Perché Milano può essere la capitale europea della finanza (Francoforte e Parigi permettendo)


LE CHANCE DEL DOPO BREXIT


L’infrastruttura c’è e ora la città è più attrattiva per la forza lavoro manageriale

Al tavolo del Risiko europeo post Brexit, i convitati di pietra sono due. Il primo è il rischio sistemico. Il secondo è il collo di bottiglia. Quanto al primo, ci voleva l’Irlanda per dire che il re è nudo. Le autorità di vigilanza e le autorità di Governo hanno fatto trapelare che Dublino non intende accogliere i trading desk delle grandi banche multinazionali e importare rischio nel paese. Con una popolazione di appena 5 milioni e un Pil pari al 10% del Pil britannico, l’Irlanda fu colpita duramente durante la crisi del 2008. Il salvataggio del sistema bancario portato al collasso dal crash immobiliare costò ai contribuenti 68 miliardi di euro, il 40% del Pil. Il costo di gestire il salvataggio costrinse il Paese a ricorrere al bailout per 85 miliardi nel 2010. Le condizioni del piano congiunto Ue/Fmi inclusero delle misure di austerità estremamente impopolari. Benché la Ue abbia da allora introdotto le norme sul bail-in che scaricano il rischio su azionisti, obbligazionisti e correntisti, il rischio di shock interno rimane una preoccupazione. Dublino non intende importare balance sheet bancari, ciascuno pari al 30% del Pil irlandese. Quanto al secondo, quando Credit Suisse stabilì un trading desk in Irlanda per offrire servizi di prime brokerage, il processo autorizzativo per una filiale di 100 persone, di cui 40 trader, richiese 2 anni. Se tutte le istituzioni finanziarie facessero rotta verso un piccolo Paese europeo allo stesso tempo, si verificherebbe un collo di bottiglia nel processo di autorizzazione. Le medesime considerazioni valgono per Lussemburgo. Amsterdam dal canto suo, con l’introduzione del bonus cap sulle retribuzioni dei banchieri ha introdotto un disincentivo strutturale. Per questi motivi, Milano emerge sempre più come la piazza finanziaria europea più idonea a ritagliarsi un ruolo chiave nell’Eurozona. È molto evidente che, per le considerazioni di cui sopra, soltanto Francoforte e Milano posseggono l’infrastruttura necessaria a ospitare un centro finanziario regionale, lasciando a Londra il ruolo di centro finanziario globale. Milano ha scelto di puntare alle attività di post-trading. Le attività bancarie che richiedono l’impiego di balance sheet rappresentano un terzo delle attività bancarie consolidate. Se i quartier generali in uscita da Londra e i trading desk andassero a Francoforte, a Milano rimarrebbero i due terzi del business, le attività di middle office e il back office. Anche questa è realpolitik. Le misure di riforma implementate dal governo su input della commissione finanze hanno creato le condizioni per assorbire questi flussi. Poiché si tratta di attività economica, che a differenza del trasferimento di un’agenzia europea non ha un elemento fisico visibile, è opportuno ricapitolare lo stato dell’arte per misurare l’efficacia della strategia Brexit italiana. Nell’ultimo periodo, la finanza si è mossa attivamente. All’investimento di Lincoln International, che ha assorbito la boutique italiana Rondelli Advisers, ha risposto Houlihan Lokey, che ha acquisito le attività di investment banking di Banca Leonardo. A questi si è aggiunto lo specialista in debito Jefferies, che ha invece deciso di aprire una sede indipendente a Milano, avviando un’intensa attività di recruitment di professionisti. Si tratta di mosse significative, che vanno nella direzione di puntare sul mercato della media impresa. Il recente annuncio del presidente Consob Giuseppe Vegas, che sta valutando l’istituzione di un’agenzia per il rating delle Pmi, delineano finalmente l’emergere di una politica industriale chiara verso il mid cap, un segmento notoriamente chiave dell’economia italiana. Analoga attività investe il lato large cap. La multinazionale degli investimenti Vanguard, è in procinto di stabilire una filiale a Milano. La strategia di Vanguard è un’ottima proxy del riassetto del mercato europeo. Basata sui tre poli di Amsterdam, Zurigo e Milano, la investment company Americana segmenta la ricchezza europea in asset pensionistici (Olanda), asset assicurativi (Svizzera) e risparmio privato (Italia). Lo stock di ricchezza privata in Italia ammonta ora a 5.200 miliardi di euro, circa 2,5 volte il debito pubblico, a evidenza di un’economia ricca, benché da riequilibrare. Allo stesso tempo, il gruppo Allianz trasferirà un polo assicurativo europeo nella torre Isozaki in City Life. Deutsche Bank ha già consolidato l’intera forza lavoro italiana nel quartiere generale della Bicocca, mentre Credit Suisse ha invece ricollocato a Milano alcune funzioni di marketing e product development. Gli incentivi offerti ai professionisti con il decreto Pagano hanno reso Milano una destinazione estremamente attraente per la forza lavoro manageriale, assecondando l’onda lunga. La società di headhunter internazionale Olivier James aprirà una sede a Milano ad aprile, in previsione di un aumento della domanda di personale qualificato. Una uguale densità di investimenti si registra nel settore dell’high tech, beneficiando dell’ampia offerta di infrastruttura e proprietà immobiliari. Sky ha annunciato il consolidamento delle operazioni del Sud Europa nelle sede di Rogoredo. Microsoft ha messo a budget 30 milioni di investimento nella cattedrale della Fondazione Feltrinelli. Il business district di Porta Nuova accoglie Amazon, che ha in programma un’espansione di altre mille unità, Google e Samsung, che va occupare il Diamantino. Il tutto senza dimenticare Apple, che dopo il centro di eccellenza di Napoli, progetta un nuovo mega store in piazzetta Liberty, all’ombra del Duomo. La recente decisione dell’Ecmwf (European centre for medium-range weather forecasts) di trasferire il proprio centro di ricerca ed elaborazione dati a Bologna, è coerente con il quadro di sviluppo e dimostra la capacità attrattiva del Paese. Supercomputing e alta tecnologia sono attività ad alto valore aggiunto, che vengono in Italia per produrre know-how e fertilizzare il segmento industriale. All’intersezione di finanza e tecnologia, il settore del Fin Tech è già in crescita. Recentemente, UniCredit, assieme a un pool di banche estere (Hsbc, Kbc, Natixis, Rabobank, SocGen), ha investito nello sviluppo di una piattaforma di pagamento basata sulla tecnologia blockchain, per gestire le transazioni economiche tra imprese. Il fallimento della fusione tra il Lse e la Deutsche Boerse. Londra ha deciso di non rinunciare all’Mts, la piattaforma che gestisce sia il mercato all’ingrosso dei titoli di Stato italiani che il sistema per gli scambi all’ingrosso in titoli di Stato europei. L’infrastrutture di mercato italiana rimane in mani britanniche e costituisce oggi una piattaforma nell’Eurozona a dispetto della Brexit, rafforzando la posizione di Milano nel riassetto europeo. Infine il ruolo fondamentale della Regione Lombardia, che ha annunciato di voler attivare le proprie competenze in materia di distretti industriali per sostenere la crescita di Milano nei settori chiave di finanza, tecnologia, scienze biomedicali e infrastrutture, e fare di Milano un “polo dell’innovazione” che consente di essere in linea con la normative Ue. Non è un caso che il 27 marzo, Milano ospiterà il Gfci 21 proprio presso la sede della Regione. Il Global financial centres index misura la competitività dei centri finanziari internazionali. Portare l’evento a Milano segnala che la città è ora saldamente sulla mappa degli investitori internazionali. Da questo evento, emergerà con forza l’esigenza di attivare uno sforzo di marketing metropolitano per comunicare con chiarezza la capacità di Milano di servire l’Eurozona. Il ddl sulla legge speciale per Milano aggiunge un elemento di grande impatto per il marketing della città. Manca quindi solo un ultimo piccolo passo, per mettere Milano dove merita; molto in alto. Maurizio Bernardo è presidente della commissione Finanze della Camera dei Deputati Bepi Pezzulli è presidente di Select Milano

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