M5S, Cassimatis: volevano gara finta


Marika Cassimatis, vicina ai fuoriusciti, batte di un soffio il candidato "ortodosso" Luca Pirondini.

Inutile negarlo: la vittoria (seppure di misura) di Marika Cassimatis alle comunarie pentastellate di Genova arriva come una sconfessione ai vertici del Movimento 5 Stelle e uno schiaffo politico alla consigliera regionale Alice Salvatore, fedelissima di Beppe Grillo sotto alla Lanterna, che si era spesa pubblicamente per il candidato cosiddetto “d’apparato” Luca Pirondini. La Cassimatis l’ha spuntata al ballottaggio per pochi consensi, 362 contro 338, al termine di una votazione che ha coinvolto 700 iscritti certificati. Al di là delle polemiche, a meno di tre mesi dal voto (le amministrative dovrebbero tenersi l’11 giugno) è lei il primo candidato sindaco di Genova.

CHI E’ MARIKA CASSIMATIS

Cinquantatre anni, due figli, insegnante di geografia all’Itc “C. Rosselli” di Genova-Sestri Ponente, in tasca due lauree (Scienze Politiche e Geografia) e un dottorato di ricerca in Scienze Geografiche, parla inglese, francese e greco moderno; Marika Cassimatis si è avvicinata nel 2012 ai 5 Stelle portando all’interno del gruppo genovese le sue battaglie ambientaliste e antifasciste (ha manifestato di recente contro l’evento di Forza Nuova in città), venendo candidata sia alle europee del 2014 sia alle regionali del 2015, quando non è stata eletta per un soffio. La sua anima movimentista e di base è apprezzata a sinistra, inoltre è sempre stata considerata vicina all’ex capogruppo comunale Paolo Putti e agli attivisti che lo hanno seguito fuori dal Movimento nell’avventura di Effetto Genova, una riedizione locale dell’iniziativa lanciata a Parma dal sindaco Federico Pizzarotti. Non che possa essere qualificata come una dissidente, ma di sicuro la Cassimatis non fa parte della schiera dei fedelissimi di Grillo e Davide Casaleggio. Nel suo programma politico spiccano tanti no: no alla Gronda, no alla Tav, no al cemento. Interpreta i malumori del Ponente genovese, legati soprattutto alla crisi della grande industria e al sovraccarico di traffico, e come sottolineato dalla stampa locale (il Secolo XIX e il dorso genovese di Repubblica) non può essere considerata una ortodossa grillina.

LUCA PIRONDINI, IL GRANDE SCONFITTO

Era il grande favorito, si è ritrovato ad essere il grande sconfitto. Questa volta il 40enne Luca Pirondini (tenore al Teatro Carlo Felice di Genova) ha steccato la nota, risultando sconfitto al ballottaggio contro Marika Cassimatis. Lui, dipinto da tutti come l’uomo di Alice Salvatore, quindi dello staff di Beppe Grillo, lui che come Massimo Bugani a Bologna era chiamato a incarnare il lealismo a 5 Stelle nei confronti dei vertici (e della Casaleggio Associati, fanno notare alcuni detrattori), alla fine s’è dovuto piegare davanti a una manciata di voti. Ventisei, tanti ne sono bastati all’avversaria movimentista per batterlo.

LE POLEMICHE IN CASA GRILLO

Già il contestato “Metodo Genova” per la selezione del candidato sindaco e della lista aveva destato polemiche tra i grillini genovesi. Ora ci si è messo pure il risultato delle urne interne che hanno premiato la candidata meno ortodossa, sconfessando la linea della Salvatore. Nel gruppo Facebook riservato ai soli iscritti Pirondini prima del voto era andato già duro contro la sfidante al ballottaggio: “Siamo chiamati a una scelta – aveva scritto -. Stare con chi crede fermamente nel M5S o con chi fino a qualche giorno fa faceva comunella con i voltagabbana che hanno usato il movimento per avere visibilità e creare altre liste”. Chiaro il riferimento alla vicinanza della Cassimatis al gruppo dei fuoriusciti di Putti. Quindi l’intervento di un attivista molto vicino a Grillo e in passato pure a Gianroberto Casaleggio come Fulvio Utique: “Mi dispiace Marika – ha scritto giustificando il suo voto per Pirondini – ma sono troppi i candidati consiglieri che hanno espresso solidarietà agli ex e che oggi ti hanno scelto come candidato sindaco pertanto non voterò per voi”. Parole queste che la fedelissima di Grillo Alice Salvatore ha rilanciato parlando di “situazioni davvero imbarazzanti”. A gettare acqua sul fuoco ci ha pensato questa mattina la stessa candidata sindaco Cassimatis: “Vorrei chiedere a tutti di deporre le armi e far girare il calumet della pace – ha scritto su Facebook -. Questo è il momento. Basta battibecchi su passato e trapassato, ragioniamo sul qui e ora e guardiamo avanti. Abbiamo un obiettivo comune e lavoriamo su quello, il resto verrà da sé. Genova ci aspetta”.


Che cos’ha fatto di male, professoressa? «Me lo chiedo anch’io. Mi reputo una militante ortodossa, credo profondamente nei valori del Movimento. Pensavo di avere la carte in regola ma così non è. Ultimamente mi devo essere persa qualche passaggio».

Suvvia, non è bello cospirare con il nemico interno... «Per carità. Mi accusano di avere avuto rapporti con Paolo Putti, il nostro ex candidato sindaco che di recente ha lasciato il Movimento».

Confessa? «Beh, certo. È stato il portavoce di M5S Genova fino al febbraio 2017. Era difficile non averci a che fare. Per me e per chiunque altro».

Ma lei è una sua quinta colonna? «Quando se ne è andato, non ha ceduto il posto di consigliere comunale a chi veniva dopo di lui. Una cosa che andava contro i miei principi. Ho contestato apertamente la sua scelta, anche su Facebook».

E di Pizzarotti che mi dice? «Mi dichiaro colpevole. L’ho incontrato, è vero. Nel 2014, a una convention organizzata dal comune di Parma su ambiente e innovazione. In rete c’è anche il video. Mi sembra che all’epoca fosse ancora dei nostri, quindi era tutto legale. Finito con l’interrogatorio?».

Allora perché l’hanno fatta fuori? «Proviamo a capirlo insieme. Se c’era un ostacolo o un pregiudizio c’era tempo per valutarli insieme. Sono o no la stessa persona che venne candidata alle Europee del 2014 e alle Regionali del 2015?».

Le credo, sulla fiducia. «Grazie. Se io sono quella di sempre, significa allora che sono cambiati i termini della competizione. Qualcuno ha introdotto il numero chiuso senza dirlo a nessuno. Infatti sono intervenuti solo a votazione conclusa».

Veniamo al dunque? «Mi sembra una opzione valutabile quella che io abbia partecipato a una gara che prevedeva un solo vincitore, scelto in precedenza dai vertici nazionali e regionali di M5S».

Un noto musicista cittadino? «Sulla notorietà ho qualche dubbio. Ma insomma, sì, Luca Pirondini. Per quello dico che la mia sorte poteva toccare a tutti, tranne che a lui».

Ha chiesto lumi ad Alice Salvatore, la plenipotenziaria ligure di M5S? «Lei è la sponsor principale, e unica, del mio sostituto. Anzi, meglio che gli faccia lei la domanda. Con noi semplici militanti non parla».

Ma che bell’ambientino. «La simpatia reciproca può anche non esserci. Quel che dovrebbe contare è il programma. Perché M5S non è proprietà privata. Così mi è stato insegnato».

Si sente tradita? «Con questa decisione hanno tradito M5S e i suoi principi, a cominciare da quello fondamentale della trasparenza. Per la prima volta hanno interrotto dall’alto un processo democratico. Non era mai successo prima. Uno spartiacque».

Colpa di chi? «Qualcuno ha sbagliato. Non so se Beppe Grillo si è fatto mal consigliare. Comunque, questo errore rimarrà. E avrà un effetto boomerang».

Finisce qui? «Con i 5 Stelle è finita, certo. Sono stata diffamata senza alcun riscontro. Ci vediamo in tribunale. Il mio attivismo continua. Vado avanti. Cercherò di dare voce a chi la sta perdendo, magari cominciando da queste amministrative».

M5S 2, la vendetta? «Non dica così, che mi viene da piangere»

Attualità...
Cerca per etichetta...
Seguici su...
  • Facebook Basic Black
  • Twitter Basic Black
Archivio