FMI: L' ITALIA NON AGGANCIA LA RIPRESA MONDIALE


L’Italia non aggancia la ripresa che si sta rafforzando nel resto dell’economia mondiale e la sua crescita resta al di sotto dei maggiori Paesi industriali, secondo le nuove previsioni del Fondo monetario. All’orizzonte globale si profila tuttavia il rischio del protezionismo, sul quale il direttore dell’Fmi, Christine Lagarde, ha già lanciato l’allarme e che è oggetto di polemiche con l’amministrazione Trump. La questione sarà nuovamente al centro di possibili controversie questa settimana alle riunioni del G-20 e dell’Fmi a Washington. Il capo economista del Fondo, Maurice Obstfeld, nel presentare le previsioni, ha sostenuto che il protezionismo e una «corsa al ribasso» nella regolamentazione della finanza (un altro timore riguardo alla nuova linea degli Stati Uniti) «sarebbero peggio per tutti». Le altre preoccupazioni vengono dall’Europa: Obstfeld ha osservato che gli spread in aumento, soprattutto sul debito francese, riflettono le tensioni politiche in vista delle elezioni di domenica, ma non possono tenere interamente conto del rischio di rottura dell’euro, un evento che definisce «cataclismico», ma «improbabile». «Alcuni politici – dice l’economista – hanno una piattaforma elettorale anti-euro, ma da qui alla rottura dell’euro, ci vogliono diversi passi. È importante non esagerare questi rischi». L’economia italiana crescerà dello 0,8% sia quest’anno sia il prossimo, secondo le stime del “World Economic Outlook”, pressoché invariate rispetto a quelle di gennaio. Le cifre dell’Fmi sono in entrambi i casi inferiori a quelle del Governo nel Documento di economia e finanza appena pubblicato, dell’1,1% nel 2017 e dell’1% nel 2018. La crescita italiana è «nettamente al di sotto del potenziale», sostengono gli economisti del Fondo, così come quelle di Francia, Portogallo, Spagna e Grecia. Per Carlo Cottarelli, direttore esecutivo per l’Italia all’Fmi (che ha peraltro annunciato che a ottobre lascerà il Fondo) la priorità italiana deve essere ridurre il debito pubblico «perché mantenerlo stabile ci lascia esposti a potenziali attacchi speculativi». L’area dell’euro crescerà nel suo complesso dell’1,7% quest’anno e dell’1,6% il prossimo. La disoccupazione in Italia scenderà dall’11,7% del 2016 all’11,4% nel 2017 e all’11% nel 2018, ma resterà la più alta nell’Eurozona, con l’eccezione di Spagna e Grecia. Il deficit pubblico italiano, secondo l’Fmi, che non tiene ancora conto del Def e della “manovrina”, sarà del 2,4% nel 2017 e dell’1,4% nel 2018. L’economia mondiale, grazie a miglioramenti del settore manifatturiero e del commercio internazionale, raggiungerà un’espansione del 3,5% nel 2017 e del 3,6% nel 2018 (dopo il 3,1% nel 2016). I mercati finanziari sono ottimisti, rileva l’Fmi, nell’aspettativa di un continuo supporto da parte della politica economica in Cina e di una politica fiscale espansiva e di deregolamentazione negli Usa. Se la fiducia di consumatori e imprese e l’atteggiamento dei mercati resteranno forti, secondo il documento, nel breve periodo la crescita potrebbe sorprendere positivamente. Nei Paesi in cui la crescita è insufficiente, la politica monetaria deve rimanere accomodante (un riferimento alla Banca centrale europea), ma non può fare da sola, secondo il Fondo monetario, che, fra le altre misure di rilancio, sottolinea ancora una volta la necessità di ripulire i bilanci bancari, affrontando il problema dei crediti deteriorati (Npl), un problema particolarmente acuto in Italia, e rafforzando l’efficienza delle banche. «Una priorità cruciale per spingere la crescita e limitare i rischi al ribasso nell’area euro – dice l’Fmi – è di accelerare la riparazione dei bilanci delle banche e la soluzione del problema degli Npl, attraverso una combinazione di maggior incoraggiamento da parte della vigilanza, riforma delle leggi fallimentari e sviluppo di mercati per i debiti in sofferenza». Il completamento dell’unione bancaria, compresa l’introduzione di uno schema comune di assicurazione dei depositi con un efficace sostegno fiscale, è anch’esso cruciale. Queste azioni «faciliterebbero la trasmissione dello stimolo della politica monetaria all’economia reale e promuoverebbero il risanamento del settore bancario». Nel medio periodo, il Fondo monetario ritiene che i rischi per l’economia mondiale restino al ribasso, a causa della bassa crescita della produttività e della forte disuguaglianza dei redditi, che richiedono interventi strutturali. Ma l’Fmi è preoccupato anche, come ha dichiarato recentemente il suo direttore Christine Lagarde, del fatto che politiche protezionistiche possano minacciare l’integrazione economica globale e la cooperazione dell’ordine economico, che hanno portato effetti positivi all’economia mondiale. Il riferimento trasparente è alla minaccia di scelte protezioniste del nuovo Governo Usa. Il segretario al Commercio americano Wilbur Ross ha definito «sciocchezze» gli ammonimenti della signora Lagarde...

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