Con Donald Trump è il vero inizio del XXI secolo. Fine della globalizzazione


Gli storici sono soliti dire che il XIX secolo si sia effettivamente chiuso solo nel 1914, e che il ventesimo sia iniziato nel 1918. Per analogia, l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, arrivata solo 6 mesi dopo la BREXIT, dà l'impressione che il mondo sia entrato nel ventunesimo secolo solo quest'anno. Con entrambi i piedi. Che un populista, inteso in senso neutro (cioè senza connotazioni morali o comunque dispregiative) dopo una campagna elettorale dura ma corretta pervenga, dopo elezioni regolari e senza contestazione del risultato, alla guida della prima potenza del mondo, suggerisce che ormai tutto è divenuto possibile.

Ovviamente pensiamo al Fronte Nazionale in Francia, ma in tutti gli Stati cosiddetti sviluppati, i partiti tradizionali, e soprattutto quelli di sinistra, sono di fronte ad una sfida portata dall'attualità per cui non possono più accontentarsi di risposte automatiche.


Ciò che viene contestato ormai da anni nel mondo sviluppato, e con successo crescente nonostante le resistenze massicce sollevate sfruttando un'evidente superiorità di mezzi, sono più o meno quasi tutti gli schemi di pensiero e le teorie consolidate e divulgate in modo automatico ereditati dal XX secolo, specialmente quelli ereditati nella seconda metà del secolo, dopo il duplice trauma delle guerre mondiali.

Sul piano economico in primo luogo, è soprattutto l'idea che il protezionismo debba essere considerato in ottica 'tutto o niente' che non regge più di fronte ai colpi della realtà (globalizzaata). E che porti inevitabilmente alle guerre nazionalistiche e imperialistiche. E' sorprendente infatti osservare come questo argomento sia stato discusso per settimane e con successo proprio in un'America che è già ritenuta dai suoi principali concorrenti-partner economici come lo stato più protezionista di tutto il mondo sviluppato. Sicuramente Donald Trump metterà in discussione tutti i trattati di libero scambio siglati negli ultimi 60 anni per limitarne i contenuti (TTIP Europa-USA, e TPP USA-paesi del Pacifico). Gli Usa non sono più la grande superpotenza economica e tecnologica che imponeva la riduzione dei dazi per imporre i suoi prodotti: ora è la Cina la grande nazione manifatturiera.


Sul piano politico è la convinzione profondamente radicata - e ansiogena - che il populismo, dentro o fuori i partiti tradizionali, conduca direttamente alla fine della democrazia e al ritorno delle dittature del XX secolo. Questa opinione sarà vieppiù sottoposta alla verifica di realtà in questi anni a venire. La sua verosimiglianza sembra ben intaccata in un contesto istituzionale come gli Stati Uniti. Se Trump fa l'idiota, come ha promesso, non sarà semplicemente ricondotto alla ragionevolezza in questi quattro anni di mandato? Tra i cittadini che lo hanno eletto, vi sono certamente persone esasperate, ma non c'è anche una quota decisiva di persone stanche ma tutto sommato ragionevoli che hanno voluto cambiare per provare l'esperimento nuovo? E che saggiamente ritorneranno sulle loro scelte se queste non avranno sortito alcun effetto migliorativo? Miliardario o no, nessuno crede seriamente che Trump metterà fine alla democrazia americana.

Per quanto riguarda le questioni sociali, razzismo e xenofobia (l'argomento più sensibile), le divergenze non sono probabilmente al fondo dei problemi: è difficile credere che ritornino i 'pogrom' di euopea memoria. E' il modo di parlarne, il modo di ragionare, di esprimere giudizi morali senza il minimo dubbio (da parte di certe élite intellettuali), ereditato fino a diventare caricaturale dai disastri del XX secolo, che non è più sopportato dalla stragrande maggioranza degli occidentali.

La generazione del baby boom, nata nella seconda metà del XX secolo, ha fatto dell'antifascismo l'inizio e la fine di tutto. Un po 'come l'Europa del diciannovesimo secolo, ossessionata dal ritorno del bonapartismo (che Napoleone III non ha veramente incarnato...). Si è docuto attendere la fine del secolo perchè questa fobia scomparisse. Occorrerà probabilmente aspettare ancora un po' perché il termine "fascista" (in francese «facho») diventi (in francese) magari un semplice marchio di abbigliamento.


Non è neanche un paradosso minore di questa elezione, in un mondo dominato dalle reti digitali e sociali, il fatto che che il vincitore sia un settantenne. Sapevamo già che le tecnologie in generale hanno avuto effetti imprevedibili sulla società. Ma chi avrebbe detto, prima, dell'apparizione di Facebook, che questo miracolo della tecnica avrebbe aiutato l'affermazione del populismo più conservatore (inteso nel senso datogli nel XXsecolo)? E' cambiato tutto nel modo di fare politica ma siamo ancora ben lungi dall'aver chiaro quello che potrà diventare ancora nel corso di un'altra generazione. (Questa è un'altra grande lezione di modestia... ndr)






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