Olanda: l'onda di destra paneuropea resta minoritaria...


Cosa succede se l’Europa perde l’Olanda? La patria di Erasmo e di Spinoza, la terra della tolleranza e della libertà? Nel Rinascimento e nell’età barocca, gli ebrei e i perseguitati trovavano nelle Province unite, nella borghesia mercantile e nella casa degli Oranje un porto sicuro. Chi non poteva stampare i suoi libri o manifestare le sue idee in casa, metteva vela verso Rotterdam o partiva per Amsterdam. Eppure l’Olanda è stata anche il primo Paese europeo a conoscere l’intolleranza della modernità. A vivere le tragedie e i pericoli che il mondo globale porta con sé, insieme con le occasioni. Non era stato detto che ci si deve battere per consentire agli avversari di esprimere le proprie idee in pubblico, a maggior ragione se non le si condivide (Voltaire...)?

Questo forse aiuta a capire perché nei sondaggi il partito antisistema di Geert Wilders — che non è Fortuyn — è in testa o tallona i liberali del premier Mark Rutte (il voto di mercoledi ne è la conferma). Le sue idee sono discutibili. I suoi tweet spesso odiosi. La sua proposta di mettere al bando il Corano e chiudere le moschee contraddice l’essenza dell’anima olandese. Gli altri partiti sono divisi su tutto, tranne che su un punto: mai un’alleanza con lui. Eppure non va sottovalutata l’ascesa della destra antieuropea e antislamica appunto nel Paese più tollerante d’Europa. Non lo si capirebbe se non si considerasse che nel suo successo, accanto alla componente xenofoba, c’è anche un aspetto identitario che, essendo in Olanda, assume pure un carattere libertario, sia pure espresso con parole distorte: il diritto degli omosessuali di vivere la loro vita alla luce del sole; il diritto delle donne di uscire con chi vogliono e vestite come vogliono...

Wilders è isolato e non riuscirà a fare un governo. Questa è una buona notizia. Il 2017 che si annunciava come l’anno dei populismi, dopo le grandi vittorie di Brexit e di Trump, potrebbe rivelarsi l’anno della loro sconfitta, dall’Olanda alla Francia dove Macron si rafforza ogni giorno. E se dovessero essere confermati i sondaggi che danno in crescita i socialdemocratici di Schulz — ma è un esito tutto da dimostrare —, potrebbe uscire ridimensionata anche l’austerity della Merkel, che ha avuto nel governo dell’Aia l’alleato più intransigente. Eppure sarebbe sbagliato negare la rilevanza di un Gert Wilders. Se persino gli olandesi perdono lo spirito d’apertura e di convivenza, il resto d’Europa deve tenere gli occhi vigili e la mente sgombra dai pregiudizi ideologici, aperta alla libera discussione delle idee; anche a quelle che non ci piacciono.

Il dopo Lingotto 10/11/12 marzo. Convention dei sostenitori di Renzi per la corsa alla segreteria del PD.. Accanto ai discorsi di apertura e chiusura di Matteo Renzi, più riflessivo , ma generici si è aperta la discussione sulle future alleanze: "Pisapia è la sinistra a cui guardare - dice la vicesegretaria del PD, Deborah Serracchiani -, ma non pensi chi è uscito dal Pd di rientrare con quel listone. La soluzione non è girare le spalle, vigliaccamente andarsene e poi condizionare il partito da cui si è usciti, non ci faremo condizionare".

Il capogruppo del PD alla Camera, Ettore Rosato, a chi gli chiede se vi siano veti a future alleanze con chi ha lasciato il PD, come i parlamentari di Mdp risponde: "Nessun veto, non ci sono preclusioni. "Certo - aggiunge -, si può costruire un progetto politico con chi ha chiaro chi sono gli avversari: per noi sono i populisti e la destra, speriamo di trovare i vecchi compagni di strada sulla stessa lunghezza d'onda".

Lorenzo Guerini dice che è ancora presto per parlare di alleanze: "Le ragioni della scissione non sono state comprese dagli italiani. Ma ora è presto parlare delle alleanze" e aggiunge: "ora bisogna pensare a costruire un partito che sia punto di riferimento per i 13 milioni di italiani che hanno votato sì al referendum. Ora parliamo delle nostre proposte. Di alleanze ne parleremo quando ci sarà la legge elettorale".



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