Deutsche Bank e Commerzank sotto pressione


Nuove turbolenze di mercato hanno investito ieri (23 settembre) Deutsche Bank per i timori che la più grande banca tedesca possa aver bisogno di un aumento di capitale. Le azioni hanno accusato un ribasso del 7,5%, scendendo a 10,5 euro, i minimi dagli anni 80.

L'occasione delle perdite del titolo Deutsche Bank è stata questa volta un articolo di un settimanale tedesco, secondo cui, in un incontro con l’amministratore delegato della banca, John Cryan, il cancelliere tedesco Angela Merkel avrebbe negato la possibilità di aiuti di Stato e anche un intervento presso le autorità degli Stati Uniti, dopo che il Dipartimento di Giustizia americano ha avanzato dieci giorni fa una richiesta di 14 miliardi di dollari come multa per scorrettezze nella vendita di titoli cartolarizzati.

Un portavoce della banca ha replicato ieri che Deutsche Bank non avrebbe bisogno di aiuti di Stato né li avrebbe richiesti, e neppure ha chiesto al Governo di intervenire presso il Governo americano. Il capitale è superiore ai requisiti di vigilanza, ha precisato il portavoce, e il terzo trimestre si sta chiudendo in modo positivo. Dal canto suo, il portavoce della signora Merkel, Steffen Seibert, ha definito il contenuto dell'articolo «speculazione».

Le dichiarazioni hanno tuttavia calmato i mercati solo parzialmente, in quanto c’è la diffusa opinione che i problemi dell’istituto di Francoforte abbiano radici profonde e che questo possa alla fine aver bisogno di un aumento di capitale. Le azioni hanno perso oltre il 50% da inizio 2016. Anche i titoli di debito subordinato, At1, o «cocos», che erano già stati investiti da un’ondata di vendite all’inizio dell’anno, hanno subito ieri un ribasso del 2 percento. Si tratta dei titoli sui quali per primi la banca sospenderebbe i pagamenti. Diversi hedge fund hanno posizione «corte» sulle azioni Deutsche Bank: scommettono insomma che il titolo sia destinato a scendere ancora, anche se tali posizioni si sono ridotte negli ultimi mesi.

I mercati continuano a essere destabilizzati dall’annuncio del dipartimento di Giustizia Usa. Deutsche Bank ha già risposto che non intende pagare una cifra neppure vicina alla richiesta avanzata dalle autorità americane e ha ricordato che nella maggior parte dei casi l’importo finale è stato molto più basso della richiesta originaria. Tuttavia, alla fine del giugno scorso, la banca aveva accantonato 5,5 miliardi di euro per far fronte ai diversi contenziosi legali cui deve far fronte e Cryan ha ribadito che intende chiuderli quanto prima. Oltre alla vicenda delle cartolarizzazioni americane, Deutsche Bank però resta coinvolta in altre inchieste, fra cui una in Russia e un’altra legata al trading di metalli preziosi. Dopo l'annuncio del Governo americano, molti analisti ritengono che le riserve accantonate possano non bastare, anche nel caso di una riduzione delle multa del Governo Usa e che la banca possa aver bisogno di ricorrere al mercato con un aumento di capitale.

La possibilità di un intervento pubblico a favore di Deutsche Bank è emersa a più riprese negli ultimi mesi. Dopo le turbolenze di inizio anno, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, era intervenuto verbalmente dichiarando che la banca è forte e in questo modo calmando le acque. Nelle scorse settimane, era circolata la voce, poi smentita, di colloqui per una fusione fra Deutsche Bank Commerzbank, di cui il Governo controlla tuttora il 15%. Una fusione avrebbe significato un ingresso indiretto di capitali pubblici in Deutsche Bank. Ieri, ogni ipotesi di aiuti di Stato è stata nuovamente smentita. Una voce dissenziente è stata espressa tuttavia dal responsabile degli investimenti di Allianz Global Investors, Andrea Utermann. «Non credo affatto – ha detto Utermann a Bloomberg Tv – alle dichiarazioni secondo cui un intervento pubblico è escluso. Deutsche Bank è troppo importante per l’economia tedesca».

Sul fronte Commerz, è trapelato ieri che il nuovo amministratore delegato, Martin Zielke, subentrato nel maggio scorso a Martin Blessing, che l’ha pilotata durante la crisi, ha deciso di invertire la politica del suo predecessore, sospendendo nuovamente il dividendo. Inoltre, si appresta ad annunciare il taglio di 9mila posti, una cifra superiore a quella trapelata nei giorni scorsi. La ristrutturazione, che verrebbe portata a termine nel 2020, dovrebbe costare alla banca un miliardo di euro. Anche il titolo Commerzbank ha perso un terzo circa del suo valore dall’inizio dell'anno.

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