Referendum costituzionale: l'aspra battaglia di Renzi e del PD per migliorare


Alle sei di una domenica sera, Ettore Rosato si rivolge a un pubblico di meno di 100 persone a Seregno, una pittoresca città di pendolari a nord di Milano. E' qui per convincerli a sostenere la riforma costituzionale del governo in un referendum che si terrà il 4 dicembre. Lo stesso giorno il signor Rosato, che guida il partito democratico di governo (PD) alla Camera dei Deputati, era in Svizzera per contattare porta a porta gli elettori italiani residenti all'estero; ed il giorno prima, in Sardegna. Non si fermerà zigzagando attraverso l'Italia fino a dicembre.

Che il suo partito sia costretto ad esporre un politico della statura del signor Rosato in un posto come Seregno (popolazione: 45.000 residenti) attesta il timore che si è diffuso nel PD dopo che sondaggio dopo sondaggio veniva confermato che la riforma sarebbe stata respinta dalla maggioranza degli italiani. Matteo Renzi, il primo ministro, ha detto che si dimetterà se perderà e questo ha trasformato il referendum in un voto personale di fiducia, in un momento in cui la sua popolarità è in calo per il rallentamento dell'economia. (Renzi ha poi ammesso di aver sbagliato a personalizzare il voto affermando che questo sarà solo un voto per una Italia più efficiente, ndr)

La scommessa è comprensibile. Renzi ed i suoi consiglieri sono convinti che i guai dell'Italia siano istituzionali, che con il sistema attuale le riforme strutturali saranno vanificate dagli interessi di parte, e che solo un governo con poteri più ampi potrà modernizzare il paese. Eppure per gli italiani questo evoca dubbi profondi. Un discorso simile fu utilizzato per giustificare la dittatura fascista negli anno '30. Dopo la seconda guerra mondiale gli autori della costituzione repubblicana in Italia frazionarono il potere in modo tale che non potesse essere usurpato facilmente da una singola persona o istituzione, dando ai due rami del Parlamento poteri uguali. Questo crea problemi, spiega il signor Rosato. I progetti di legge vanno avanti e indietro tra le due camere fino a che non sono approvati in forma identica. Una legge approvata di recente era stata presentata ben trent'anni fa... La riforma costituzionale ridurrebbe drasticamente i poteri del Senato, trasformandolo in un insieme di notabili regionali che per la maggior parte potrebbe suggerire, ma non imporre, le modifiche alla legislazione. Un altro fattore di inefficienza è che l'Italia ha ben quattro livelli di amministrazione. La riforma dovrebbe abolire le amministrazioni in capo alle provincie (terzo livello, sopra ai municipi) e rimuovere molte delle sovrapposizioni tra le autorità regionali (secondo livello) e centrali.

Per molti avversari, la riforma diventa tossica solo se combinata con la legge elettorale introdotta l'anno scorso (il cosidetto Italicum, ndr) che rendebbe i futuri governi praticamente indistruttibili per i cinque anni del loro mandato. Assegna loro una maggioranza garantita nella camera dei deputati. E dal momento che parte dei deputati della Camera saranno eletti su liste compilate dai loro leader di partito sarà improbabile che questi si ribellino contro il loro vertice politico, che diventerebbe primo ministro, in caso di vittoria.

Molti vedono questo come un mix di riforme potenzialmente pericoloso nella volatile politica europea di oggi. In un dibattito televisivo con il signor Renzi, Gustavo Zagrebelsky, un ex capo della Corte Suprema (Corte di Cassazione) che collabora come presidente onorario della campagna per il No, ha detto: "Non sto pensando a te ed al suo governo, ma a quello che potrebbe venire domani. Penso ai movimenti populisti". L'Italia dei populisti, il Movimento Cinque Stelle (M5S), incalza infatti il PD nei sondaggi. Molti "negazionisti" temono che il signor Renzi potrebbe vincere il referendum, ma perdere le prossime elezioni, inaugurando cinque anni di governo dal leader del M5S, il farneticante ex comico Beppe Grillo.

Silvio no al referendum. M5S è tuttavia contro la proposta (voterà NO), così come lo sono gli altri gruppi di opposizione in Italia e una minoranza PD dissidente. Le loro motivazioni sono miste. Berlusconi, il leader del partito (di opposizione) Forza Italia, che pure sostenne la riforma in un primo momento, ha cambiato idea dopo che Renzi lo ha sconfessato lo scorso anno durante i negoziati per l'elezione del Presidente della repubblica Sergio Mattarella, appoggia ora il Il referendum offrirebbe da un lato una possibilità di sbarazzarsi del sig. Renzi e dall'altro ostacolare un tentativo di riforma che minaccia di ridurre gli avversari all'irrilevanza. I notabili, i padroni delle tessere e delle clientele, i "capi bastone" italiani temono che l'abolizione dell'amministrazione di governo provinciale potrebbe derubarli di una fonte di clientelismo.

Le probabilità di vittoria al referendum del primo ministro potrebbero migliorare se potesse offrire qualche sorta di incentivo agli elettori. Ma la mancanza di crescita economica, e l'obbligo controverso ma tuttora vigente nella zona euro di mantenere il deficit di bilancio entro 3% del PIL, limita drasticamente le sue opzioni (in materia di politiche fiscali e industriali, ndr). Con una mossa azzardata ha di recente fatto rivivere un impegno caduto, avanzato da molti governi precedenti, che è quello di costruire un ponte che colleghi la Sicilia alla terraferma.

Molto può dipendere dal fatto che gli elettori esaminino il merito della riforma, piuttosto che i meriti del governo. "La grande arma nell'arsenale del governo è che le ragioni per un 'sì' sono più facili da spiegare di quelle per un 'no'", dice Antonio Noto di IPR Marketing, una società di sondaggi. Lui e altri sondaggisti osservano come il governo sia in ripresa anche con il supporto della destra, in particolare da parte dei sostenitori di Forza Italia (possibilità che il sig. Renzi infatti non ha sottovalutato: "Si vince con il voto della destra" ha affermato. Ma se l'economia sprofondasse di nuovo prima del 4 dicembre tutte le scommesse saranno vane...

*** versione in lingua originale ***

http://www.economist.com/news/europe/21708253-matteo-renzi-faces-tough-battle-fix-italian-governance-great-big-reform-package

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