Essere o apparire... Vita o morte


L’uomo è l’unica specie vivente consapevole della propria mortalità, che non è tanto la paura del morire quanto la consapevolezza di esistere solo temporaneamente, ma questa paura ci rende capaci di porre delle domande sulla nostra esistenza, divenendo forza creativa.” Considerazioni queste sviluppate da Zygmunt Bauman, profondo pensatore polacco morto recentemente a novant’anni, che analizzando l’evolversi della nostra società ne ha seguito i passaggi da società solidale e compatta, a società liquida e polverizzata, all’attuale vacua ed effimera società narcisistica dell’apparire.

Nonostante il mio ottimismo e speranza nell’uomo, vivo con forte sofferenza questo periodo storico pieno di paure, insicurezze, tensioni etniche e identitarie, rottura della solidarietà, aumento delle diseguaglianze, derive d’impoverimento, conseguente alla sfiducia nella capacità umana di prevedere e controllare gli effetti delle proprie azioni. La società dei consumi considerando “benessere” il desiderare e possedere sempre più cose, ha frantumato il senso di solidarietà perché predilige la gratificazione istantanea, diventando così un modello economico che divide. Questo tipo di civiltà crea di fatto “esseri umani di scarto”, i più deboli che non tengono il passo con gli standard del mercato vengono abbandonati a se stessi, come afferma con passione Papa Francesco. Se Cartesio fosse vivo oggi non pronuncerebbe la famosa frase “Penso dunque sono”, ma potrebbe dire “faccio, mi vedono dunque sono”, dove l’apparire rappresenta l’esistere. Quanto narcisismo scopriamo dentro ed attorno a noi, il culto dell’eterna fanciullezza, del piacere di essere ammirati per il proprio per il proprio fare….., tutto questo crea inevitabilmente la paura dell’altro, visto come un avversario da superare, da vincere. Paura dell’altro che diventa generalizzata ribellandosi anche nei confronti della comunità. Ecco allora l’infanzia infelice, l’adolescenza ingestibile, i disturbi alimentari, i disagi psichiatrici, le dipendenze, la depressione, la noia esistenziale, l’incapacità di amore vero, insoddisfazione del vivere e vuotezza profonde. Narcisismo è espressione del vivere per se stessi, ma di se stessi alla fine si muore. Di fronte alla malattia inguaribile, nella decadenza del corpo, nella diseguaglianza e nell’ingiustizia, nella solitudine, nell’aridità di una vita vissuta senza responsabilità, il senso della propria sufficienza va in crisi, ci si scopre limitati e ci si ribella alla realtà che diventa inaccettabile e subentra la disperazione irrazionale. Questa non è la società umana è puro nichilismo. Non ci può essere società umana senza la solidarietà, la volontà di prendersi cura e di relazionarsi alle esperienze di vita debole che incontriamo con condivisione e com-passione.

Termino con alcune frasi tra le più significative raccolte dagli scritti di Bauman: “ Il bene e il male è scritto nel cuore dell’uomo, prima della sua liquefazione con la sua illusione culturale del possedere, ma cultura è innanzitutto esperienza e racconto. Chi è capace oggi di far diventare carne la parola? Noi non siamo morali perché siamo sociali, ma siamo sociali perché siamo morali. L’Altro mi chiama alla responsabilità, alla capacità morale di rispondere a chi ha bisogno di me.”

In questo momento storico siamo tutti chiamati a collaborare in modo responsabile a realizzare una nuova civiltà della vita, come ci invita a fare Papa Francesco

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