#68 - Donald Trump ends Clinton's dynasty

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Firenze: domenica 6 novembre 2016

Renzi ha speso molto tempo per criticare i suoi avversari, il Movimento 5 Stelle, i sostenitori del “No” e il centrodestra. Nessun attacco, però, ha eccitato il pubblico quanto quello alla minoranza del partito e in particolare all’ex segretario Pier Luigi Bersani (anche se Bersani non è mai stato nominato direttamente).

Quando Renzi si è riferito ai “teorici” della “ditta”, un termine usato spesso da Bersani per riferirsi al PD, quelli che secondo Renzi avevano decretato la fine dell'Ulivo ed ora vogliono la fine del PD, parte del pubblico si è alzata in piedi e ha gridato: “Fuori! Fuori!”.

Inquietante questo atteggiamento che ricorda un po' gli Ebrei di fronte a Ponzio Pilato: 'Crucifigatur!' (contro Gesù Cristo, ma a favore di Barabba) o il romano 'Ad Bestias!' (i cristiani condannati ad essere sbranati nell'arena) o ancora il medioevale "Al rogo!" per gli eretici, fino allo staliniano "Al muro!" per i compagni dissidenti... Bisogna anche dire che Bersani sta facendo del suo meglio per rendersi inviso, lui che alle elezioni del 2013 con la vittoria in tasca aveva sbagliato tutto nella campagna elettorale, dalle alleanze al programma scritto dalla CGIL. Lui che non aveva mai avuto il coraggio di dire a chi spetta creare ricchezza, come creare ricchezza e come poi distribuirla. Tuttavia le battaglie si vincono con le idee ed il comportamento, non con gli isterismi. Con Renzi, la sinistra si pone finalmente il problema di come creare ricchezza e come distribuirla più equamente. Valori che nell'Italia delle clientele fanno fatica ad affermarsi. Il consenso più esteso è stata sempre la sola chiave del successo politico.

Accordo tra minoranza del PD (i bersaniani hanno rifiutato) guidata da Gianni Cuperlo e la maggioranza renziana. L’accordo prevede l’impegno del PD a realizzare una serie di modifiche all’Italicum:

- un ritorno ai collegi uninominali (e questo va bene, probabilmente la corte costituzionale lo avrebbe imposto);

- una riduzione del premio di maggioranza (e va bene sarebbe inquietante avere per 5 anni un governo legittimato solo da meno del 30% degli elettori)

- l’eliminazione del ballottaggio con la possibilità di presentare coalizione di partiti (questo non va bene perché se da una parte si allarga la platea degli elettori dall'altra si aumenta la litigiosità tra partiti e vengono validati i partitini clientelari e locali).

L’accordo serve a eliminare il cosiddetto “combinato disposto“, cioè il rischio che riforma costituzionale e legge elettorale producano una super-maggioranza alla Camera che non rifletta la reale distribuzione del voto degli elettori.

Per vincere il referendum, Renzi doveva già da tempo eliminare il fronte interno. Finalmente ora diventa sempre più difficile credere che il "No" non sia dettato dalla "speranza" di abbattere il Premier ed in questo la minoranza di sinistra del PD (nella parte degli 'utili idioti') farebbe il gioco di tutta la destra. Ora occorre un accordo con i superstiti di Forza Italia (mai combattere su due fronti, come avevamo suggerito nell'ultimo numero di luglio) per vincere il 4 dicembre, visto che una certa sinistra non disdegna di allearsi con i fascisti per mandare a casa Renzi...

Ma sarebbe anche sciocco pensare di cambiare l'Italicum per sbarrare la strada a M5S. ripetendo lo stesso errore compiuto da Berlusconi e Lega con il Porcellum che consegnò al Paese una maggioranza ingovernabile e non rappresentativa. Gli elettori correttamente informati hanno sempre ragione.

- La Vallonia (regione di lingua francese del Belgio) dopo aver ottenuto alcune modifiche (allo strapotere delle multinazionali) ha acconsentito a firmare il trattato commerciale tra UE e Canada, il cosidetto CETA.

- Libia: perché è importante per l'Italia e L'Europa? Perché da li partono la navi dei disperati alla ricerca di lavoro e dignità in Europa. Molti europei non li vogliono e questo ha determinato uno spostamento a destra dell'elettorato (xenofobia: in specie tra le classi sociali più basse per censo e cultura). Se è vero che non si deve tollerare una guerra tra morti di fame, è anche vero che l'installazione in Libia di un governo che faccia rispettare lo stato di diritto limiterebbe questa emigrazione clandestina, permettendo all'Europa di concentrare gli aiuti ai Paesi di origine degli emigranti.


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