A proposito dei bilanci delle diocesi cattoliche italiane


Una storia interessante ma poco edificante. A proposito di una clamorosa gaffe/bugia di Galantino

Prima di parlare della gaffe di Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza Episcopale, bisogna fare una premessa . Dieci anni fa nel marzo 2007 “Noi Siamo Chiesa” organizzò a Milano (insieme ad altri) un convegno dal titolo “Povertà della Chiesa e nella Chiesa e gratuità del ministero” i cui contenuti sono poi stati raccolti nel volumetto “Sulla Chiesa povera” tuttora in distribuzione (editrice La Meridiana). Una questione, allora completamente dimenticata nella Chiesa .Vi si parlava della povertà nella Bibbia (Rosanna Virgili), nella storia della Chiesa (Luisito Bianchi), al Concilio (Roberto Fiorini) e nell’Italia concordataria di oggi (Vittorio Bellavite). Si concludeva che era necessaria una nuova opinione pubblica nella Chiesa che ponesse tre problemi, quello della pubblicità dei bilanci, della loro trasparenza e della partecipazione di tutti i credenti alla loro gestione. Erano queste le premesse perché si andasse nella direzione di una Chiesa povera (o, inizialmente, almeno sobria). Sulla base di molte informazioni concrete si constatava che la Chiesa in Italia (diocesi ed ordini religiosi) poteva essere mediamente considerata abbastanza “ricca” e che, quindi, si poneva il serio problema di avere informazioni per proporre interventi conseguenti.

Una ricerca dei bilanci presso le diocesi senza alcun esito

Durante l’incontro fu proposto di fare una ricerca su quanto veniva reso pubblico dalle tante curie ( scrivemmo a tutte le 226 diocesi italiane) sulle loro risorse (anche di quelle degli Istituti per il Sostentamento del clero) e, in particolare, sulla destinazione dei fondi per culto e la carità provenienti dall’ottopermille che esse ricevevano dalla CEI. A rendere pubbliche queste destinazioni le diocesi erano obbligate da una decisione dell’assemblea generale dei vescovi del novembre 1998 tenutasi a Collevalenza (essa faceva seguito a uno scandalo che aveva coinvolto il Card. Giordano a Napoli). 219 diocesi non risposero, quattro segnalarono i bollettini diocesani dove erano contenuti i dati dell’ottopermille , tre inviarono i dati. Niente sui bilanci della diocesi o dell’Istituto per il sostentamento. Una nostra ricerca online ci permise di constatare che proprio nulla veniva reso pubblico. Il problema non si poneva solo a livello periferico. Come Noi Siamo Chiesa ha scritto molte volte, i dati resi pubblici dalla CEI sulle destinazioni del miliardo annuo ricevuto dal sistema dell’ottopermille sono troppo aggregati perché si possa fare qualche seria valutazione. Le aggregazioni riguardano le voci previste dalla legge, sostentamento del clero, carità, culto e pastorale. Nei dati non vengono indicate le ripartizioni tra le diocesi e le destinazioni dei fondi che sono gestiti centralmente. Da poco c’è stato un oggettivo passo in avanti perché online è stata resa pubblica una mappa con gli interventi realizzati con i fondi distribuiti alla periferia. Tutti interventi, specifici, a pioggia, molto locali, ma si potrà almeno cercare di esprimere qualche opinione sui casi concreti. Manca sempre una indicazione dei criteri di scelta. Ogni diocesi è una repubblica indipendente in questo tipo di interventi mentre poi è molto dipendente per tutto dal vertice CEI (quindi non solo per i fondi ricevuti ma soprattutto per le linee generali dell’intervento pastorale e del rapporto con le istituzioni). Comunque i bilanci delle diocesi e degli Istituti sono sempre segreti di curia.

Una richiesta di “Noi Siamo Chiesa” ai vescovi

Tutto ciò premesso, dopo aver atteso per anni qualcosa di nuovo con papa Francesco che aveva iniziato a parlare di Chiesa dei poveri, dopo aver visto che la diocesi di Padova in ottobre aveva pubblicato il suo bilancio (un vero bilancio con Stato patrimoniale e Conto economico), ci è sembrato naturale chiedere ai vescovi di esigere che tutte le diocesi andassero nella stessa direzione. Abbiamo scritto una lettera a tutti i membri del Consiglio Episcopale Permanente che si riuniva, come di consueto, a fine gennaio. Non abbiamo ricevuto risposte, la cosa non ci meraviglia. More solito, purtroppo. Ma un redattore di Adista ha chiesto a Galantino nella conferenza stampa che tiene sempre alla fine di questo tipo di incontri (è stata il 26 gennaio) se avessero preso in considerazione la lettera di Noi Siamo Chiesa che, nel frattempo, avevamo reso pubblica. La risposta è quella che leggete di seguito nel pezzo che Adista ha scritto in proposito. Speriamo proprio che Galantino non cerchi ora di giustificare la sua clamorosa gaffe/bugia facendo riferimento agli interventi indicati nella mappa online del sito www.sovvenire.it, che si occupa di ottopermille. Avevamo chiesto non l’elenco degli interventi periferici dell’ottopermille ma il bilancio delle diocesi e degli Istituti per il Sostentamento (per questi ultimi anche la diocesi di Padova non ne parla, sono una cosa separata, speriamo che a Padova vadano avanti nella meritoria linea che hanno scelto e che crediamo dia fastidio a tutti gli altri vescovi). Non comprendiamo come Galantino abbia potuto dire, in modo infastidito, cose così facilmente constatabili essere diverse dal vero.


Galantino e Rosmini

A proposito di Galantino dobbiamo ricordare altro, per quanto ci dispiaccia perché sappiamo che è tra gli “amici” di papa Francesco. Nel febbraio del 2014 si tenne un incontro a Roma per il trentennale della firma del nuovo Concordato Craxi-Casaroli. Nel suo intervento Galantino partì dal ricordare le cinque piaghe del Rosmini per giustificare ed apprezzare il sistema in vigore particolarmente quello dell’ottopermille. Ci sembrava un arrampicarsi sugli specchi. Abbiamo riletto la quinta piaga del piede sinistro, quella che parla dei beni ecclesiastici, dove si dicono cose molto esplicite. Il Rosmini sosteneva che gli “antichi vescovi conferivano col loro popolo e col clero anche per ciò che riguardava i beni temporali” e che si doveva pubblicare “un annuale rendiconto…sicchè l’opinione dei fedeli di Dio potesse esprimere una sanzione di pubblica stima o di biasimo”. E nella sesta massima della quinta piaga scriveva che “le risorse siano gestite in modo trasparente e pubblico, ci siano criteri certi, siano amministrate con vigilanza, chi le amministra (preti e diaconi) abbia il suffragio della plebe cristiana secondo la tradizione apostolica (Atti 6,2): essere persone a lei note di piena sua confidenza”.


Bilanci diocesani in chiaro: finora è chiaro solo che non ci sono

(Luca Kocci 13/02/2017,Adista Notizie n° 7 del 18/02/2017)

«Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova», sosteneva Sherlock Holmes, l’investigatore di Arthur Conan Doyle. E sulla questione dei bilanci delle diocesi italiane – che secondo il segretario generale della Conferenza episcopale, mons. Nunzio Galantino, sarebbero tutti pubblici e presenti sui siti internet delle rispettive diocesi – abbiamo raggiunto quota tre indizi: ovvero tre diocesi (Torino, a cui si sono aggiunte anche Milano e Roma) hanno ammesso che i propri bilanci non sono pubblici, tantomeno online sui propri siti, smentendo quindi le affermazioni del segretario generale della Cei e confermando che in materia di trasparenza economico-finanziaria per la Chiesa italiana la strada è ancora lunga. Ricordiamo le tappe della vicenda e aggiungiamo le due nuove puntate.

Dopo che la diocesi di Padova, ad ottobre 2016, pubblica sul sito internet della Chiesa patavina e sul settimanale diocesano La Difesa del Popolo – organizzando anche una conferenza di presentazione – il bilancio della Diocesi comprendente stato patrimoniale e conto economico (v. Adista Notizie n. 40/16), il movimento Noi Siamo Chiesa scrive ai vescovi riuniti a Roma per il Consiglio episcopale permanente (23-25 gennaio 2017) chiedendo che «l’esempio della diocesi di Padova» sia «seguito dalle altre diocesi senza tergiversazioni», poiché «la pubblicità e la trasparenza, nella conoscenza e nella gestione delle risorse, sono la condizione sine qua non perché le parole “Chiesa povera e dei poveri” possano concretizzarsi ». Una tale decisione, secondo Noi Siamo Chiesa, «darebbe credibilità alla Chiesa verso l’esterno ma anche nei confronti del popolo cristiano molto sensibile su queste questioni, disposto a discutere e a dare e a fare la sua parte» (v. Adista Notizie n. 5/17).

Alla conferenza stampa di chiusura del Consiglio episcopale permanente, interpellato da Adista sulla proposta di Noi Siamo Chiesa, mons. Galantino afferma con sicurezza che «i bilanci delle diocesi sono già tutti pubblici, si trovano sui siti internet delle diocesi e sono pubblicati sui settimanali diocesani. Padova ha fatto quello che fanno anche le altre diocesi» (v. Adista Notizie n. 6/17). Ma questi bilanci, sui siti internet di dieci diocesi “campione” (Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo e Cagliari), non si trovano. E non si trovano perché non esistono. Come ci conferma l’ufficio amministrativo della Diocesi di Torino, unico – la scorsa settimana – a rispondere ad una nostra domanda sulla presenza del bilancio diocesano sul sito internet: «Come ha già potuto notare – ci scrivono dalla Curia torinese –, i bilanci non sono sul sito, né quello dell’Arcidiocesi né quello delle parrocchie. Resto a disposizione e porgo cordiali saluti».

«Un indizio è un indizio» e nulla di più, direbbe Sherlock Holmes. Ma nella giornata del 3 febbraio – mentre Adista era già in stampa – arriva una seconda risposta, da parte dell’Ufficio comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Milano: «Gentilissimo, i dati che lei chiede non sono disponibili. Grazie e buon lavoro». Due indizi, quindi una semplice coincidenza, se nel tardo pomeriggio dello stesso venerdì 3 febbraio non arrivasse una terza risposta, da parte dell’Ufficio stampa Vicariato di Roma, la diocesi del papa: «Effettivamente i dati da lei richiesti non sono presenti sul sito internet della diocesi di Roma», con l’invito, per saperne di più, a metterci in contatto con l’Ufficio problemi giuridici della Conferenza episcopale italiana. Tre indizi: ovvero una prova.



Vittorio Bellavite, coordinatore nazionale di Noi Siamo Chiesa

Roma, 22 febbraio 2017

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