Elezioni presidenziali americane: il voto dei mercati è gia nell’urna


I mercati azionari hanno iniziato ad affrontare la stagione dei risultati aziendali trimestrali, importanti per ricavare utili indicazioni in vista del periodo di fine anno dove la stagionalità è spesso un elemento di primaria importanza. Tuttavia, l’attenzione degli investitori è attualmente distratta da una variabile che avrà implicazioni ben più profonde e di più lunga portata: tra una settimana, gli Stati Uniti conosceranno il nome del nuovo Presidente, al termine di una delle campagne elettoriali maggiormente controverse e per certi versi più destabilizzanti dell’era moderna. I due candidati si sono profilati con posizioni molto distanti su argomenti chiave come il commercio internazionale, il futuro della globalizzazione, l’indirizzo della crescita economica, la spesa pubblica e l’annosa questione del ruolo dello Stato nella salute. Diventa quindi determinante per i mercati la qualità e l’attendibilità del pronostico sull’esito dell’elezione. La recente esperienza del Brexit suggerisce cautela nell’interpretazione dei vari sondaggi, ma i mercati azionari iniziano a far pendere la bilancia in favore di Hillary Clinton, che malgrado un tasso di approvazione modesto sembra comunque in grado di prevalere sul rivale Trump. Per intraprendere una linea politica ben profilata occorre tuttavia l’appoggio del Congresso, attualmente a maggioranza Repubblicana ed il GOP ha orientato la propria strategia, e l’allocazione delle donazioni elettorali, per cercare di mantenere questa posizione di preminenza. Uno scenario con un partito alla presidenza e l’altro con la maggioranza del Congresso non sarebbe ottimale in quanto, come l’attuale presidenza ha dimostrato, sarebbe esposto a tattiche di temporeggiamento su problematiche controverse. Per il mercato azionario, comunque, il voto è già nell’urna. Una persidenza democratica sarebbe in questo frangente una garanzia di continuità nelle principali politiche economiche nonché in quelle monetarie: si anticipava negli scorsi giorni la possibilità di eleggere Lael Brainard a Segretario del Tesoro, una tra le più accomodanti membri della Fed e fautrice di una politica di bassi tassi d’interesse, che il mercato azionario gradirebbe. Clinton ha posizioni più liberali in materia di trattati commerciali internazionali, ed è stata costretta ad integrare nel suo programma elettorale tutta una serie di punti promossi dal suo rivale Bernie Sanders, sul quale ha prevalso a fatica nelle primarie. Tra questi anche l’impegno a mantenere un controllo credibile su Wall Street ma senza soffocare gli sforzi del mondo finanziario per riemergere da un periodo prolungato di crisi. Sin dall’inizio della campagna elettorale, il mercato si è mosso in correlazione alle probabiltà di vittoria di Hillry Clinton. Gli unici frangenti dove questo parallelismo si è interrotto corrispondono all’avvicinamento al voto sul Brexit, con il relativo esito a sorpresa, ed in tempi recenti all’aumento delle probabilità di un rialzo dei tassi della Fed, un evento che i mercati sono chiamati periodicamente a fattorizzare per poi posticipare con sollievo, ma che questa volta sembra ormai maturo, considerato come la Fed potrà deliberare quando l’America avrà già un nuovo presidente.

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