Editoriale #83


FALLIMENTO DEL G7 DI TAORMINA. Accordo di Parigi sul clima: rinviato. NATO: tutti devono aumentare le spese per la difesa al 2% del PIL.

Angela Merkel ha definito il dibattito sul clima avvenuto al G7 "una partita da sei contro uno" sei capi di stato virtuosi e disposti all'attuazione dell'accordo di Parigi contro il "free rider" Donald Trump. Qual è il problema? Gli Stati Uniti hanno ratificato l'accordo di Parigi sul clima durante l'estate 2016, per la sua entrata in vigore nel novembre dello stesso anno. Qualche giorno dopo, gli americani hanno eletto il candidato repubblicano che aveva promesso di uscire dall'accordo. Il presidente Trump ha in realtà tre opzioni: può rispettare il contratto, oppure rivedere l'obiettivo di riduzione delle emissioni depositato presso le Nazioni Unite; o in definitiva denunciare l'accordo di Parigi. A Taormina i sei del gruppo hanno cercato di convincere Donald Trump ad appoggiare l'opzione 1. In nome della cooperazione internazionale sul rischio climatico. Ma é davvero l'opzione giusta? Eletto a maggioranza ampia nei grandi Stati americani fornitori di combustibili fossili come il Wyoming o il Nord Dakota, il nuovo presidente ha confermato fin da subito le sue promesse elettorali. Paris agreement o no, la sua priorità ora è la promozioni delle fonti fossili nazionali.

A nome della "America First", l'amministrazione repubblicana vuole smantellare il piano Clean Power del presidente Obama e le restrizioni federali sullo sfruttamento dei giacimenti di combustibili fossili o le loro pipeline. Le barricate a questa trasformazione non verranno dall'esterno, ma dall'interno. I primi grandi Stati costieri sono pronti a fare resistenza. Successivamente verranno le regole economiche di base: il mercato interno non può assorbire sia gas, petrolio e carbone domestico. Il successo della strategia di Trump comporta un aumento delle esportazioni. Esistono mercati liberalizzati per il gas degli Stati Uniti, molto competitivo, e potenzialmente per il carbone se i progetti di infrastrutture di trasporto (ferrovie e terminal portuali) alla costa del Pacifico sono portate avanti nonostante la forte opposizione locale che suscitano. E che dire della Russia di Putin (non invitato al G7) da sempre scettico sull'accordo del clima di Parigi e delle altri grandi potenze emergenti Cina, India, Messico, disposte a sacrificare la protezione del clima in cambio di uno sviluppo industriale meno costoso...?

MIGRANTI: meglio se state a casa vostra. I documenti redatti in aprile 2016 da Matteo Renzi, allora Presidente del Consiglio, come parte del suo "Migration Compact" presentato alla Commissione europea con riferimenti ai diritti dei rifugiati, le motivazioni di questa emergenza immigrazione senza fine, i contributi positivi dei migranti. si è basava su due principi: la responsabilità dei paesi del G7 e il partenariato tra paesi di accoglienza e paesi di origine e di transito condivisa. A Tre aree specifiche dovrebbe essere data particolare attenzione, vale a dire gli investimenti da realizzare nei paesi di origine e di transito, proteggendo i più vulnerabili (donne e bambini) e la valorizzazione dell'aspetto positivo della mobilità umana e l'integrazione dei migranti. Su questo ultimo punto, si trattava di garantire il loro accesso alle cure sanitarie, l'istruzione e il mercato del lavoro in condizioni dignitose. Era questo, in origine, il documento che la presidenza italiana del G7 aveva preparato per il vertice di Taormina. Ma qui la bozza 'made in Italy' naufraga, inabissata dalla presidenza Usa. Trump a Taormina impone la linea americana: immigrazione uguale sicurezza. Stop. Le cinque pagine italiane si sono asciugate fino alla stringata dichiarazione diffusa oggi. Questa: "Pur sostenendo i diritti umani dei migranti e rifugiati, riaffermiamo i diritti sovrani degli Stati di controllare i loro confini e fissare chiari limiti ai livelli netti di immigrazione, come elementi chiave della loro sicurezza nazionale e del loro benessere economico". L'Italia riesce a spuntare un accenno ad una "partnership" tutta da "stabilire" per "aiutare i paesi a creare nei loro confini le condizioni che risolvano le cause della migrazione". Stop.

Nuova legge elettorale alla Tedesca: avanti a tutta birra con sbarramento al 5%.

Anche se le “sterpaglie e i cespugli” (leggi Alfano, MDP di Bersani&D'Alema, SI, Fratelli d'Italia, Lista Di Pietro, Liste civiche) della politica nostrana, quelli del "tirare a campare" in luogo del “tirare le cuoia”, come diceva l’allora senatore Andreotti, sono tutti in rivolta. Tutti a minacciare fuoco e fiamme: quando si tratta di salvare le poltrone e le terga di tanti parlamentari la protesta è unanime, lamentando che con la eventuale “novità alla tedesca”, scomparirebbe la rappresentanza in Parlamento di milioni di persone. Ma si paventa anche che dalle elezioni si potrà ottenere solo un governo di grande coalizione PD-Forza Italia oppure M5S-Lega (hanno un elettorato affine e sono ben posizionati in zone geografiche diverse. Abbiamo mille parlamentari acquattati in Parlamento sembrano in letargo, in attesa del 15 settembre p.v. (o forse un po' prima) quando scatterà il diritto alla pensione: tutti tengono famiglia ed è giusto così!

Se in 70 anni di Repubblica parlamentare siamo riusciti a partorire 65 governi battendo il record mondiale assoluto di “ingovernabilità” ci sarà un motivo!

Vi ricordate Mastella, a capo dell’UDEUR – Unione Democratici per l’Europa. Grande Mastella, lui era un futurista in quanto già venti anni fa pensava all’Europa. All’epoca del governo Prodi, dopo aver fatto il salto della quaglia, come ahimè fanno di solito tanti nostri parlamentari in servizio permanente effettivo, passando da destra a sinistra con assoluta scioltezza, ogni sera lo vedevo al telegiornale delle ore venti: “Se Prodi non fa questo o quell’altro, domani va a casa”. Ma anche il rifondador Bertinotti cantava lo stesso ritornello. Pace all'anima loro. Clientelismo puzzolente spacciato per purismo ideologico. Vogliamo augurarci di uscire dallo stagno magari tenendoci anche solo la puzza per un po’ di tempo...?

Allora tifiamo per il 5%, al netto della rivolta di tutte le sterpaglie e cespugli vari che si ostinano a ritenere che con loro in campo la politica è più bella, più interessante. E se Alfano dovesse far cadere il governo se ne assumerà le conseguenze.

Vi abbiamo già visto all’opera, non avete mai combinato niente e quindi è ora di cambiare, di voltare pagina.

E’ boom per i contratti a tempo determinato stipulati attraverso le agenzie di lavoro interinale. Nel giro di quattro anni – secondo quanto riporta la Stampa, citando stime dell’Osservatorio sul precariato dell’INPS – i contratti a tempo determinato e stipulati da agenzie interinale interinali con il posto fisso sono quadruplicati: 16.341 a gennaio 2015, balzati poi a 39.186 nel 2016, con 22.845 nuove assunzioni in appena dodici mesi.

Laburisti in forte recupero. L’attenzione dell’opinione pubblica e dei media si è spostata dalla Brexit a temi percepiti dai cittadini come altrettanto se non più importanti delle trattative con Bruxelles sull’addio di Londra dall’Unione Europea. Nel manifesto politico dei Tories sono presenti misure “profondamente impopolari in settori come istruzione e assistenza sociale”, mentre l’agenda del partito laburista è riuscita – pare – nell’intento di attirare i voti della parte di centro sinistra dell’elettorato liberal democratico.

Il sondaggio pubblicato sul quotidiano mostra come i conservatori, anziché rafforzare la loro presa in Parlamento, vedrebbero ridotti di 20 posti i seggi alle due Camere (dei Comuni e dei Lord), il che non garantirebbe al governo di Theresa May la maggioranza e quindi la piena governabilità.

Solo tra dieci anni il PIL italiano ritornerà al livello pre-crisi 2008. La crescita italiana continua a muoversi sotto i livelli pre-crisi. “Agli attuali ritmi di crescita il PIL tornerebbe sui livelli del 2007 nella prima metà del prossimo decennio” ha detto il governatore di BankItalia, Ignazio Visco, nelle sue considerazioni finali.

Per il governatore i fattori frenanti sono rappresentati “dalle rigidità del contesto in cui operano le imprese, dalle debole dinamica della produttività, dall’insufficiente tasso di occupazione”.

Freddo incontro tra Macron e Putin all'indomani del G7 a cui non era stato invitato. era la prima volta. Vari argomenti erano all'ordine del giorno, la situazione in Siria, Il pieno rispetto dell'accordo di Minsk, (per la non interferenza russa in Ucraina), la fine dell'embargo commerciale. Il commento del ministro degli esteri Lavrov: "I francesi sono condizionati dai media".



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