Il kompagno Renzi tenta il rilancio...?

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Compagno. Nel recupero di questa antica parola della tradizione social-comunista e del pronome “noi” al posto dell’”io” del vecchio rottamatore sta tanta parte del senso politico del nuovo Renzi del Lingotto ’17.

La cura con cui ha ripreso il termine compagno, con tanto di etimologia latina che avrà fatto felice la sua professoressa del ginnasio, si spiega solo con la palese intenzione di collocare senza alcun dubbio a sinistra il PD, rispondendo ai tanti critici, scissionisti e non, che gli rimproverano di essere un occupante abusivo del Nazareno e di voler snaturare il partito trasformandolo in un partito personale di centro, il PdR, il partito di Renzi.

Il “noi” è stato plasticamente rappresentato sul palco di Torino dall’arrivo di Maurizio Martina alla fine del discorso di Renzi. Il“noi” non è solo un ticket, centro più sinistra, è soprattutto il desiderio di dare all’esterno l’immagine di un partito plurale, ma unito. Un partito che non ha perso la sinistra con l’uscita di D’Alema e Bersani, ma che conserva tutte le carte per rivolgersi al variegato mondo del centrosinistra .

A completare l’operazione c’è il ripescaggio di un’altra figura del vecchio mondo comunista: l’intellettuale organico. I venerandi Beppe Vacca e Biagio De Giovanni hanno svolto appieno il loro ruolo di togliattiana memoria.

Basterà tutto ciò per correggere l’immagine un po’ aliena del vecchio rottamatore e riaffiatarlo al “sentiment” della sinistra italiana? Certamente un Renzi “compagno” aiuterà nella fase delle primarie innanzitutto a convincere molti elettori ad andare a votare. Sentirsi parte di una comunità di sentimenti e di valori è la prima motivazione del militante/elettore. Ma per gli elettori delusi ci vorrà altro. E al Lingotto su un programma capace di dare un futuro all’Italia Renzi ha detto davvero poco.Non ha parlato di alleanze politiche legate necessariamente alla nuova legge elettorale proporzionale. Non ha quasi parlato di economia, men che meno di come fare a demolire la montagna di debito pubblico. Ha parlato poco di lavoro. E questo sarà un tema da affrontare al più presto magari con una apertura verso il movimento sindacale, parola ancora tabù nel lessico renziano. Del resto il solito elogio a Marchionne non lascia sperare grandi novità. Ha detto poco anche sull’Europa , accusata di essere succube dei tecnocrati, tema su cui è stato rimbeccato dalla splendida Emma Bonino. Nella replica finale ha osato un po’ di più sulla giustizia con qualche spunto garantista. Ma era dovuto col caso Consip aperto. Insomma per i programmi da presentare agli elettori dovremo attendere. Al momento Renzi è ben lontano dal riformismo alla Macron.In conclusione, Renzi è tornato in pista mostrando di avere conservato intatta la statura da grande combattente della politica italiana, ma al momento il suo storytelling è ancora a corto di idee affascinanti, di parole capaci di far sognare gli italiani. Delrio, con qualche eccesso di troppo, ha paragonato Renzi a Maradona, ma il campo di gioco del proporzionale favorisce oggi i mediani/mediatori alla Gentiloni, non un centravanti di sfondamento come il Matteo nazionale.



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