IL SÌ RIFORMATORE DI EMMA BONINO


Emma Bonino, storica leader radicale e già commissaria europea, portavoce di numerose battaglie assieme a Marco Pannella, si schiera a favore del Sì al referendum costituzionale. Il Sì di Emma Bonino è un Sì nel merito, scevro da bagarre politiche di ogni genere.

“Mi sono espressa a favore del referendum costituzionale” dichiara, “nell’ambito di un impegno del governo a completare quel disegno riformatore delle istituzioni rendendo effettivamente possibile l’esercizio dell’iniziativa referendaria”. Emma Bonino, dunque, sottolinea la continuità di questa riforma costituzionale con una storia di impegno civico e battaglie sociali, qual è quella del Partito Radicale e dell’intera galassia associativa del movimento.

Avvicinare le istituzioni ai cittadini, dunque. Questo avvicinamento passa necessariamente attraverso l’abbassamento del quorum per i referendum abrogativi – nel caso in cui vengano raccolte 800 mila firme – e per l’introduzione di nuovi strumenti di partecipazione diretta, come il referendum propositivo ed il referendum d’indirizzo.

Durante l’interista Emma Bonino ha dichiarato che “c’è stata una profonda unità sulle iniziative che i radicali, innanzitutto Riccardo Magi, hanno condotto su questo tema da tempo – riferendosi al tema delle consultazioni referendarie, ndr – ” e che, durante il XV Congresso di Radicali Italiani, è stata avanzata la proposta di redigere un “Referendum act”, ossia di uno strumento attraverso il quale il percorso referendario possa essere veramente semplificato, permettendo ai cittadini di far sentire più facilmente la propria voce.

Appare evidente il file rouge che collega questa battaglia alla riforma costituzionale. Abbassamento del quorum ed introduzione di nuovi strumenti partecipativi, sino ad ora sconosciuti al nostro ordinamento costituzionale, fanno necessariamente il paio con la semplificazione del procedimento di promozione del referendum, a partire dalla raccolta firme.

La riforma costituzionale, secondo Emma Bonino, deve costituire il primo tassello di un mosaico molto più ampio, che renda più semplice “da parte di movimenti che non abbiano le risorse dei grandi partiti o sindacati” far sentire la propria voce. La riforma costituzionale deve essere considerata il presupposto per un’altra battaglia sociale, per i diritti di tutti e di ognuno. Abbiamo già avuto occasione di dire che questa riforma è la riforma di tutti gli italiani, delle 600 mila firme che hanno raccolto i volontari che si stanno mobilitando per l’appuntamento del 4 dicembre. Ma questa riforma è anche qualcosa di più, è il punto di partenza, il primo passo di un percorso di profondo rinnovamento del nostro Paese. Ma si sa, il primo passo è sempre il più difficile.









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