha saputo crescere, spiace sentire che una certa classe politica cerchi di dare tutte le colpe all’ultimo arrivato, Silvio Berlusconi. E penso che egli stesso sia il primo a rendersi conto che di colpe ne ha tante, a partire dall’aver avuto l’opportunità di cambiare veramente il Paese con una maggioranza spropositata e di non averlo fatto, ma sicuramente non tutte.

Ma osserviamo meglio quanto accaduto con i dati, verificando le affermazioni sopra citate con un po’ più di dettaglio. Italia in stallo da 10 anni: vero? E se si, possiamo dare una data precisa a partire dalla quale l’Italia si può considerare in stallo? Vediamo il grafico seguente, andamento del GDP mensile:

Possiamo osservare che dal 1992 in avanti (prima la Germania non aveva dati aggregati est-ovest) la crescita italiana sembra addirittura leggermente superiore a quella tedesca, fino al 2005. Poi, l’andamento sembra assimilabile al partner europeo; successivamente il gap si è aperto, dal 2011 in avanti. Curioso che la Germania abbia iniziato ad alzare i toni in Europa proprio a partire dal 2011, sembra quasi non aspettasse altro….

In ogni caso possiamo dire che in Italia ci sia stata crescita negli ultimi 10 o 20 anni fino al 2009, magari bassina ma diciamo onorevole se confrontata a quella tedesca; poi le cose hanno iniziato ad andare per il verso sbagliato.

Dunque, contestualizzando, mi viene da commentare che l’affermazione ”Italia in stallo da 20 anni”, beh, forse non è così vera se la si confronta alla Germania, avente un andamento della crescita molto simile fino al 2009 o al 2011, a scelta del lettore. Ora, passiamo al differenziale di inflazione:


Possiamo evincere che dal 1.1.1999, data di fissazione parità della lira sull’euro, l’inflazione italiana sia aumentata sostanzialmente più della Germania (occhio alle scale, sono disassate! bisogna guardare l’inflazione assoluta sui rispettivi assi), poi l’andamento – sebbene in valore assoluto resti superiore in Italia – sembra avere un andamento simile fino al 2007, poi quella tedesca parte prima di quella italiana ed ora è maggiore, vedendo in generale una certa similitudine nei comportamenti fino al 2011/2012 quando l’Italia va in pre-depressione. E’ chiaro che c’è stato un accumulo inflattivo dell’Italia, ma sinceramente il dato non sembra sufficiente per giustificare un tal crollo della competitività italica, almeno nei termini in cui viene percepita oggi. Anche perché, viaggiando molto per lavoro in Germania, posso confermarvi che i costi della vita apparenti (affitti, hotel, cibo, svago) sembrano al mio portafoglio molto più bassi di quelli italiani, almeno comparando le grandi città, sentore per altro confermato da referenziate statistichei, per cui la smentita di cui all’introduzione meriterebbe una superiore analisi … Ma questa è un’altra storia, che magari approfondiremo in un intervento successivo.

Andiamo a vedere ora un parametro importante per la produttività manifatturiera e per i costi associati (possiamo definirla anche inflazione legata dei costi della produzione), ossia l’indice dei prezzi alla produzione:

Anche qui un andamento simile ma più accentuato: attenzione alle scale diverse sui due assi, la Germania passa da ca. 87 a 118 (+31, ossia base punto di partenza ca. +35%), mentre l’Italia passa da 75 a 120 – lasciando stare il tratteggiato – (+45 ossia +60%), quindi è confermato l’accumulo inflattivo anche nell’andamento dei prezzi alla produzione.

fine PARTE I

fonte:

http://scenarieconomici.it/diciamola-tutta-mario-monti-ha-fatto-un-disastro-ecco-perche/ settembre 2013


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