Università, fuga all’estero: Londra la più gettonata


ROMA Test d’ammissione alla facoltà scelta, inizio delle lezioni, esami. Finite le vacanze estive, il capitolo “studi” torna sotto i riflettori, a partire dalla scelta di corso e università. E sono in molti a preparare le valigie. Anzi, sempre di più. Cresce, infatti, il numero degli italiani che decidono di studiare all’estero, che sia per un periodo più o meno breve, partecipando a progetti europei, o per l’intero percorso accademico. Il perché è presto detto....


E’ ancora una volta l’Istat a fotografare la società italiana attraverso la raccolta, l’elaborazione e la diffusione di dati. Secondo l’Istituto nazionale di statistica infatti il nostro Paese vive una nuova era migratoria di italiani all’estero e attrae anche meno immigrati. Il rapporto diffuso oggi dall’Istat informa che nell’anno 2013 gli arrivi migratori dall’estero sono stati 307mila, -12,3%, cioè 43mila in meno rispetto all’anno precedente. E che gli italiani di rientro dalla loro avventura all’estero sono stati 28mila, mille in meno rispetto al 2012. Ma ciò che preoccupa gli analisti sono i dati riguardanti la migrazione degli italiani verso l’estero, che mostrano un forte incremento rispetto all’anno precedente: +20,7%, cioè 82MILA PERSONE IN FUGA DALL’ITALIA, MAI COSÌ TANTI MIGRANTI ITALIANI NELL’ULTIMO DECENNIO, tra loro in maggioranza persone con un’età tra i 20 e i 45 anni. Da tener presente che secondo un rapporto sulle diseguaglianze, diffuso dall’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, “il 10% della popolazione povera italiana riceve appena il 2,4% del totale del reddito nazionale, un decimo di quanto guadagna invece il 10% più ricco”. Sottolinea anche l’OCSE che la diseguaglianza reddituale è negativa per la coesione sociale e la qualità della vita, e invita inoltre “i governi a impegnarsi in politiche di redistribuzione della ricchezza, soprattutto per evitare la marginalizzazione delle fasce più deboli”. Doveva dircelo l’OCSE? In ogni caso ora i cittadini italiani dovranno pretenderlo dal proprio Governo, perché finalmente lo chiede l’Europa.

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