Pisapia: voterò SI' al referendum

Dopo il 4 dicembre c’è il 5. E io non credo che, in caso di vittoria del No al referendum, avremmo un anno di tregua nel quale sarà possibile lavorare per riorganizzare il paese, vedo invece un

Parlamento ancora più diviso, paralizzato e un periodo di instabilità politica che non farebbe bene al paese, alla sua credibilità a livello internazionale e che avrebbe riflessi negativi anche a livello economico e sociale”, mette nero su bianco l’ex sindaco di Milano. Pisapia vota sì, dunque. E apre così un fronte politico decisamente interessante, facendo aumentare i mal di pancia a quelli che invece lo vorrebbero tra i frontmen del nuovo movimento a sinistra del Pd ma non antagonista del Pd, ma che stanno facendo una campagna molto dura per il No. Tra questi, ad esempio, Onorio Rosati, consigliere regionale, ironia della sorte proprio ex segretario della Cgil di Milano, la gloriosa quanto autonoma da Roma Camera del Lavoro, che guarda caso proprio ieri scriveva, in un comunicato di Sinistra-Campo Aperto: “”Dopo il 4 dicembre viene il 5! Dopo il referendum ci sarà bisogno di un Pd e di una sinistra più uniti e forti. Ce lo chiedono domande, paure e speranze di milioni di persone in Italia. Ce lo chiedono i venti che soffiano sul mondo dopo la vittoria traumatica di Trump e di fronte al rischio di un collasso politico dell’Europa. L’ispirazione della nostra associazione rimane la costruzione di un nuovo centrosinistra di governo, largo e civico. Questa era e resta la condizione per vincere le prossime elezioni politiche come ha confermato l’ultimo voto amministrativo a cominciare da Milano e altre città.” E ancora: “A chi alza steccati nel campo democratico rispondiamo con la parola “ponte”. Perché la storia del Paese ha già pagato prezzi alti alle divisioni dei progressisti. Per noi da sempre il pluralismo nella società e nei partiti è una risorsa. Anche tra noi avremo molti che voteranno Sì e altri che sceglieranno il No. Così vive quel “Campo Aperto” che abbiamo voluto assumere nel nome. E ribadiamo che dentro il Partito Democratico a ciascuno vanno riconosciuti rispetto e agibilità democratica qualsiasi sia la volontà di voto. Riteniamo un errore avere drammatizzato e personalizzato il referendum e di questo le prime responsabilità sono del premier e di parte del governo”. Ecco, insomma, quasi un programma politico di “pax post referendum”. Non lo sfiora minimamente il dubbio di recitare con Speranza, SEL, Sinistra italiana , Civati e l'Anpi di Smuraglia la parte degli UTILI IDIOTI.

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