Monte dei Paschi di Siena: diktat di Bruxelles


Ecco tutti i «diktat» di Bruxelles, dai costi agli stipendi. L’accordo di principio comunicato ieri dalla commissione UE apre la strada verso l’attuazione pratica della prima «ricapitalizzazione precauzionale» nell’Europa del bail in. Una strada, vitale per MPS e per il sistema bancario in generale, che si annuncia però tutt’altro che semplice. Insieme all’apertura sulla ricapitalizzazione pubblica, spiega la DGCompetition della commissione europea, Mps dovrà «assumere una serie di misure per aumentare in modo sostanziale la propria efficienza», oltreche a «mettere sul mercato l’intero portafoglio di npl (non-performing-loans ovvero i cosiddetti crediti deteriorati) riducendo i rischi sul proprio bilancio».

Il piano di ristrutturazione concordato con Bruxelles che sarà presentato nelle prossime settimane dovrebbe abbattere il rapporto tra costi e ricavi dal 61% di fine 2016 al 40-42% del 2021, data di fine piano. Un’operazione poderosa di taglio delle spese, che coinvolgerà anche le retribuzioni dei vertici: per rispettare le gabbie europee che impongono ai manager di partecipare in prima persona al taglio dei costi nelle banche salvate dai soldi dei contribuenti, la loro remunerazione non potrà superare il tetto pari a dieci volte lo stipendio medio dei dipendenti. La “busta paga” del CEO Marco Morelli, di conseguenza, non andrà oltre i 460mila euro lordi (con il blocco di bonus e incentivi), con un taglio di quasi un milione rispetto agli 1,4 milioni comunicati alla Consob a metà settembre, quando Morelli ha preso le redini della banca. Lo stesso amministratore delegato, in audizione al Senato il 18 gennaio scorso, aveva assicurato l’intenzione di «onorare l’impegno» anche con lo stipendio tagliato. Il diktat UE non è da poco, e se da una parte è ragionevole per un’azienda che è destinata a rimanere in piedi grazie ai soldi dello Stato, è anche vero che stipendi calmierati per tutte le linee rischiano di far disperdere risorse preziose per il rilancio della banca. Peraltro nel piano che dovrà accompagnare la ricapitalizzazione da 8,8 miliardi (per tre quarti a carico dello Stato) si incontrano numeri assai più pesanti. Accanto alla riduzione di organici e sportelli su cui il negoziato con le autorità UE è stato serrato (l’ipotesi, non confermata, è di 5mila tagli) i passaggi cruciali sono due. Il primo è costituito dall’indicazione formale della nuova soglia SREP (acronimo di «Supervisory review and evaluation process», processo di valutazione e revisione della supervisione) da parte della BCE, che dovrà essere rispettata per il prossimo anno. Nelle interlocuzioni di questi mesi la banca ha fatto le proiezioni su alcune premesse condivise con l’Authority (l’input per il vecchio piano era il rispetto di un CET1 del 12%), ma ora serve il fixing della soglia parte di Francoforte per ragionare a bocce ferme. L’altro elemento essenziale è la firma dell’accordo di cartolarizzazione con Atlante, in vista della dismissione di circa 26 miliardi di crediti deteriorati. Bruxelles ieri l’ha ribadito: l’ok al piano è subordinato all’effettiva cessione ai privati del fardello di Npl. Dunque, solo a valle della firma vincolante con il veicolo salva-banche e con gli altri investitori coinvolti (ovvero Fortress e Credito Fondiario, che potrebbe coinvolgere il socio Elliott come ulteriore investitore), si potrà ragionare sul pacchetto di tagli effettivi da mettere a terra. Con Atlante e gli altri fondi le trattative sono in dirittura d’arrivo, tanto che la prossima settimana potrebbe arrivare la firma definitiva. L’ipotesi di massima è che, alla fine, i crediti possano essere ceduti a un veicolo ad hoc a un valore vicino al 20%. A quel punto, definiti i cuscinetti di capitale a disposizione, la banca potrà definire meglio la struttura dei tagli. Che comprenderà inevitabilmente gli esuberi. Proprio sul tema nelle prossime settimane i sindacati incontreranno i vertici della banca per conoscere le intenzioni dei vertici. «Spero che questo piano, nella sua completezza, sia portato a conoscenza di tutti quanto prima», ha detto ieri il segretario UILCA Massimo Masi, che ha auspicato un confronto «serrato con l’azienda, per «ponderare insieme come gestire le ricadute sul personale». Oltre a rimettere in equilibrio la banca, il piano serve a riportare Rocca Salimbeni sul mercato entro cinque anni (ma il ministro Padoan ieri ha rilanciato l’obiettivo di un’uscita “anticipata” del Mef) senza far perdere soldi alle finanze pubbliche. Sul punto non emergono cifre ufficiali, ma a quanto risulta a Radiocor il parametro di riferimento per la DGComp ruoterebbe intorno all’8% di ritorno sul capitale. Nell’arco di piano, come prevede il paragrafo 47 della comunicazione Ue del 2013 sul settore bancario, il Monte non potrà acquisire partecipazioni di imprese (con l’eccezione di quelle mini, inferiori allo 0,01% dell’ultimo stato patrimoniale, o di quelle legate alle operazioni sugli Npl, che vanno autorizzate dall’Antitrust europeo) né riconoscere dividendi o cedole su strumenti di capitale ibridi.


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