Sì ad un'Italia più credibile


Caro direttore:

nella notte terribile delle elezioni americane il più lapidario tra i commenti è venuto dall'agenzia di stampa cinese Xinhuc: "Donald Trump è quello che succede quando c'è la democrazia"...

La diagnosi complessiva dell'agenzia di stato cinese non è assolutamente condivisibile, ma coglie in modo sintetico e brutale i sintomi evidenti di crisi delle democrazie occidentali, la polarizzazione della discussione politica, l'insoddisfazione dei cittadini nei confronti dei meccanismi rappresentativi, una certa stanchezza nel valutare la qualità delle politiche pubbliche e parallelamente l'affermarsi della post-verità. Il problema oggi è che non solo l'agenzia di stato cinese manifesta dubbi sul buon funzionamento delle democrazie occidentali, ma lo stesso fanno i cittadini di questi stessi sistemi.

L'adagio di Winston Churchill: "la democrazia è la peggior forma di governo se si eccettuano tutte le altre", sembra non riscuotere più consenso.

Oggi la politica è in grandissima difficoltà ad affrontare dentro i confini degli stati-nazione le grandi questioni globali. Per questo sono pochissimi i paesi occidentali dove i partiti, i politici ed i parlamenti, non siano agli ultimi posti delle classifiche sul grado di fiducia.

I risultati di questo 2016 elettoralmente sorprendente con la vittoria di Brexit e di Donald Trump, le incertezze sulla situazione austriaca ed il prevalere della politica dell'egoismo nazionale e nazionalista nelle scelte svizzere ed ungheresi certificano che spesso le istituzioni esistenti non siano ritenute più una soluzione credibile agli occhi dei cittadini...




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